27 October 2011



Circolo Didattico "Italo Falcomatà" - Reggio Calabria
 


Produzione e raccolta
a cura degli alunni
della classe V C

RICORDO

  
Anno scolastico 2010-2011 - Ins. coordinatrice L. Emo
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CLASSE VC
 

Indice  
Un alieno di nome Pincki di Alice Alessi
Un viaggio nell’immaginazione di Domenico Baccillieri
L’orso Bingo di Antonio Chirico
Io e Muk in guerra di Francesco Chizzoniti
Creature negli abissi di Andrea De Angelis
Arrivano i marziani di Simone Diaco
Vi presento Alfred motosega di Davide Florio
L’arrivo di Milly di Martina Gligora
Peter e gli omini di Andrea Latella
Un sogno che si realizza di Marialuisa Lucisano
Un pesciolino sfortunato di Edwin Macalello
Puffy e Stella di Michele Morabito
La vittoria di Castro di Antonino Panuccio
L’avventura di Clara e Jonny di Anna Rosa Postorino
Il cane alieno Lady di Chiara Vincenza Saccà
Io e Flarg di Mirko Sidari
Matilde di Carlotta Tripodi
Un alieno di nome People di Giulia Viola

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Un alieno di nome Pincki
     
                        di Alice Alessi


Vi presento Pincki

Il personaggio principale della mia storia si chiama Pincki: è un alieno che viene dal pianeta Osidle ed è come un gattino.
Il suo corpo ha colori molto strani, con macchie viola e fucsia e con le zampe color oro. I suoi occhi sono appariscenti e verdi fosforescenti con un po' di giallo.
Pincki è venuto dal suo pianeta con una navicella spaziale molto bella, con il telaio rosso porpora e i fari lunghi e verdi, dentro è tutta blu con tantissimi pulsanti colorati.
Pincki ha un' amica di nome Luisa molto carina. Lei ha 13 anni ed è alta con occhi e capelli mori...


Pincki in televisione


Luisa era una ragazza di 13 anni, mora, alta,magra e con gli occhi castani.
Un giorno era sola in casa quando sentì un rombo di astronave. Uscì a vedere cos'era successo: una gigantesca astronave rossa era atterrata nel suo giardino.
Dall' astronave uscì un gattino rosa e fucsia, con occhi giallo verde, il pelo morbido e la coda da volpe. Luisa era molto stupita ed eccitata ella scoperta di vita su altri pianeti e gli chiese perché era lì e come si chiamasse. Il gattino, che usava un auricolare traduttore, rispose << Io mi chiamo Pincki, sono venuto per chiedere aiuto a voi umani, sul mio pianeta Osiridle c'è la guerra >> … Luisa ci pensò un po' e decise di aiutarlo.
Il giorno dopo portò Pincki a scuola e lo fece vedere alla maestra. Anche lei decise di aiutarlo. Pensarono come fare e decisero di esporre il problema in TV.
  
La maestra chiamò la tv e disse al giornalista che la scuola voleva filmare un loro lavoro.
All'arrivo dei giornalisti presentarono Pincki e lui spiegò il suo problema. La notizia si sparse in tutta l' Italia. Perfino il governo fu informato e decise di aiutare Pincki.
Certo andare su un altro pianeta rappresentava un problema grosso e ancora di più portarvi un esercito. Per risolvere il problema bisognava conoscere bene il pianeta di Pincki, i suoi abitanti e la natura della guerra.


Il pianeta di Pincki

L' analisi di Pincki

Per capire tutte quelle cose dovevano analizzare Pincki . Allora il Governo invitò la classe 5a C, la classe di Luisa, in un laboratorio scientifico per le analisi.
Appena arrivati vennero accolti dalle guardie; appena entrati le luci del laboratorio si spensero è … Badabum! Erano caduti in una stanza illuminata con una luce rossa.
C' erano 5 scienziati: essi misero Pincki dietro ad un raggio x . Alle ore 16.00 dello stesso giorno le analisi erano finite. Nell'attesa Luisa si ricordò di tempi lontani, di quando, a due anni, attendeva il suo turno dal pediatra e sua madre per far passare il tempo cantava la canzone della TOSCA che dice <<...Quant'è l'attesa, perché indugiano ancora... ma questa attesa eterna pare...>>. Sua mamma era davvero stonata!
Tornati a casa Pincki e Luisa si coricarono sul letto e si addormentarono stanchissimi.



L' arrivo di " H220"

Dopo svegliati, Pincki e Luisa uscirono a giocare in giardino quando arrivò il postino e contemporaneamente i loro amici. Il primo consegnava loro una lettera dal governo che diceva:
Cara 5a C, abbiamo ottenuto il risultato delle analisi: il pianeta è come la luna ma è rosa e abitata da due popoli: il popolo di Pincki, i felinidi e il popolo dei cani blu, di nome caninidi.
L' origine della guerra è questa: i caninidi vogliono tutto il pianeta e invece i felinidi non vogliono andarsene ma vivere in pace con i caninidi. Arrivederci e grazie.
Firmato Il Governo.
Dopo aver letto la lettera i ragazzi fecero merenda e mentre mangiavano assieme a Pincki, sentirono un rombo di astronave come quello che Luisa aveva sentito quando Pincki era arrivato; uscirono in giardino e videro un razzo nero e viola vicino all'astronave di Pincki, subito dopo uscì un ragazzo con la faccia strana. In verità era un aneroide di nome H220 che era venuto per rapire Pincki. Infatti questo ultimo era spaventato perché lo sapeva. H220 lanciava elettricità dalle mani e allora tutti corsero in casa e chiusero tutto ben bene.



Si parte!

H220 era un robot , ma era un robot carino: aveva i capelli neri come carbone e con il gel, la pelle bianchiccia come la neve e gli occhi cangianti, cioè che cambiano colore, avevano il colore oro, il rosso vermiglio e il verde smeraldo ed erano come abbaglianti, ipnotici come gli occhi del gatto di Shrek. Vestiva normalmente non in modo futuristico. Tutte le ragazze, tranne Luisa, erano ipnotizzate nel vero senso della parola e andavano verso di lui ma ….. quando furono di lato a lui scomparvero!
A questo punto i maschi della classe, Pincki e Luisa entrarono in casa e telefonarono alle mamme delle ragazze e poi andarono verso la pista di lancio con Pincki e decisero di partire anche loro.
Ebbero il permesso da tutti e così partirono!

Alice Alessi


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Un viaggio
nell' immaginazione

                          di Domenico Baccillieri


Io e Jonny 

Come al solito verso le 11 vado a letto, ma l'altra notte a differenza delle altre sono andato a letto stanchissimo. Ad un tratto mi sono ritrovato al posto di Amstrong, ero sulla luna, e il mio compagno di viaggio era una dolce e simpatica scimmiotta di nome Jonny. Mentre io ero impegnato a studiare, la scimmiotta Jonny saltava di quà e di là fuori dalla navetta, mangiando banane. Subito fo raggiunto fuori Jonny ed abbiamo corso, saltato, ballato e cantato fino a svegliare dal sonno i pochi alieni che abitavano la luna.
Tinky e Pinky, due piccoli roditori, disturbati dal nostro rumore sono usciti dalle loro tane e con una pistola laser ci hanno rincorso per un' ora. Quando eravamo oramai stanchi, tutti e quattro ci siamo fermati; Jonny cercava di farsi capire dai due alieni arrabbiati, ma gli alieni si arrabbiavano sempre di più. Di corsa abbiamo preso la pietra lunare e velocemente siamo corsi sulla navetta do ve sentivamo uno strano ticchettio.
Ad un tratto mi accorsi che quello strano ticchettio era il rumore della mia sveglia e che al mio fianco non c'era Jonny,ma il mio cane che mi tirava dalla maglietta.


Io e Jonny come 007

Una mattina come tutte le altre mi sono svegliato per andare a scuola, ma fuori dal portone vidi Jonny dentro una limousine con due grossi gorilla. Uno dei due scese e mi disse:< agente Eto'o salga in macchina- Mi sono seduto vicino a Jonny e cominciammo a volare nel cielo. Ci avevano ingaggiato per una missione: dovevamo salvare il campionato di Inghilterra!
In questa missione dovevamo sconfiggere un esercito di formiche giganti che invadevano il campo durante le partite. Le nostre armi erano palloni bomba.
In pochi secondi abbiamo sterminato mezzo esercito. Alla fine l'esercito di formiche, io e la scimmietta Jonny l'abbiamo battuto e finalmente abbiamo finito la nostra missione da veri 007 e siamo tornati alla solita vita, promettendo al signor P la nostra totale presenza per le altre missioni in futuro.


Un'altra missione
per me e Jonny

Il mio telefonino da super-spia stava squillando fortissimo, ho risposto ed era il signor P che ha detto di chiamare Jonny perché dovevamo andare a fare una missione.
Di corsa l'ho chiamato e lui ha portato la sua fidanzata , anche lei scimmiotta, di nome Eva e insieme a lei apparve una bellissima bambina di nome Elena che era anche lei una spia.
Questa volta la destinazione era la Cina: la dovevamo salvare dai guerrieri che volevano uccidere il re e impossessarsi del trono.
Ritornammo dopo 2 mesi vittoriosi e ripetemmo a mister P che poteva contare su di noi per un'altra missione.
Il giorno dopo ero in aula punizione dopo averne combinata una con il mio amico Samuele; ci stavamo annoiando tremendamente fino a quando dalla finestra spuntò Jonny: stava guidando una macchina spaziale e con segnali confusi mi fa apire che mister P aveva una nuova missione per noi. Si ricomincia!

Domenico Baccillieri

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L'orso Bingo
 
           di Antonio Chirico


Vi presento Bingo

Il personaggio principale della mia storia è un orso che si chiama Bingo; non è alto come tutti gli orsi, ma come un bambino di dieci anni. Ha gli occhi enormi e scuri ed è un po' grassottello. Il suo pelo è corto e morbido. Ha la coda corta e la bocca grandissima, le orecchie sono come quelle di una volpe e il naso è enorme.
E' un alieno proveniente dal pianeta Pandora ed è il più anziano della sua specie, anche se ha solo dieci anni. I denti sono appuntiti come chiodi, i suoi artigli, se vuole, li può allungare come fanno i felini. Sa parlare come gli esseri umani e conosce più lingue. Mangia tutto quello che è commestibile, sia della terra che del suo pianeta.


Un orso chiamato Bingo

Un giorno, nel giardino di un bambino, di nome Francesco, cadde qualcosa dal cielo. All'inizio lui pensò che fosse un meteorite, ma poi guardò meglio e capì che era un'astronave aliena. Cercò di toccarla ma si aprì e vide un'ombra; non riusciva a vedere bene chi c'era perché dall'astronave usciva una forte luce e del fumo. Dopo un po' la luce e il fumo andarono via e non rimase altro che un orso, un orso diverso da tutti gli altri della terra visto che era basso, aveva le orecchie come quelle di una volpe, gli artigli come quelli di un felino.
Francesco non si spaventò e cominciò ad avvicinarsi pian piano cercando di far capire a questo orso che voleva fare amicizia.
L'orso si presentò: il suo nome era Bingo ed era il più anziano della sua specie anche se aveva solo dieci anni. Stava tornando sul suo pianeta quando un buco nero lo inghiottì portandolo sulla Terra.
Nei giorni seguenti, Insieme a Francesco, cercò di riparare l'astronave e far ritorno sul pianeta Pandora. Passò un mese e l'astronave non era ancora riparata perché c'era un pezzo che non riuscivano a riparare. Ma un giorno, cadde dalle mani dell'orso e dopo l'urto si aggiustò. In questo modo finirono di riparare l'astronave e l'orso Bingo ripartì con nostalgia di Francesco che rimane triste ma allo stesso tempo felice perché il suo amico Bingo ritornò a casa dalla sua famiglia e dei suoi amici.

Bingo ritorna

Era un giorno tranquillo per Francesco che, con il suo gruppo di scout, passeggiava nel bosco quando all'improvviso vide qualcosa che scendeva dal cielo atterrando sulla terra. Allora lui si separò dal gruppo per andare a vedere cos'era quella strana cosa. Da lontano vide uscire qualcuno; era il suo amico Bingo con la sua astronave che sei mesi prima lui e Francesco avevano riparato insieme. Così corse ad abbracciarlo. Erano felici e rimasero a parlare per qualche ora.
Il suo gruppo di scout era preoccupato così tutti si incamminarono per andare a vedere che fine avesse fatto Francesco.
Un suo amico Fernando lo a visto parlare con Bingo e corse per dirlo a tutti gli altri. Ma Bingo e Francesco se ne accorsero e cercarono di fermarlo, ma non fecero in tempo perché al loro arrivo sapevano già tutto.
Senza perdere tempo il capo scout decise di fare una bella sorpresa a Bingo, cioè di inserirlo nel gruppo per tutto il periodo che si sarebbe fermato sulla Terra.
Egli accettò con gioia perché ora non aveva più un solo amico sulla Terra, ma un intero gruppo!


Bingo il salvatore
 
L'orsetto Bingo, dopo essere entrato nel gruppo scout decise di rimanere sulla terra. Ne combinò di tutti i colori perché non sapeva cosa facesse uno scout e non conosceva le usanze umane essendo un alieno. Quindi Francesco si decise a dargli delle lezioni su tutto quello che deve fare uno scout.
Un giorno il capo scout decise di fare un'escursione in montagna. E' tutto preparato da giorni, e Bingo ne è entusiasta. La prima sera dopo aver montato la tenda decisero di riunirsi attorno ad un fuoco per arrostire dei marchmellow. C'erano tutti eccetto lui che voleva esplorare i boschi. Francesco essendo molto preoccupato per la lunga assenza del suo amico decise insieme a tutti gli altri scout di andare a cercarlo. Intanto Bingo si era allontanato troppo e non sapeva come tornare all'accampamento. Mentre camminava si imbatté in diversi animali, che dopo aver saputo che era un orso, anche se un po' "speciale", decidono di aiutarlo.
Così Bingo ritornò all'accampamento, ma non trovò gli altri perché erano usciti a cercarlo. Così, sicuro di sé, decide di cercarli. Col suo grande fiuto li trovò in una grande raduna, circondati da lupi, ma arrivò in tempo e li salvò spaventandoli. Tutti gli altri amici di Francesco restano scioccati ma contenti e insieme a Bingo ritornarono all'accampamento felici.


La ragazza che piace a Francesco 
La settimana dopo la gita con gli scout, Francesco decise di portare Bingo a scuola: la scuola era grandissima, di un colore bianco, con tantissime classi, in fondo al corridoio del piano terra c'era la direzione, un cortile grandissimo e una palestra enorme. Lì Francesco amava andare non solo per studiare ma anche perché c'era una persona per lui molto speciale, Elisa era la ragazza che piaceva a Francesco, anche se lei non lo sapeva: lei era alta, un po' magra, con i capelli lunghi e biondi, gli occhi marroni, la bocca grande e il naso piccolo. Ma da quando Francesco era con Bingo lei si avvicinò molto più a Francesco di quanto facesse prima. Cercava di capire tutto quello che riguardasse Bingo, e perché avesse paura di lei. Scoprì molte cose su di lui, ma Bingo e Francesco le dissero che tutto ciò che aveva scoperto non doveva dirlo a nessun altro, perché poteva essere pericoloso per Bingo, visto che potevano fare degli esperimenti su di lui essendo alieno.
Francesco era un po' geloso del fatto che Elisa era interessata a Bingo, ma capì che non doveva sforzarsi di non essere geloso del suo amico.
E così, dopo tante avventure trascorse con Francesco, Bingo decise di rimanere sulla Terra, con il suo amico, per sempre!

Antonio Chirico

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Io e Mik in guerra
 
       di Francesco Chizzoniti


Vi presento Mik

Il personaggio principale della mia storia è Muk. Lui è tutto verde, con una grande testa rotonda, tre occhi bianchi e molto grandi, il naso è piccolo ed ha solo due buchini, la bocca ha la forma rotonda di media grandezza, invece le orecchie sono a punta.

Io e Muk in guerra

Muk, il mio amico, parla la nostra lingua ed ha 11 anni. Il suo corpo non è molto lungo però è molto snello con le braccia corte e le mani hanno quattro dita con dei polpastrelli piatti. Le gambe corte ma molto agili che gli permettono di fare salti molto alti, i piedi sono piatti con quattro dita invece nel tallone e nei polpastrelli delle dita ha delle ventose che gli permettono di camminare sui muri.
Muk indossa volentieri un giacchettino e dei pantaloni blu acceso. Mangia di tutto e il suo alimento preferito è il cioccolato.
Un giorno io e lui stavamo guardando la televisione e a un tratto sentimmo un rumore di astronave. Erano i bulli che prendevano in giro Muk. Ci hanno sfidato a una lotta e noi abbiamo risposto di sì. Insieme combattemmo duramente e alla fine li abbiamo mandati via. Gli abbiamo detto di non tornare più e loro sono scappati subito. Noi due abbiamo festeggiato allegramente con i nostri amici. Dopo siamo tornati a guardarci il nostro programma preferito, mangiando tanti buoni Pop Corn galattici!
Francesco Chizzoniti


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Creature negli abissi

La storia di due bambini e un padre
che vivranno delle avventure negli abissi

                                                 di Andrea De Angelis


Vi presento i personaggi principali: Claudio e Pino

Claudio è un ragazzino di 12 anni, alto e magro, con i capelli biondi e lunghi, gli occhi azzurri, il naso lungo, e una bocca carnosa e grande. Indossa spesso jeans e felpe con il cappuccio da buon sportivo. Infatti, è muscoloso per la sua età perché "combatte" in palestra facendo kick boxing. Ha anche la passione di giocare a calcetto; ogni sabato si incontra al campetto del suo quartiere e gioca come attaccante. Però quando la sua squadra perde non accetta la sconfitta e si rifiuta di dare la mano agli avversari.
Suo fratello Pino è esattamente il contrario: grosso e basso, i capelli neri e ricci con gli occhi verdi, ha il naso a patata e una bocca piccola e rosso scura. Non è bello! Ha 10 anni e si veste anche lui quasi sempre con i suoi jeans beige e un maglione verde, il suo colore preferito. Ogni sabato si vede con gli amici per giocare a basket; nella palestra della scuola si allena e al contrario di suo fratello, accetta sportivamente la sconfitta. Gioca con il numero 11 perché è il suo numero fortunato: tifa Milan e 11 è il numero della maglia di Ibrahimovic, l'attaccante svedese, alto 1,90 cm. , il migliore del Milan amato da tutti i suoi tifosi.


Un'avventura negli abissi

Procopio, insieme ai figli Pino e Claudio, abitavano in un paesino della Calabria, con 3000 abitanti. Era su una montagna ricca di vegetazione e la maggior parte delle persone svolgeva un'attività commerciale o artigianale.
Pino aveva 10 anni e frequentava la 5° elementare, Claudio invece aveva 14 anni e frequentava il 2° liceo. Per loro questo era un brutto momento perché avevano perso la mamma e per questo erano sempre molto tristi.
Così il padre decise di fargli fare un viaggio per distrarli e per questo si imbarcarono su una nave da crociera per visitare alcuni luoghi del Mediterraneo.
Dopo diverse ore di navigazione arrivò un'onda gigantesca che li travolse e quando si svegliarono si trovarono in un mondo fantastico dove c'erano mostri per metà animali e per l'altra metà umani: la loro testa era quella di un polipo con gli occhi e il corpo da uomo ma con una pinna sul dorso, le mani e i piedi palmati e la pelle ricoperta da squame.
All'inizio i ragazzi si spaventarono moltissimo perché non sapevano se era sogno o realtà. Guardandosi attorno si accorsero di essere all'interno di una gigantesca bolla d'aria ma con loro non c'era più il padre per cui scoppiarono a piangere e pensarono che fosse morto. Poi si accorsero che attorno a loro c'erano tantissime altre bolle all'interno delle quali c'erano altri bambini che piangevano perché anche loro erano stati separati dal padre; erano spaventatissimi, agitati, cercavano di vedere il padre ma inutilmente.
Intanto Pino e Claudio cercavano di comunicare con gli altri bambini per capire cosa stesse succedendo: gesticolavano e muovevano la bocca per farsi capire. Gli spiegarono che quei mostri li avevano rapiti perché volevano usarne alcuni come schiavi e altri per esperimenti scientifici. I ragazzi pensarono che la loro vita non potesse finire così, per cui iniziarono a riflettere su cosa potessero fare per salvarsi.
Pino e Claudio si resero conto che alla base c'era la sabbia, allora decisero di scavare una galleria tra una bolla e l'altra per poi arrivare alla navicella madre; usarono le mani nude Arrivati videro alcuni genitori pronti a essere sacrificati. Tra questi c'era anche il loro padre. Gli adulti camminavano come se fossero drogati; vestiti con camicie bianche e lunghe, con occhiali strani e scuri.
Intanto anche gli altri bambini seguirono il loro esempio e riuscirono a scappare dalle bolle, si divisero in gruppi e si organizzarono per cercare di sabotare la navicella. Pino e Claudio arrivarono nel laboratorio degli esperimenti e staccarono tutti i tubi che collegavano i liquidi iniettati agli umani.
I mostri si accorsero che c'era qualche intruso perché scattò l'allarme: corsero in laboratorio per cercare di prenderli ma ormai i bambini avevano liberato gli adulti e preso il possesso della nave.


Il segreto dell'isola

Dentro la navicella, gli adulti ormai erano liberati dai macchinari ai quali erano collegati: erano molto felici perché avevano ritrovato i loro figli e perché erano stati liberati da quegli orrendi macchinari che gli impedivano di essere se stessi.
Incatenarono i mostri utilizzando le catene alle quali erano stati legati e poiché tra di loro c'erano due persone, che erano ex piloti di aerei di linea, sapevano pilotare la navicella, così poterono risalire in superficie.
Ora erano in mare aperto e quindi fecero ore e ore di navigazione: a bordo ognuno si dava da fare a svolgere alcuni compiti: c'era chi teneva di guardia i mostri che erano stati rinchiusi in una stanza, dalla quale non potevano uscire perché erano incatenati e perché la porta si poteva aprire solo da fuori.
Ad un certo punto sul radar comparve un punto che indicava la presenza di un isola a 10 gradi est rispetto alla loro posizione e, poiché erano molto affamati, decisero di atterrarci sopra; a prima vista sembrava disabitata.
Prima si guardarono attorno e poi, incuriositi, si inoltrarono per esplorare l'ambiente: tutto aveva un aspetto bellissimo, c'erano specie di piante mai viste prima, esageratamente grandi, con fiori coloratissimi e strani, frutti che pendevano dagli alberi.
Decisero di dividersi in gruppi: alcuni si misero a raccogliere la legna per accendere il fuoco per riscaldarsi, altri si misero in cerca di qualcosa da mangiare, dato che gli alberi erano ricchi di

frutti mai visti dei quali non si sapeva se fossero commestibili per l'uomo, altri cercarono dei rami e delle foglie per costruire dei ripari, altri ancora, tra cui Pino, Claudio e il padre Procopio, andarono in perlustrazione dell'isola per capire se fosse realmente deserta o se ci fosse qualche forma di vita. Procedevano molto lentamente per paura di essere aggrediti da qualche animale e perché si muovevano in un luogo nuovo.
All'improvviso Pino finisce con i piedi in una trappola che lo tira verso l'alto e lo lascia appeso a un gigantesco albero. Tutti capiscono così che sull'isola c'è qualcuno che costruisce trappole, probabilmente per catturare animali di cui cibarsi.
Alle urla di Pino accorrono tutti per vedere cosa fosse successo e lo videro appeso come un salame, a 10 metri d'altezza; una corda lo teneva attaccato dai piedi a testa in giù, mentre agitava le braccia per liberarsi e urlava come un matto.
Si misero tutti a lavoro per capire come liberarlo ma il tronco a cui era legato Pino era ricoperto di spine, così decisero di creare una specie di corda con i rami morbidi degli alberi più bassi in modo che Pino si potesse afferrare per tirarlo giù.
Claudio e il padre raccolsero i rami più adatti, li intrecciarono per formare una corda semirigida, la fecero oscillare in modo che Pino si potesse aggrappare.
Dopo tanti tentativi ci riuscirono, e Pino cadde sulle braccia degli amici che si erano messi sotto di lui per proteggerlo dalla caduta. Tutti si abbracciarono contenti perché avevano salvato uno di loro.

    Un nuovo incontro

Erano passate un paio d'ore; mentre camminavano intorno alla splendida vegetazione, Pino, Claudio e tutti gli altri a un certo punto sentirono un rumore strano che li mise in allarme. Pino e Claudio si ricordarono quella volta in cui, durante una gita scolastica i due fratelli si erano persi nel bosco e ogni rumore li spaventava da morire, facendogli immaginare chissà quali mostri si nascondessero dietro gli alberi, finché finalmente non videro in lontananza i compagni che raggiunsero di corsa.
Tornarono alla realtà quando all'improvviso apparvero esseri mostruosi che avevano: la faccia da tigre, il corpo da orso, le mani e i piedi da alligatore, la pelle era molto spessa e di colore grigio, erano ricoperti da peli lisci e lunghi. Non sapevano in quale direzione dovevano andare e quindi si trovarono in difficoltà, si sentivano come un topo in trappola. Allora si divisero sperando di riuscire a salvarsi: per loro fortuna i mostri non erano molto veloci e quindi riuscirono a seminarli tutti mentre cercarono di raggiungere la navicella. Correvano veloci come il vento, sembravano un branco di ghepardi affamati; ad un tratto sentirono dei versi simili al ruggito di un leone inferocito, questo aumentò il loro terrore tanto che il loro cuore sembrava che volesse uscire dal corpo.
Dopo averli seminati si ritrovano in una specie di accampamento con una recinzione fatta di pali appuntiti e rami spinosi messi a protezione, a questo punto si resero conto che non erano soli ma che quell'isola era abitata da qualche forma di vita.

Il ritorno a casa

Era mattina presto quando Pino e Claudio decisero di entrare nell'accampamento. All'improvviso si trovarono davanti altri umani anche loro rapiti dai mostri. All'inizio i due gruppi erano spaventati ma dopo poco si resero conto che tutti cercavano di difendersi dai mostri.
Il primo a parlare fu Pino che si presentò e gli spiegò ciò che gli era capitato e che il loro unico desiderio era di ritornare a casa. A questo punto parlò il capo dell'altro gruppo che disse:- anche noi siamo stati rapiti ma per fortuna siamo riusciti a liberarci, anche se siamo rimasti bloccati su quest'isola, abitata per nostra sfortuna da esseri mostruosi, dai quali dobbiamo difenderci se non vogliamo morire-. Erano stati loro a mettere le trappole per difendersi dai mostri. Erano almeno una trentina, alcuni di loro fecero subito amicizia, soprattutto i bambini che si raccontarono le avventure che avevano vissuto e di come il coraggio e l'intelligenza li aveva liberati dai mostri. Gli adulti invece parlarono su ciò che dovevano fare, su come poter ritornare alle proprie case, avevano paura di non trovare più le proprie famiglie, pensavano infatti che potessero essere state rapite da altre navicelle di mostri. Insieme decisero di rimettersi in viaggio utilizzando la navicella. Quindi tornarono a casa sani e salvi e per fortuna tutto era come lo avevano lasciato: le case, le strade, la natura era tutto rimasto come prima e ai loro occhi tutto ciò appariva più bello. Quando finalmente ognuno poté abbracciare la propria famiglia quella brutta avventura sembrava solo un sogno.

Andrea De Angelis

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Capitolo 3
Arrivano i Marziani!

I Marziani cercano sulla Terra nuovi alimenti
da mangiare sul loro pianeta

                                                                    Di Simone Diaco


Su una collina, si trovava un paesino; nel cuore del centro abitato c'erano una piazza con una piccola chiesa, strade molto larghe e molti negozi soprattutto di alimentari.
Gli abitanti erano un migliaio e la maggior parte erano anziani perché le altre persone giovani erano andati in altri paesi lontani a lavorare.
Un giorno sulla Terra sono scesi i marziani e, una sera, in un paese, mentre gli abitanti lavoravano o facevano una passeggiata, hanno sentito un forte suono, visto una luce abbagliante e uno strano aereo che si posava sulla strada: era un disco volante rotondo con le antenne.
Da una piccola porta sono scesi dieci extraterrestri che sembravano i marziani che si vedono nei film; erano tutti gialli e verdi con 3 occhi due antenne sulla testa.
Gli abitanti spaventati correvano verso le loro case perché non sapevano chi erano e cosa volevano ed avevano tanta paura.
Ma in realtà i marziani erano buoni perché non volevano spaventare gli abitanti ma volevano soltanto procurarsi del cibo; nel loro pianeta, infatti, non si mangiava abbastanza perché mancava proprio il necessario per nutrirsi. Così i marziani sono andati a procurarsi il cibo entrando nei negozi di alimentari e svuotandoli tutti.
Sono ritornati nella navicella con tutto il cibo e sono ripartiti per il loro pianeta. Gli abitanti rimasero perciò senza mangiare per diversi giorni.


Le scorte finiscono

Gli abitanti del paese sono rimasti senza cibo così sono andati a cercarne un po' nelle città vicine.
Intanto i marziani erano ritornati nel loro pianeta e hanno invitato gli altri marziani a un gran pranzo mangiando tutto quello che avevano portato via dalla Terra.
I marziani avevano mangiato molto bene e così tanto da farsi un pancione molto grosso che non riuscivano più a muoversi e siccome avevano finito le provviste, hanno pensato di ritornare sulla Terra per rifornirsi e così ripartirono.
Molti abitanti del paese non avevano trovato niente da mangiare, perché altre persone avevano sentito dire che forse ritornavano i marziani e quindi quasi si erano tenuti il cibo per loro.
Queste povere persone sono ritornate nelle loro case affamate.
Nei giorni a seguire anche le riserve di cibo diminuivano e tutti gli abitanti dimagrivano sempre di più.



Arriva Albert, lo scienziato pazzo!


I marziani nel loro pianeta si presentarono sulla Terra con grandi sacchi da riempire per farsi altre scorte da mangiare.
Gli abitanti del paese decisero di chiamare uno scienziato per sconfiggere i marziani. Lo scienziato si chiamava Albert, arrivava dall'America del sud era uno scienziato pazzo agile, alto, snello, con i capelli neri, fumava sempre la pipa. Le persone delle città vicine si sono riuniti insieme con Albert e hanno organizzato un piano per sconfiggere i marziani e distruggere il disco volante.
Intanto tutti gli abitanti hanno deciso di raccogliere delle pietre per lanciarle contro i marziani. All'ennesimo ritorno dei marziani per ricaricare i sacchi, i due paesi si nascondevano dietro le loro macchine, dietro gli alberi e dietro i cespugli e lì li aspettavano per sorprenderli.
Al loro arrivo li hanno colpiti a pietrate e i marziani spaventati correvano verso il disco volante, partivano improvvisamente per ritornare nel loro pianeta. Il piano di Albert, lo scienziato pazzo, aveva funzionato!


Scacciati via per sempre!

Nell'ultimo viaggio, i marziani erano tornati nel loro pianeta a mani vuote perché non erano riusciti a prendere niente. Decisero allora di ritornare nel paese travestendosi di umani. Tornarono di notte, gli abitanti si svegliarono di soprassalto, perché il loro disco volante aveva fatto tanto rumore da rompere il silenzio notturno perché non avevano cambiato il loro disco volante con uno meno rumoroso.
Così pure questa volta i marziani furono scoperti e fatti ritornare indietro.
Gli abitanti erano felici, infatti il giorno dopo hanno ripreso tutti a lavorare nei loro negozi di abbigliamento, di alimentari, di scarpe ecc., come se i marziani non fossero mai arrivati!

Simone Diaco

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Alfred motosega

                       di Davide Florio


Vi descrivo Albert

Il mio personaggio è Alfred, una motosega alta 1,93 Cm e pesa dai 15 ai 23 kg. Le mani sono piccole e con tre dita. Ha il corpo di ferro, una coda lunga e le lame appuntite e seghettate. Emette un rumore metallico simile ad uno stridio. Si muove goffamente ma pure velocemente. Mangia solo frutta del suo pianeta di nome Hartakann.
Parla la nostra lingua, l' Italiano. Quando corre raggiunge una velocità di 60KM orari e con un pugno, riesce a demolire una casa. Ha due grandi occhi azzurri, una piccola bocca e due antenne per respirare. Può anche allungare gli artigli per difendersi o per lottare. Ha sul petto un tatuaggio con scritto " BLACK E DECKER". Alfrerd ha 196 anni.

Davide Florio


Capitolo 1

L' arrivo di Milly
Di Martina Gligora

Giacomo è un ragazzo di 10 anni, frequentante la scuola elementare di Roma. Ha un viso ovale, molto pallido, le sue guance sono morbide e risaltano con un colore più scuro. Le sopracciglia sono folte e castane e le ciglia sono sottili e nere. I suoi occhi sono molto scuri, color petrolio, il suo naso è piccolo, come una pietrolina, morbido e a patatina. Infine la bocca è carnosa, di un colore rosa scuro. Le orecchie sono arrotondate e ben definite. I suoi capelli sono biondi, lisci simili a tanti spaghetti. E' figlio unico e vive con sua mamma Giada e suo padre Franco.
Una mattina, Giacomo si svegliò frastornato per un rumore assordante; si alzò dal letto, si mise le ciabatte, e andò a vedere cosa stava succedendo. In quel periodo i genitori di Giacomo erano in vacanza e gli avevano raccomandato di non combinare guai. Arrivò in salotto e vide il televisore, l' oggetto prezioso di papà, per terra, un vaso adorato della mamma rotto e il suo video-gioco preferito con i tasti rotti.
Il poveretto era sbalordito e si avvicinò correndo al televisore, che però non si accendeva più. Si avvicinò al vaso, ma notò che non si poteva più riparare e infine si avvicinò al suo video-gioco ma era rotto e non c' era più niente da fare quando a un tratto sentì una vocina: -" mi dispiace, non volevo farlo"-, Giacomo si girò lentamente e vide un gattino tutto arancione, con due occhietti tristi. Il ragazzo così capì che il micio era veramente dispiaciuto ma pensava a quello che gli avrebbero fatto i suoi genitori. Lui aveva un cuore dolce, era un bambino bravo e il suo pregio era il saper perdonare.
Si avvicinò al gattino, lo prese in braccio e l' osservò: aveva un nasino piccolo, due grandi occhi neri, molto dolci, un corpo snello e agile e una piccola codina.
Il ragazzo, scioccato, si domandò come un gatto potesse parlare, ma ciò non importava: dovevano risolvere il problema. Il gatto capì subito le intenzioni del ragazzo, così si allearono e si misero subito a lavoro per rimediare ai danni.
Giacomo ebbe una grande idea: voleva organizzare uno spettacolo a pagamento con i suoi amici per dimostragli che il suo gatto parlava. Così fecero e con i soldi raccolti comprarono un televisore 44 pollici, un vaso uguale a quello rotto e un video-gioco ancora più bello.
I due si diedero proprio da fare e per qualche settimana, il gattino Milly rimase a vivere con Giacomo. Al ritorno dei genitori Giacomo e Milly spiegarono tutto ai due genitori che si posero la stessa domanda del figlio riguardo la capacità di parlare del gattino, ma decisero di non farci caso e di lasciare Milly nella loro casa. Giacomo e il gatto fecero i salti di gioia e insieme vissero tante altre avventure.



Capitolo 2

L' uccellino Frenky

Più giorni trascorrevano e più Giacomo era essere felice di vivere con Milly.
Giada, la mamma di Giacomo, è una persona saggia, onesta e buona, Giacomo infatti la definisce spettacolare; fa la parrucchiera, è bassa e cicciottella, ha i capelli neri, gli occhi azzurri, e un piccolo neo vicino alle labbra. Si veste elegantemente e ha un piercing al naso. Una mattina, i due amici le chiesero se potevano andare sul prato lassù in collina a fare un pic nic. Giada ci pensò un po' su ma poi decise di accontentarli e di farli andare.
Subito i due amici andarono a vestirsi. Nel frattempo la mamma gli preparò quattro panini, la ciambella e la limonata. Infine aggiunse per ciascuno: una tovaglietta, un paio di bicchieri e i tovaglioli. Giacomo mise lo zaino sulle spalle e salutò i genitori. Arrivati al prato verde, gettò lo zaino a terra e iniziò a osservare il paesaggio; l'erba era fine e alta, bagnata dalla rugiada, gli alberi erano ricchi di fiorellini, farfalle che svolazzavano di qua e di là e le coccinelle camminavano lentamente sull'erba. Era tutto così bello! Dallo zaino tirarono fuori i panini e la limonata. Lì vicino c' era un laghetto con delle paperelle e i due amici decisero di dargli le molli chine del pane avanzato. Mangiarono pure la ciambella che finì in un batter d'occhio.
Dopo pranzo si riposarono distesi sul prato e, dopo circa un' oretta si accorsero che iniziava a farsi buio.

Così raccolsero le loro cose e iniziarono a incamminarsi verso casa. Cammina cammina, videro un uccellino che stava piangendo; Giacomo lo prese con la mano e subito l' uccellino si presento: - " Mi chiamo Frenky, la mia famiglia ha già spiccato il volo con i miei fratelli ma io, essendo il più piccino, non ce l' ho fatta e sono precipitato. Frenky era blu, con le ali rosse, piccolo e grasso, che entrava a malapena sul palmo della mano.
Giacomo e Milly si mortificarono così si misero a costruirgli un nido sul ramo di un albero con il necessario, Poi gli lasciarono tutte le mollichine dei panini e della ciambella.
I due amici raccomandarono all' uccellino di non muoversi dal suo nido e gli dissero anche che ogni giorno all' alba gli avrebbero portato da mangiare e così fu.
Giorno per giorno videro l' uccellino crescere sempre più e furono i primi a vedere il suo primo volo.





Capitolo 3

Una vacanza a Parigi

Giacomo e Milly si accorsero che da un paio di giorni Giada e Franco, i genitori del ragazzo, si comportavano in modo molto strano. I due amici chiesero, incuriositi, cosa stava succedendo ma, i genitori non aprirono bocca. Giacomo e Milly tornarono angosciati nella loro camera.
Una bella mattina i due amici, ormai fratelli, si svegliarono e videro sul comodino, un bigliettino con scritto:- " SCENDETE!"-.
I due fratelli sia alzarono e scesero le scale. Trovarono un altro bigliettino, con scritto:-"GIRATE A DESTRA!"-. I due così fecero. Arrivarono in cucina e videro i genitori esclamare:- " SORPRESA!" Giacomo e Milly si guardarono e si avvicinarono al tavolo papà felicissimo disse:-" TRA UN' ORA SI PARTE PER PARIGI! ANDATE A PREPARARVI!"-, i due non ci potevano credere ma, anch' essi molto felici, si prepararono per il viaggio.
Verso le 3 del pomeriggio presero l'aereo diretto per Parigi. Intanto i due fratelli leggevano il programma ideato da papà:
PROGRAMMA
OGGI, LUNEDI': giro sul battello – visita Notre Dame
MARTEDI': Luvre - Tour Effiel
MERCOLEDI': Collina del Sacro Cuore- Reggia di Versailles
GIOVEDI': Disneyland
VENERDI': Disneyland
SABATO: Disneyland

Domenica: partenza per Reggio Calabria.
L' aereo decollò e i due fratelli sorrisero entusiasti. Passarono una bellissima settimana a Parigi e , al ritorno, Giacomo fu contento di raccontare ai suoi amici il viaggio in Francia.


Capitolo 4
La partita di hockey

Era il 17 Ottobre, il giorno in cui Giacomo doveva giocare con la sua squadra la partita di hockey. Era agitatissimo, camminava avanti e indietro, avanti e indietro… Era agitato perché credeva di non farcela, assieme alla sua squadra, a battere gli avversari chiamati " I Mostriciattoli ", con i quali doveva competere.
Era già capitato di dover sfidare questa squadra. Era il 3 di Marzo, si doveva giocare un campionato, era la sua prima sfida. Iniziò la partita e gli occhi gli andavano a destra e a sinistra, poi ancora uno a destra e l' altro a sinistra… non riusciva a tenere gli occhi verso il dischetto. Ad un certo punto un ragazzo della sua squadra passò la palla a Giacomo, ma lui, imbambolato, se la fece prendere da un avversario che puntò per fare segno e così fu. La partita finì e si sentiva distrutto per la vergogna.
Giacomo da allora, quando deve giocare le partite, è agitatissimo. Milly lo guardava pensieroso quando a un tratto esclamò :- " E' arrivata! "- e subito Giacomo con il fiato sospeso chiese:- "Che cosa? "- e Milly rispose:- " Ho un' idea! Mentre tu giocherai, io mi alzerò in piedi, mi metterò a raccontare una barzelletta, attirerò così l'attenzione dei tuoi avversari e tu dritto dritto potrai centrare la rete. Mi sembra perfetto! "-
A Giacomo l'idea non parve niente male e così decisero di metterla in atto. A pranzo mangiò poco e leggero e verso le 2 del pomeriggio, si recarono allo stadio. Era tutto così bello! Tanta gente che si sceglieva i posti migliori, altoparlanti qua e là davano informazioni, altre squadre che si allenavano dentro la

pista. Sembrava di essere in una città lussuosa dove tutti devono assistere allo show più bello del mondo.
E finalmente iniziò la partita: mentre il gatto guardava con attenzione pensava:- "E se i genitori di Giacomo non mi permettono di raccontare barzellette?"-, ci pensò un po' su e, quando arrivò il momento, li mandò a prendergli un toast così iniziò a raccontare: -" Una mattina Pierino…. "-.
Intanto Giacomo vide che i giocatori dell'altra squadra si erano distratti per guardare Milly e tirò dritto in porta. Così fece cinque tiri consecutivi e la sua squadra vinse la partita!

Martina Gligora







Peter e gli omini

La storia di un bambino e delle sue avventure con gli omini

Di Andrea Latella


Vi presento Peter

Il personaggio del mio libro è un bambino molto curioso e socievole.
Egli o meglio Peter ha un viso tondo e colorito, occhi celesti come il cielo e labbra carnose di un rosa scuro. E' di corporatura robusta ma è magro con gambe lunghe.
Ha 12 anni e va a scuola al Pirandello e abita a Reggio Calabria, precisamente in Via Italia, n° 88.
Questo bambino non è cattivo ma buono, educato e con la passione di scoprire quel che c'è nel mondo.










Capitolo 1

Peter e gli omini simpatici

Una sera, un bambino di nome Peter dormiva nella sua stanza, quando all'improvviso udì un boato; si affacciò alla finestra e con gran meraviglia vide un gran disco appoggiato su delle staffe, da un oblò scendevano degli omini molto curiosi.
Questi videro Peter e gli mandarono dei segnali in codice: "Elp Elp". Peter allora aprì la finestra li salutò agitando la mano. L'omino, con il numero 007 scritto sopra, gli disse che venivano da un pianeta lontano e durante il viaggio si era rotto il pannello di comando della navicella, così sono stati costretti a fermarsi sulla Terra. L'omino chiese a Peter di aiutarlo a sistemare il pannello.
Peter accettò e ben presto la navicella ritornò perfetta. Gli omini per ringraziare Peter gli fecero visitare la navicella e lui ne rimase meravigliato dalle stranezze viste.










Capitolo 2

IL ritorno degli omini

Un giorno Peter decise di raccontare a tutti quello che gli era capitato alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi compagni, ma nessuno gli credeva e tanto che i suoi amici lo prendevano in giro. Peter non aveva nessuna prova per dimostrare ai suoi amici che lui aveva veramente aiutato gli omini extraterrestri in difficoltà. Un giorno rientrato a casa il suo papà chiamò Peter dicendogli di smetterla di raccontare queste stupidaggini in giro, allora Peter triste tornò nella sua camera e si chiuse dentro.
Ad un tratto vide una luce dalla finestra, si alzò e andò a vedere di che cosa si trattasse e con grande stupore vide i suoi amici omini. Peter gli raccontò dei suoi amici che lo prendevano in giro, e allora gli omini gli diedero un dischetto dove c'era filmato tutto l'accaduto precedente. Peter lo portò a scuola e lo fece vedere ai suoi compagni e loro rimasero a bocca aperta, e da quel momento Peter non venne più preso in giro.







Capitolo 3

Peter e il gatto chiacchierone

Peter, una sera, era nella sua stanza ma non riusciva a prendere sonno e decise perciò di leggere un libro d'avventura.
La stanza di Peter era molto bella e accogliente, aveva una finestra grande che si affacciava su un giardino fantastico pieno di piante, alberi e fiori profumati. Ad un tratto sentì un insistente miagolino che proveniva dal giardino, sbalzò e andò a dare un'occhiata; vide un gatto piccolo che cercava di uscire da una rete. Peter si mise la vestaglia, le pantofole e corse a liberare il gatto. I due da subito divennero amici, perciò Peter lo portò nella sua stanza e si accorse che al collo portava un sacchettino e dietro vi era un biglietto con scritto " Bacini dai tuoi amici omini" e più giù c'era una nota che avvisava che il gatto era un gran chiacchierone. Peter non fece caso e quella nota, sistemò il gatto nella cesta e si addormentò assieme al gattino.
Alle sei del mattino il gatto preparò una deliziosa colazione ed andò a svegliare il suo padroncino ma Peter non lo ascoltava, anzi comodo si girò dall'altro lato del lettino. Ad un tratto il gattino Miao prese un bicchiere pieno d'acqua e glielo lanciò addosso, gli gridò:-Svegliati gran pigrone, è ora di andare a scuola!-. Peter si svegliò, si toccò le orecchie e dopo un po' gridò ancora Miao:- le orecchie te le devi lavare, pigrone!- Allora Peter capì che il gatto, come chiacchierone era il numero uno.



Capitolo 4

Peter e i topini ballerini

Quella mattina Peter si svegliò, andò in cucina a bere un bicchiere di aranciata quando a un tratto sente un rumore, si avvicina alla dispensa e lo sente più forte, apre la porta e vede due topini: uno che balla e uno che fa strecing. Il topo che ballava indossava una tuta bianca con due bottoni marroni e delle macchie blu sugli stivali mentre quello che faceva strecing aveva la tuta marrone con la cerniera verde e gli stivali grigio scuro e faceva il DJ al suo amico. Si presentarono e divennero amici. Tutti e tre arredarono la dispensa con panini che servivano ai topini per sedersi e bicchierini piccoli che si usavano come scalette per salire sui panini.
Peter non ebbe paura anzi invitò i topini a ballare e quando si stancò andò a dormire. Al risveglio andò subito ad aprire la dispensa e vide che se n'erano andati; ci rimase male ma non dimenticherà mai l'esperienza vissuta con i topini ballerini.




Capitolo 5

La lettera degli omini

Il giorno dopo l'avventura con i topini, Peter va nella sua stanza contento, quando all' improvviso vede sul pavimento una bustina con dentro una lettera.
Peter curioso la prende, la apre e legge che gli omini se ne dovettero andare per sempre.
Peter guardò fuori dalla finestra e vide un postino intergalattico allora gli disse di aspettare che doveva inviare una lettera a degli amici speciali.
Nella lettera c'era scritto che non avrebbe mai dimenticato le fantastiche e bellissime avventure passate con loro.
Fine libro!

Andrea Latella











UN SOGNO CHE SI REALIZZA

Di Marialuisa Lucisano



Era estate, un'estate calda e afosa, con giornate splendide e pulite, con l'aria fresca che arrivava dal mare.
Il paese di Marilandia si affacciava sul mare, le spiagge erano pulite, con sabbia fine e dorata. Le sue case avevano colori vivaci, tantissime piante lungo le sue strade, gli abitanti si spostavano in bicicletta o a piedi. Non c'erano automobili perché tutti volevano che l'aria fosse pulita e preferivano così le bici, pure i bambini piccoli.
In questo paese di mare c'era una villetta grande, a due piani, colorata di arancione, rosso e viola, c'erano delle aiuole sparse per tutto il giardino e due biciclette viola e azzurro.
In questa splendida villetta vivevano due amiche inseparabili, che si volevano un mondo di bene: Mary e Giuly. Loro si conoscevano da quando erano piccole ed erano nate lo stesso giorno. Le loro mamme si erano incontrate nella nursery perché le cullette delle loro bambine erano una accanto all'altra e così avevano fatto amicizia. Si sono riviste anche dopo ed è per questo che è nata l'amicizia tra Giuly e Mary che ora sono come delle sorelline.
Crescendo non si sono mai divise, infatti, sono andate insieme all'asilo e alle scuole elementari. Adesso loro due sono diventate come sorelle e sperano che nel futuro questo legame possa sempre esistere.
Era una bella domenica d'estate e le due amiche decisero di farsi una passeggiata sulla spiaggia, camminando camminando si inoltrarono in una foresta piena di foglie, alberi e cespugli. Attraversarono con una zattera un lago pieno di ranocchi e si trovarono davanti a una grotta. Decisero di entrare e scoprirono un posto magnifico, "L'isola Mago"; una grotta che ospitava una piscina la cui acqua splendeva così tanto che ci si poteva specchiare, tutto attorno c'era della sabbia molto umida e sopra c'erano adagiate delle pietre preziose che emanavano una luce abbagliate, sulle pareti c'erano inseriti dei lingotti d'oro di varie forme e dimensioni. Si era fatta sera e mentre esplorarono questa magnifica grotta, alzarono gli occhi in alto e videro attraverso un foro, che nel cielo c'era la luna piena e la sua luce riflettendosi sull'acqua trasformava le persone in sirene.
Questo le due amiche non lo sapevano, infatti, si tuffarono e dopo 3 minuti si trasformarono in due splendide sirene.
Mary, dopo la trasformazione, aveva i capelli castani legati con un elastico rosso, gli occhi castani truccati con l'ombretto argento, indossava sempre vestiti con dei colori accesi come un top rosa fosforescente e la sua coda era blu- azzurra.
Giuly invece, dopo la trasformazione, aveva i capelli biondi legati con una mollettina arancione, gli occhi azzurri truccati con l'ombretto dorato, indossa un top giallo- oro fosforescente che si abbina con il colore verde della sua coda.
Da quel momento Mary e Giuly hanno vissuto nel regno di Spettacolandia, riconosciuto come il regno delle sirene, e gli sono stati assegnati due amici delfini che si chiamavano Rosa e Azzurro. Questo per loro fu una cosa magnifica perché sin da piccole avevano sognato di diventare sirene con le code lunghe e fosforescenti.
Da quel giorno in poi la loro vita cambiò: cominciarono ad esplorare i fondali marini ma soprattutto a giocare e a divertirsi con i loro amici delfini.












Mary e Giuly

Capitolo 2

Mary, Giuly e i loro strani amici

Un giorno, Mary e Giuly decisero di fare una bella nuotata con i loro amici delfini. Così si inoltrarono nelle acque profonde ed iniziarono ad esplorare il fondale; c'erano stelle marine, pesci di diverse forme e dimensioni, coralli rossi e resti delle antiche civiltà. Ad un tratto videro che qualcosa si avvicinava sempre di più a loro: era la strega del mare, Ursula. Era una vecchia con un aspetto molto inquietante, aveva capelli lunghi e grigiastri, grandi occhi neri che trasmettevano malvagità, un grande naso aquilino e un'enorme bocca che non sorrideva mai. Indossava un grande cappello a cono, un abito nero molto ampio e mal ridotto; la sua capacità era quella di trasformare in cattivissime murene tutto ciò che non era di suo gradimento.
Siccome proprio lì vicino c'era il regno di Spettacolandia dove regnava Ariel. Mary e Giuly pensarono che la strega malefica potesse fare del male anche ai loro amici, così, molto spaventate, corsero per cercare aiuto a Re Tritone che subito accorse e con il suo tridente uccise la strega.
Il giorno dopo le due amiche, per rilassarsi, decisero di andare sull'Isola Mago e fare un'escursione. Portarono con sé: una tenda, una morbida coperta, del cibo e ovviamente anche i loro cagnolini Furia e Brick cioè un Labrador e un setter-inglese. Mangiarono, cantarono, giocarono e dopo giù sotto le coperte.
Ad un tratto, durate la notte, le due amiche furono svegliate da uno strano rumore: dalla piscina saltò fuori un grandissimo serpente marino di colore viola, aveva due grandi occhi verde acqua, la sua pelle aveva delle strisce a zig zag dalla quale emanava scariche elettriche, aveva anche una lingua lunga e biforcuta con la quale sputava fiamme lunghe centinaia di metri, cercando di uccidere le due ragazze che con i loro poteri, cioè l'acqua e il fuoco, riuscirono a sconfiggerlo.
Stanche ma oramai tranquille, si rimisero a dormire e il giorno dopo, appena sveglie, cominciarono a pensare a come potevano trascorrere la prossima domenica: un pigiama-party insieme ai loro amici del regno di Spettacolandia sarebbe stato l'ideale, però senza serpenti marini o altre cose magiche o cattive.




La strega Ursula





Capitolo 3

Le 7 sorelle

Il 5 ottobre per Mary e Giuly era la giornata dedicata allo shopping. Le due ragazze-sirene facevano sempre spese dalla loro amica Anna Rosa che aveva un negozio grandissimo, "Splash", pieno di vestiti alla moda sia maschili sia femminili. Anna Rosa era simpatica, portava sempre la coda rossa e il top dorato e i capelli lunghi e con le mesce rosse.
Le due amiche rimasero dentro il negozio per ben 3 ore e alla fine uscirono con 10 buste piene di vestiti e accessori spendendo circa 1000 € e con lo sconto. Così, per festeggiare l'acquisto di nuovi costumi Mary e Giuly decisero di andare in spiaggia a fare una bella nuotata.
Mentre stavano nuotando, videro un bambino che stava annegando, così si tuffarono per salvarlo e poi lo riportarono fino alla riva dove lo aspettava la sua mamma tanto ansiosa.
Decisero poi di andare nel regno di Spettacolandia per salutare Ariel e Re Tritone. Rimasero là fino a tarda sera perché Ariel fece visitare loro la grotta dove erano custoditi tutti gli oggetti preziosi che lei aveva trovato sul fondale marino. Alla fine Ariel fece conoscere a Mary e a Giuly le sue 7 sorelle cioè: Argentea, Clarissa, Francy, Iris, Stehy, Kaila e Celeste. Erano veramente simpatiche e belle con lunghi capelli variopinti: Argentea aveva la coda rossa e il top azzurro, Clarissa aveva la coda verde e il top arancione con un neo sul naso, Iris portava la coda verde acqua e il top giallo, Kayla la coda dorata e il top glicine, Stefy con la coda bianca, top nero con una voglia di fragola sul braccio, Celeste con coda rossa e top blu e infine Francy, con coda rosa, top fucsia e neo sul braccio e tatuaggio sulla caviglia.
Si fece tardi e Mary e Giuly decisero di andare a casa, quindi salutarono ad Ariel dicendole che il giorno dopo per Billy, cioè il suo delfino, ci sarebbe stata una bella sorpresa!















Capitolo 4

Il regno di Arcobalenalandia

Era una notte splendida, Giuly e Mary decisero di farsi una bella nuotata con i loro amici delfini. Nuotando, nuotando furono attratte da un raggio di luce di tanti colori, come l'arcobaleno, che proveniva da un tunnel e decisero così di entrare.
Era un posto magnifico, incantevole, tutto colorato e luccicante dove le persone si aiutavano a vicenda e si volevano bene e la luce del sole trasformava tutto quello che toccava nei colori dell'arcobaleno.
Quel posto si chiamava Arcobalenolandia, era un luogo spettacolare c'erano casette piccole e viola con le finestre verdi e i tetti che cambiavano colore in base alle stagioni.
Queste case erano abitate da persone che vivevano circondate da tanti animali, tra i quali anche delfini rosa e azzurri. Tra una casa e l'altra si intravedevano: una fontana rossa dove tritoni e sirenette giocavano con una palla fosforescente, un campo da gioco dove le sirene potevano giocare a pallavolo, una pista da ballo di cioccolato dove si esibivano le migliori danzatrici del regno ed infine un castello di zucchero filato dove vivevano la regina Clarissa e suo marito Sebastian.
Le due sirenette si ricordarono della festa che si teneva nel Regno di Spettacolandia in occasione del compleanno del delfino Billy e si precipitarono di corsa. Tutto era a base di cioccolato: gamberetti ricoperti di cioccolato, polipi caramellati con gocce di cioccolato e tante altre cose molto buone.
Tra tutte le pietanze quella che meritava il primo posto era la grande torta alta 25 metri con fiocchi di panna, barchette e mille pesciolini di tanti colori. C' era anche uno scivolo di cioccolato bianco dove giocavano le sirenette e i tritoni. Quello sicuramente era stato un giorno da ricordare!!!
La regina Clarissa era bellissima aveva la coda bianca e azzurra, il top blu e i capelli neri legati con una treccia e una corona di zaffiri in testa. Il re Sebastian invece aveva la coda arancione, la barba e i capelli castani molto lunghi e una corona di rubini in testa.
Mary e Giuly rimasero a bocca aperta dopo aver visto tanta bellezza, fecero amicizia con altre due sirenette Titty e Melody, figlie della regina Clarissa e del re Sebastian. Le due principessine di 15 e 16 anni erano due sorelle davvero simpatiche, cordiali e giovanili. Titty aveva la coda e il top di jeans con capelli neri, lunghi e ricci, con le mesce blu mentre Melody aveva la coda e il top dove erano disegnate delle ciambelle con capelli biondi, corti e lisci, con le mesce fucsia.
Si era fatto tardi e Mary e Giuly dovevano tornare nel Regno di Spettacolandia così salutarono Titty e Melody e si avviarono verso casa felici.

Marialuisa Lucisano




Un pesciolino sfortunato
Di Edwin Macalello




Vi presento i miei pesciolini

I miei pesciolini rossi si chiamano NEMO E DORI. Sono molto vivaci e mangiano tanto.

Il loro colore non è proprio rosso ma si avvicina all' arancione. Nemo è leggermente più piccolo di DORI.

Appena torno a casa vado a guardarli e a controllare se sono ancora vivi, poi mi faccio aiutare a cambiare l' acqua della vaschetta e infine gli do un pizzichino di mangime. Loro lo mangiano subito e nuotano felici.

Prima di andare a letto vado a salutarli e mi addormento felice.




















UN PESCIOLINO PER AMICO

Quest'estate, avevo imparato a nuotare meglio e mi sentivo più sicuro, così ho incominciato ad usare la maschera e il retino per pescare.
Non è stato però così facile perché i pesci sono dei fulmini. Un giorno, mentre usavo il retino per raccogliere delle meduse, dopo aver gettato le acide streghe nella sabbia mi sono accorto che nelle maglie era rimasto incastrato un pesciolino che cercava di scappare; io l'ho messo in un secchiello con l'acqua di mare. Mi sono accorto però che il pesciolino sembrava stordito come un ubriaco, si muoveva poco. Sono andato a casa a pranzare e ho lasciato il secchiello in cabina. Nel primo pomeriggio siamo tornati a mare ma il pesciolino era già morto e infatti stava fermo a pancia in su. Mi è dispiaciuto molto e ho pensato che il pesciolino doveva essere stato colpito dalla stessa medusa che avevo catturato.
Siccome mi sono molto rattristato, ho deciso di farmi comprare due pesciolini rossi, uno dei quali è ancora a casa.

Edwin Macalello
















Puffy e Stella

Di Michele Morabito

Capitolo 1

Un cane, di nome Puffy, aveva perso il suo migliore amico, Bob.. Cool; per aiutarlo decise di andare a cercarlo, anche perché era suo fratello il cane che si era perso.
Dopo tanto tempo e tantissima fatica, finalmente Bob è stato trovato. Dimenticando questa triste vicenda, andarono assieme a trovare una banda canina al Polo Nord dove lui poco prima aveva rischiato la vita perché i topi che vivono lì tentarono di ucciderlo.
Proprio lì Puffy trovò una cagna di cui si innamorò, si chiamava Stella. Dopo qualche giorno di teneri sguardi si fidanzarono.
Andava così bene tra loro ma un giorno i topi assassini rapirono Stella; da quel momento Puffy e suo fratello Bob portarono con loro i migliori cani guerrieri per cercarla. Viaggiarono a lungo e attraversarono molti paesaggi, finché non trovarono il rifugio di Ratosino e i suoi scagnozzi.


Capitolo 2

Salviamo Stella
Puffy era disperato per il rapimento di Stella, la sua amata. Così, programmò un attacco a sorpresa; quando lui e i suoi amici cani erano al loro posto iniziarono a sistemare pezzi di formaggio dentro piccole gabbie. Dopo poca attesa, tutti i topi furono incastrati, tranne Ratosino che era pronto per scappare quando si accorse che era ormai troppo tardi; era circondato da tutti i cani! A questo punto non poteva fare altro che arrendersi.
Puffy salvò così la sua innamorata Stella e arrivati a casa si sposarono.
Infine Rotolino con tanta buona volontà, per farsi perdonare, costruì una bella casa per gli sposi e un'altra vicina, per tutta la banda.
Puffy era tanto felice di aver ritrovato il suo amico Bob e di aver conosciuto la sua innamorata Stella.

Michele Morabito









Le avventure di Castro
Un cane che di volta in volta
deve affrontare avventure sempre più belle

Di Antonino Panuccio




Vi presento Castro


In un paesino molto piccolo vive un signore anziano con il suo cagnolino di nome Castro; di taglia grande, magro, zampe corte, con gli occhi verdi e parecchio grossi come due zucchine, ha una coda folta e pelo corto e morbido come un cuscino di piume soffici …












Capitolo 1

Una gara importante

Una mattina Castro si rende conto che il suo padrone è triste. Intanto nel paesino si sta organizzando una gara per gli amici a quattro zampe e Castro decide di partecipare. Arriva in paese e si sente un po' confuso perché è timido ma poi si è dato coraggio e comincia ad esibirsi. Nel frattempo il suo vecchio padrone è preoccupato perché non sa dove è finito il suo cane che intanto raccoglie applausi dal suo pubblico.
Dopo pochi minuti arriva il momento della premiazione e Castro è molto agitato quando il giudice esclama il nome del vincitore: Castro ottiene il primo premio!!
Corre subito dal vecchio con la medaglia al collo e con una busta in bocca dove ci sono i soldi del premio.
Arrivato alla casetta piccola porge la busta al vecchio che capisce subito e comincia a sorridere perché è contento di questa vittoria e dei soldi in premio che gli consentirono, da quel momento, di vivere in modo più sereno, assieme al suo Castro.









Capitolo 2

Castro ritorna in città

Castro ha migliorato la vita del suo padrone e decide di ritornare a Castrolandia, la città in cui è nato; una grandissima città occupata esclusivamente da cani che vivono in vere e proprie abitazioni circondate da tanto verde, verdi proprio come gli occhi di Castro.
Partì ed arrivò sul posto dove c'erano ad aspettarlo tutti i suoi vecchi amici a quattro zampe. Sceso dall'autobus si mise a piangere per la commozione mentre i suoi amici, nel vederlo, abbaiarono per la felicità.
Per festeggiare il suo ritorno, decisero di cenare in un ristorante.
Fu una serata davvero divertente, accompagnati da giochi e balli.
A tarda nottata, Castro e i suoi amici ritornano nelle loro case.
Il mattino seguente, si recano al mare per trascorrere una piacevole giornata.
Mentre si trovano sulla spiaggia gialla come una stella che illumina nel cielo, sentirono delle urla provenire dall'acqua, pronto, Castro si tuffò in acqua e vide un bambino che stava annegando. In grande velocità raggiunse il piccolo, con la bocca lo afferrò per un braccio e lo portò in salvo dalla sua mamma che agitata starnazzava e gridava come un'anatra.
Castro, anche in questa occasione,diede il meglio di sé dimostrando di essere un cane eccezionale!




Capitolo 3


CASTRO TROVA L'AMORE



Una mattina di luglio, Castro apre la finestra e vede una bellissima giornata di sole, fa molto caldo, sembra di essere in un deserto e così decise di fare una passeggiata nel bosco.
Camminando e scodinzolando, nota una cagnetta carina e deliziosa con una coda lunghissima e con gli occhi azzurri come l'azzurro del mare. Incomincia ad abbaiare per attirare l'attenzione, se ne innamora perdutamente in un istante, fu amore a prima vista.
Decide di avvicinarsi nonostante la presenza della padrona. E' curioso di sapere il nome della cagnetta e così si presenta subito; la cagnetta, carina e deliziosa come un dolcetto, si chiama "STELLA". La sua padrona lo guarda con aria infastidita e sembra che dica a bassa voce :- che vuole questo cagnaccio? Via dalla mia cagnetta!"- Ma tra i due cagnolini nasce lo stesso una bella intesa e decidono di rivedersi.
Il giorno dopo, Castro prepara una bellissima automobile, si veste in modo elegante e va a prendere la sua Stella, luminosa più della Cometa.
Andarono a cenare in un lussuosissimo ristorante dove furono ammirati da tutti i presenti per la loro eleganza.
A fine serata Castro accompagna Stella a casa della sua padrona e lui ritorna nella sua cuccia.
Per tutta la notte Castro non riuscì a dormire perché il suo pensiero era rivolto a Stella, colei che gli ha fatto perdere la testa!
Stella

Capitolo 4

Castro e le elezioni elettorali

Nella città di Casrtolandia si stanno svolgendo le elezioni per la proclamazione del nuovo sindaco.
Ricorda così di quando era piccolo, aveva sempre desiderato candidarsi a sindaco. E così ha realizzato il suo desiderio: Castro decise di essere uno dei candidati!
Tutti i suoi amici a quattro zampe e la sua fidanzata Stella, più luminosa di sempre, lo aiutarono in questa sua nuova avventura. Si impegna a stampare diversi volantini e poster che incolla e distribuisce per la città.
Una sera Castro fa un comizio elettorale in piazza allestita con sedie, poster e palloncini e partecipano tantissimi suoi amici al punto che dovettero stare tutti stretti come tanti pulcini infreddoliti uno accanto all'altro per la grande confusione.
Castro riceve tantissimi applausi da tutti i partecipanti. Quando arriva il momento del suo rivale, la piazza si libera lasciando spazio solo a pochissimi interessati.
Dopo qualche giorno, finalmente, ci fu l'elezione del vincitore. Il titolo di sindaco fu assegnato proprio a Castro, che è davvero emozionato per aver ricevuto un incarico così importante.


Tutti i suoi amici e Stella gli organizzarono una grande festa colorata, sembra di assistere ad un carnevale per i coriandoli ovunque, sui marciapiedi e nelle strade.
In una grande piazza addobbata di festoni, fiori e dolci ballarono e cantarono per tutta la notte e solo alle prime luci dell'alba, ormai stremati, dalla stanchezza ma felici rientrarono nelle loro case.




























L'avventura di Clara e Jonny
Di Annarosa Postorino



Vi presento Clara e Jonny

In un piccolo villaggio sulle montagne più alte della Terra, dove si nascondevano, -LE CAVERNE Più BELLE DEL MONDO-, come dicevano gli esploratori, viveva un mostro di nome OCCHI ROSSI, perché aveva dei grandi occhi color carminio.
Si diceva che molte persone, andate alla sua ricerca, non sono mai più tornate e questo è inquietante …
In quel piccolo villaggio vivevano due ragazzi di nome Clara e Jonny, erano dei ragazzi speciali perché adoravano la natura, gli animali e studiare per sapere di ogni cosa che li circonda in questo mondo e questi due avventurosi bambini sono i protagonisti della nostra storia.










Capitolo 1

Clara e Jonny

Clara era una bambina simpatica e carina; bassa e paffutella, bionda, con i capelli lunghi, con degli occhi davvero belli, che erano di color celesti, ma alle volte diventavano verdi .. ma le cose più importanti da dire è che amava cantare, il suo fiore preferito erano le margherite e il suo migliore amico, nonché suo fratello, era Ionny.
Lui, invece, era alto e magro come uno stecchino ed era furbo come una volpe, perché quando i suoi genitori lo punivano, aveva sempre la scusa pronta. Aveva dei capelli castani con il ciuffo che si scostava lentamente quando gli cadeva davanti agli occhi verdi come uno smeraldo. Gli piaceva recitare e adorava quando l'attenzione delle persone, soprattutto delle ragazze, cadeva su di lui. Il suo cibo preferito erano le patatine, che voleva mangiare ogni giorno, facendo la lagna alla mamma, che poverina stava al suo comando… Jonny non lo disse mai, ma la sua migliore amica è stata Clara…
Un giorno a scuola la professoressa le raccontò di questo terrificante mostro e glielo descrisse come se fosse la macchia nera di quel villaggio. In effetti lo era, ma i ragazzi, avventurosi com'erano, non credevano mai alle cose dette dalla gente ma volevano verificarle, quindi non hanno creduto a cosa aveva detto la professoressa.
Incuriositi, i due ragazzi si misero in testa di cercarlo tutto da soli, senza i loro genitori e decisero di trovarlo. Il giorno dopo, senza che nessuno lo sapesse o li vedesse, partirono all'alba.
Si diceva che il mostro viveva in una piccola caverna, la più brutta e fradicia e tutti si sono chiesti perché vivesse lì con tutte le caverne che c'erano.. si diceva che in quelle caverne si respirasse a malapena, perciò i ragazzi presero delle maschere per l'ossigeno che usavano i genitori per lavoro.
Dopo molti autobus, percorsi a piedi e fermate per comprare bottiglie di acqua e dopo aver camminato a lungo, dai piedi della montagna fino in cima, arrivarono alla prima caverna, ma non ci entrarono perché, secondo loro, era troppo pulita.. andarono nella seconda che, secondo loro, era abbastanza sporca per darci un'occhiata, ma non c'era anima viva a parte pipistrelli, scarafaggi, insetti …
Stanchi, timorosi e spaventati entrarono nella terza caverna, che era un cumulo si sporcizia, di scarafaggi e schifezze varie.
Appena entrati sentirono un botto e subito dopo un ronzio e un gruppo di pipistrelli li assalì mirando all'uscita.
Dopo essersi ripresi dalla paura presa, Clara era dietro di Jonny e continuò a spingerlo per farlo camminare perché era troppo spaventato.
Proseguirono e all'improvviso videro un'ombra gigantesca che ruggiva ma avvicinandosi pian piano, con la paura che ormai si era impossessata del loro corpo, videro un piccolo mostriciattolo che era alto quanto un piccolo cagnolino messo in piedi su due zampe, nero e pelosetto, con degli occhioni grossi e rossi e con i denti affilati e corti.










Il mostriciattolo parlava, grazie a un dispositivo posizionato dentro al suo cervello, spiegò che si chiama Charlie e che non aveva mai mangiato nessuno, né fatto del male ad alcun essere vivente, anzi era erbivoro.
Le persone incontrate erano morte per la difficoltà di respirare nella caverna. I ragazzi, pur avendolo incontrato, non ebbero subito fiducia in lui, ma tentennando alla fine diventarono amici. Parlarono e scoprirono molte cose su di lui, come per esempio che non sa da quale pianeta proviene, né se sua madre è viva oppure no …
Dopo che parlarono con Charlie, i due ragazzi tornarono a casa loro, salutando il mostro, tristi di aver finito quella giornata, era domenica e i genitori non si sarebbero alzati prima di mezzogiorno, le undici e mezza.
I ragazzi gli dissero che un giorno sarebbero tornati a trovarlo e per ricordo di quella giornata fatta di chiacchiere, Charlie gli regalò dei bracciali fatti di ossa, con sopra una pietra che conteneva, quella di Clara, un liquido viola e quella di Jonny un liquido blu che ogni tanto diventava verde.. il mostriciattolo gli spiegò che erano bracciali magici che avevano pure il potere di cambiare colore rispetto alle emozioni che si provano.
I ragazzi avrebbero voluto stare lì con Charlie a parlare, parlare e parlare, ma non sarebbero arrivati a casa in tempo, perciò salutarono il loro nuovo amico e partirono in viaggio di ritorno verso casa, increduli di quello scoperto.





Capitolo 2


IL cattivo FOG


Ormai erano passate molte settimane da quando Clara e Jonny erano andati in cerca di Charlie e sentivano la sua mancanza.
Più i giorni passavano e più i ragazzi si chiedevano che potere avessero quelle pietre. In quei giorni, non sapevano perché, sognavano Charlie in una casa grandissima, blu a strisce bianche, in mezzo alla natura, circondata da un giardino immenso, sembrava il sogno di ogni persona, solo che Charlie non ero così felice. Allora Clara e Jonny dissero ai genitori che dovevano fare un gita scolastica di alcuni giorni e si erano procurati, dopo averli scritti al computer e stampati, pure autorizzazione e tutto il necessario per far credere della gita ai genitori che, senza saperlo, li mandarono.

In realtà i ragazzi andarono in cerca di quella villa che jonny e Clara non smettevano di sognare. Tutti pronti, la mattina seguente si misero in viaggio per trovare Charlie, così da stare tranquilli. 
Arrivati lì, cercarono Charlie in tutti i posti, ma non lo trovarono; preoccupati andarono nella prima e nella seconda caverna, ma neanche là c'era una sola traccia di Charlie.
Allora a Clara venne un'idea, pensò che quello era il momento di vedere che poteri avessero quelle pietre; incominciarono a dire parole come: aiutaci, apriti, mostraci i tuoi poteri… finché Clara non iniziò a strofinare le due pietre, prendendo esempio dai cartoni. All'improvviso una luce fortissima li abbagliò, si era aperto un portale. I ragazzi, ormai non più impauriti, pensarono:– dopo il mostro, cosa può succederci? -. Entrando si trovarono in una specie di buco nero che li faceva volteggiare, volteggiare e volteggiare ancora. Dopo un'oretta caddero in un giardino immenso che era l'entrata di quella casa che sognavano da tante notti. Incominciarono a ispezionare tutto; entrati in casa, sentirono una voce che dava dei comandi e la voce che rispondeva era di Charlie, finalmente lo videro ed erano così presi dall'abbracciarsi con Charlie che non sentirono l'uomo che li osservava…
Era basso e tozzo, paffuto, quasi pelato, con gli occhi neri privi di amore e portava sempre un vestito nero carbone. Quell'uomo di nome Fog incominciò a gridare chiedendo cosa stessero facendo e chi erano. I ragazzi si presentarono e Fog chiese loro se erano i nuovi domestici e Charlie rispose di sì. Jonny, Clara e Charlie si misero a pulire, iniziando a parlare. I due ragazzi chiesero cosa stava succedendo e Charlie spiegò che Fog era una persona cattiva, che lo stava torturando, perché voleva le pietre magiche. I ragazzi non si seppero trattenere e gli chiesero che potere avessero quelle pietre. Lui rispose dicendo, che avevano tutti i poteri che desiderava chi li possedeva.
Dopo un giorno Fog, notò che i ragazzi avevano i braccialetti con le pietre magiche e glieli chiese. I ragazzi, decisi, risposero no!! Allora incominciò a seguirli tirando fuori degli artigli lunghissimi. I ragazzi, spaventati, fecero il giro di tutta la casa, tornando poi dentro insieme a Charlie, lasciando Fog fuori. Ma pochi minuti e avrebbe sfondato la porta. Allora, subito i ragazzi, strofinarono le pietre e arrivarono a casa loro. Finalmente erano salvi e al sicuro! Però Charlie era con loro e lo nascosero sotto il letto. Ma presto i loro genitori lo video e fu allora che i ragazzi gli raccontarono la storia e sbalorditi i genitori decisero di tenere il mostriciattolo buono in casa con loro.
Intanto Charlie pensava preoccupato:– Fog, però, non è morto…- ma questo al prossimo capitolo!


Pietre magiche





















Capitolo 3


Fog, non più un problema..

Dopo dei giorni, Charlie si abituò alla vita insieme a Clara e Jonny. Anche se la sua fidanzata, di cui non ha parlato ai due ragazzi, gli mancava. Lei si chiamava Lala. Allora, per Chalie, i ragazzi fecero il lungo viaggio arrivando alla caverna ma non trovando nessuno. Anche se nella prima caverna c'era un biglietto con scritto: "SE VUOI RIVEDERE LALA VIVA, PORTAMI LE PIETRE MAGICHE" firmato fog.
Dopo aver letto quel biglietto, Charlie e i ragazzi, si precipitarono nella casa di fog. Arrivati non si fecero vedere da nessuno. Ma videro Lala, sola e legata dentro una piccola stanza. Quindi, Charlie entrò e la slegò, poi l'abbracciò. Dopo essersi abbracciati la presentò a Clara e Jonny. Era bianca, con gli occhi rossi, grassottella e bassa. Non avevano fatto in tempo a presentarsi che arrivò fog. I ragazzi, grazie alle pietre magiche, diventarono invisibili. Invece i due mostriciattoli erano stati presi da fog e portati nel "vulcano della morte", che era dove le persone andavano a morire. Clara e Jonny intanto seguivano fog, che era andato a chiamare i suoi seguaci, per trovare i ragazzi. Dopo pochi secondi, la casa era piena di sostenitori, dotati di sensi molto acuti e infatti trovarono subito Clara e Jonny. Li legarono e li imbavagliarono ma arrivarono i loro genitori, che con mosse di karate, avevano mandato a tappeto tutti, tranne fog. Mamma usò la pietra magica per mandare fog nell'universo, fra tutte le stelle. Papà slegò i ragazzi, che ritrovarono Charlie e Lala e tornarono a casa con una nuova amica..


Capitolo 4

Una piccola tartaruga

Era ormai estate, Jonny e Clara avevano voglia di mare; prepararono gli zaini e dentro ci misero pure i due mostriciattoli e, insieme ai genitori, partirono per il mare.
Arrivarono in una spiaggia quasi deserta. Piano, piano le persone, che erano in spiaggia andarono via, perché ormai era tardi e così i ragazzi fecero uscire Lala e Charlie dallo zaino.
Si misero tutti a giocare nell'acqua, finché non videro una tartaruga ferita sulla riva. Corsero tutti per prenderla e portarla sotto l'ombrellone.
Lei si chiamava Carina, era piccola e vecchietta, tonda come un frisbee, a quadretti e di colore verde come l'erba di campagna e bianca come la neve…

Annarosa Postorino



L'alieno Lady
Di Chiara Saccà


Vi presento Lady


Il personaggio della mia storia si chiama Lady.
E' un cane alieno nero e marrone, con un muso piccolo, gli occhi verdi e grandi, le zampe corte e larghe e la coda corta.
Ha la voce acuta e parla come noi ma solo al contrario, mangia erba gatta, si muove a quattro zampe velocemente e fa un profumo di rosa…




Lady sul tetto della mia casa





Capitolo 1

Il cane alieno

Una sera, mentre passeggiavamo lungo il viale di casa mia, ho visto sul tetto del mio palazzo un cane alieno; era piccolo, con il pelo corto, nero, due occhi grandi come palle da bowling, le zampe grandi e il corpo lungo e magro.
Sono salita sul tetto un po' impaurita. Quando mi sono avvicinata lo sentì parlare e mi disse che si chiamava Lady e che nel suo paese non aveva di che vivere perché una tempesta stellare aveva distrutto tutto quello che aveva. Così è venuto sulla terra in cerca di aiuto.
Dispiaciuta sono scappata a casa per raccontare tutto a mio padre, lui mi promise di andare a comprare da mangiare.
Quando arrivò Lady era felice e ci ringraziò, prese il mangiare e se ne andò.
Ma mi lasciò un biglietto con su scritto "tornerò presto!"

Chiara Saccà









Capitolo 2

Il ritorno del cane alieno Lady

Il 16 settembre finalmente ritornò Lady, il cane alieno che era venuto a casa mia 5 mesi prima.
Lady mi ha raccontato tutto quello che era successo dopo la sua partenza e io pure gli raccontai cosa era successo in quei 5 mesi. Sono scesa in cucina e dissi a mio padre che Lady era tornato, anche lui era felicissimo.
Passarono in fretta due settimane, ma Lady accettò poi di rimanere per sempre con me. Ero felicissima e facevo i salti di gioia dicendo:- che bello, che bello! - . La mia mamma mi chiese il motivo della mia felicità e io gliela dissi. Mio padre andò a comprare una cuccia rosa con pailette, per dormire comodamente vicino a me nella mia stanzetta grande tappezzata di musi rosa, un letto grandissimo e tantissimi giochi.
Il giorno dopo Lady e io siamo andate al parco e abbiamo incontrato Erico, un bambino magro, alto e con gli occhi azzurri. Subito mi chiese chi è Lady e io gli raccontai tutto e lo invitai a casa mia per giocare. Lui accettò e tutti e due abbiamo giocato con Lady che ci faceva le feste.










Capitolo 3

Un'avventura spaventosa


Quel giorno, io Lady ed Erico ci siamo divertiti un mondo, purtroppo però era arrivata l'ora che Erico se ne andasse, ma ci saremmo rivisti domani.
Infatti proprio l'indomani siamo andati nel parco dove però abbiamo sentito un rumore, era un cane che ringhiava e ci voleva mordere, Allora noi ci siamo messi a correre a gambe levate verso casa.
Quando arrivammo mia madre mi chiese cosa avessi. Poi lei mi disse che non dovevo avere paura e mi disse pure il perché. Noi comunque abbiamo promesso che non saremmo più andati al parco da soli.










Capitolo 4

Una nuova arrivata

Mia mamma mi confessò che aspettava un bambino: io ero emozionatissima e felicissima. Lei diceva che sarebbe dovuta andare all'ospedale per partorire.
Dopo 9 mesi è arrivata la mia sorellina. Si chiama Giulia, ha i capelli … anzi, i capelli a dire il vero non ce li ha, gli occhi sono azzurri, è magra ed ha le manine e i piedini piccoli.
E' bellissima ma piange sempre. Lei dorme insieme ai miei genitori, in una culla azzurra con le lenzuola rosa e il pupazzo rosa.
Io sono un po' gelosa di lei ma Lady, il mio cane alieno dice che non devo esserlo. Per me va bene non essere gelosa ma tutti danno più importanza a lei che a me. Per fortuna io ho Lady che mi vuole bene come una mamma. Da un lato è bello avere una sorella ma dall'altro lato no!




Capitolo 5


Due amiche inseparabili!

Lady mi propose di andare a fare un viaggio a Parigi. Io le dissi di sì, ma prima dovevamo chiedere il permesso a mio padre. Siamo scese in cucina da lui per proporgli questo viaggio, lui ci pensò un po' ma poi disse di sì e andammo a comprare subito i biglietti. Appena tornate a casa ci preparammo le valige. Era finalmente arrivato il giorno del viaggio. La mattina presto andammo all'aeroporto. Decollammo alle 8:00. Sull'aereo un' hostess ci raccomandò di allacciare le cinture. Alle 13:00 portarono il pranzo: pasta al sugo e insalata. Io e Lady abbiamo dormito per tutto il viaggio. Infatti all'arrivo ci svegliò l'hostess dicendoci :-siamo arrivati a Parigi!- e noi urlammo un siiiiiiii!!! Andammo a cercare un albergo in cui dormire. Girammo mari e monti ma alla fine lo trovammo, un albergo a 5 stelle. Un ragazzo ci accolse e ci consegnò le chiavi della camera. Arrivati dentro io mi buttai sul letto; la stanza era accogliente e i materassi morbidi morbidi a tal punto che appena ci appoggiammo ci addormentammo fino all' indomani mattina.
Al mio risveglio Lady era già alzata e mi diede il buongiorno con un regalino. Era il ciondolo dell'amicizia. Che felicità! L' abbracciai forte forte e le confessai che lei era l'amica più cara che avevo. Quella felicità però finì subito perché Lady cosi come era comparsa all'improvviso, all'improvviso svanì lasciandomi nel cuore il dolce ricordo dei bei momenti passati insieme.

Chiara Saccà


Capitolo 1

Avventure con Flarg
Di Mirko Sidari

Capitolo 1

Stavo passeggiando con un mio amico, quando da una casa abbandonata sentimmo scricchiolare, ma pensavamo si trattasse di un ladro nel suo rifugio o una lupo feroce ma invece sentimmo "bau bau", quindi entrammo. Subito vedemmo un cane attaccato al tetto ma non aveva colla sotto le zampe allora ci preoccupammo e lo portammo da un veterinario.
Lui gli fece le analisi del sangue e trovò particelle radioattive che gli davano velocità molto alterata, infatti arriva a 300 Km.h in quattro secondi e mezzo ed ha la capacità di arrampicarsi sui muri. Io lo presi e lo portai da mia nonna, gli diedi un nome e lo chiamai Flarg.
Dopo un po' di tempo, si accoppiò con una femmina di dalmata e nacquero 7 bei cuccioli che hanno vinto più di 20 concorsi canini e sono diventati 3 cani pompiere e 4 cani poliziotti: Roger, Lulu e Dexter pompieri, Michelino, Tito, Venus e Flavio poliziotti.
Ancora oggi Flarg è con me ed è il mio migliore amico!
Florg

Capitolo 2

Una guerra intergalattica

Io e Flarg, il mio amico cane, stiamo giocando a scacchi quando ad un certo punto vediamo una luce abbagliante arrivare dal mio giardino vado fuori e vedo una astronave!
E' alta 15 metri circa ed lunga forse 10. Improvvisamente escono quattro alieni che ci dicono di andare sul loro pianeta per aiutarli a vincere una guerra intergalattica.
A me danno una pistola laser e a Flarg un osso bomba da mettere nella base nemica.
Arrivati sul posto, dopo otto minuti, che sul quel piante equivalgono a otto anni, viene dato un annuncio importante: << è finita la guerra, i nemici si sono arresi!!! >> e noi gridiamo << EVVIVA!!>>.
Torniamo sul nostro pianeta e festeggiamo perché non ci sono stati morti o feriti.
Arrivano i miei genitori mi chiedono che cos' era quella luce che si alzava e se ne andava dal giardino di dietro e io dissi << niente!>> e feci un occhiolino a Flarg.




Capitolo 3

Io e Flarg eravamo a Scilla quando da una casa abbandonata e vecchissima, con i muri sgocciolanti, abbiamo sentito un suono simile a << fno>> dopo un poco di nuovo << fno>>, siamo entrati e abbiamo visto una macchina del tempo: era verde e arancione, non era difficile usarla, ci sono entrato e c' era una manovella dove si sceglieva il periodo da visitare "passato o futuro" ho girato la manovella di 615 anni a.C. e io e Flarg ci ritrovammo davanti al grande TARQUINIO PRISCO, re di Roma, che appena ci ha visto ci ha sbattuto nelle sue celle e ci ha fatto schiavi.
Io e Flarg eravamo arrabbiati e delusi e ci lanciavamo contro le sbarre di metallo, siamo riusciti a sfondarle perché erano costruite male. Appena usciti siamo andati da Tarquinio Prisco per affrontarlo e lui si è convinto a lasciarci andare; ci ha detto di andarcene sulla nostra macchina magica, la macchina del tempo, ma in quel preciso momento è scoppiata una guerra contro i Galli e noi abbiamo aiutato i Romani, con spada di ferro e armatura d' oro anche per Flarg. Eravamo accanto a un centurione di nome Moriturite mentre andavamo all' attacco e abbiamo vinto! Però ci furono molte vittime e ora ho rimorso e dispiacere per quel giorno. Finita la guerra Tarquinio Prisco ci ha ringraziato dell'aiuto e con la macchina del tempo siamo ritornati a casa. Subito io e Flarg abbiamo mangiato un cono gelato con tre gusti: cioccolato nocciola e fior di latte!

Capitolo 4

Un ninja di nome Kyo

Ero in Giappone con Flarg e stavamo mangiando al Soho sushi e il sashimi al pesce. Quando siamo usciti abbiamo visto un ninja di nome Kyo che tagliava lastre di cemento con la sua katana nera.
Lui ci ha consigliato di andare al dojo, arrivati incontrammo un nostro amico che ci diede una katana per allenarci con un manichino che polverizzammo in 2 minuti. Alla fine dell' addestramento eravamo perfetti ninja, pronti ad andare sul monte Fuji a combattere l' armata dello Scorpione.
Fu una lotta tremenda ma alla fine vincemmo e l'armata dello Scorpione cessò di esistere.
Ora io e Flarg tagliamo tavolette di cemento con una katana nera
Mirko Sidari



Matilde e Anna

Di Carlotta Tripodi


Vi presento Matilde

In una casetta in periferia abitava Matilde. Lei aveva i capelli biondi come il sole,era alta 1.65,aveva gli occhi azzurri come il cielo, era magra e aveva 25 anni.
I suoi genitori abitavano in città ma lei non voleva viverci perchè c'era tanto smog. Per questo aveva affittato una casa che aveva un giardino intorno e che lei curava con tanto amore.
Ma lavorando come segretaria in uno studio di avvocati doveva svegliarsi presto, preparandosi velocemente perche' a strada da percorrere era molta. E siccome la sua macchina era una vecchia utilitaria bisognava farla carburare prima di partire. Era una vecchia cinquecento verde con il tettuccio apribile e con lo sterzo molto grande rispetto a quelle che fabbricano adesso…

Mi chiamo Anna


Capitolo 1

Un giorno …

Un giorno Matilde era uscita dal lavoro e voleva tornare a casa quando si accorge che girando lo sterzo a destra la macchina andava a sinistra. Infatti l'auto l'aveva portata una spiaggia.
Matilde, un po' per paura di ciò che era successo,un po' perché vedendo tutta quella gente che faceva il bagno e si divertiva,decise di scendere dall'automobile e così trascorse un bel pomeriggi,conoscendo delle nuove amiche.
Quando tornò alla macchina aveva quasi dimenticato l'accaduto,ma nel mettere a moto l'auto sentì una voce che le disse: "Ti sei divertita? Non è stato più bello venire al mare che tornare subito a casa a posteggiarmi per riprendermi solo domani mattina per andare a lavoro?". Matilde sentendo quelle parole pensò che qualcuno fosse entrato in macchina. Ma poco dopo capì che a parlare era stata proprio l'automobile. Prima si spaventò,poi si mise a ridere e le chiese:" Se sei stata proprio tu parlare forse hai anche un nome?" . La macchina a quel punto rispose: -Non credi che sia io a parlare? Allora ti dirò ho anche un nome, mi chiamo Anna!-
Da quel giorno Matilde saluta la sua macchina chiamandola per nome e programmando la giornata insieme.



Capitolo 2

Il meccanico – dottore

Era arrivato l'inverno e quando Matilde prendeva la macchina Anna, sentiva che questa aveva difficoltà nel mettersi in moto. Allora pensò che avesse preso anche lei l ' influenza di stagione. Il giorno dopo le disse:- dai accenditi, forza!- Ma Anna non ne voleva sapere, non partiva. Allora Matilde disse:- se non ti avvii verso l'ufficio ti porto dal tuo medico. A quelle parole Anna partì subito.
Dopo qualche giorno la situazione si era aggravata; da una piccola influenza si passò a un problema più grave e aveva capito che Matilde si era innamorata di lui. Dopo qualche minuto il ragazzo le consegnò la macchina come nuova. Matilde per tutto il tragitto non parlò.
Dopo la macchina Anna le chiese se le era mancata, la ragazza le disse che in quelle mattine doveva prendere due pullman per andare a lavorare e si sentiva molto sola. Matilde confessò ad Anna che si era innamorata del ragazzo e che lo voleva rincontrare. Anche Anna aveva conosciuto la macchina del meccanico e insieme avevano fatto tante chiacchierate.
Allora Anna per accontentare l'amica e se stessa finse di essere malata per andare un'altra volta dal meccanico.




Capitolo 3

Amore a prima vista

Un paio di giorni dopo, Matilde ricevette la telefonata dal meccanico- dottore che la informava sulle condizioni della sua auto e che poteva andare a ritirare prima della chiusura.
Allora felice di questa notizia ballava e cantava x tutta la casa e ancora non sapeva la sorpresa che l'attendeva. Arrivata all'officina chiamò tante volte ma nessuno la sentiva. Dopo qualche minuto dal retro un ragazzo bello con gli occhi azzurri, giovane e muscoloso arrivò e si scusò per non aver sentito e le disse che era il figlio del proprietario. Anna aveva visto tutta la scena e aveva capito che Matilde si era innamorata di lui. Dopo qualche minuto il ragazzo le consegnò la macchina come nuova. Matilde per tutto il tragitto non parlò. Dopo Anna le chiese se le era mancata, la ragazza le disse che in quelle mattine doveva prendere due pullman per andare a lavorare e si sentiva molto sola. Matilde confessò ad Anna che si era innamorata del ragazzo e che lo voleva rincontrare. Anche Anna aveva conosciuto la macchina del meccanico e insieme avevano fatto tante chiacchierate. Allora Anna per accontentare l'amica e se stessa finse di essere malata per andare un'altra volta dal meccanico.



Capitolo 4
L' incontro

Arrivati in officina sia Anna che Matilde hanno avuto una brutta sorpresa; la macchina e il bel ragazzo non c'erano!
Il meccanico spiegò a Matilde, come se le avesse letto nel pensiero, che il figlio era fuori città per qualche giorno e le chiese se avesse potuto aspettare il suo ritorno, perché aveva tante auto da riparare. Lei rispose di si così avrebbe potuto rincontrare il bel ragazzo.
Passarono tanti giorni quando una sera, al rientro dal lavoro, ferma a un semaforo, Anna incominciò ad agitarsi molto. Matilde le chiese cosa c'era e l'auto le rispose:- Guarda alla tua sinistra e capirai.- La ragazza si girò e vide un ragazzo dell'officina che la salutava e le diceva di accostarsi più avanti. Sia lui che Matilde scesero dalla macchina e andarono a prendersi una bibita al bar Riviera. Anche Anna e l'altra macchina si raccontarono le cose che erano successe nei giorni passati. Quando tornarono Anna li vide mano nella mano e felice perché l'amica capì che era nata una bellissima storia d'amore.

Carlotta Tripodi




Di Giulia Viola

Capitolo 1
UN ALIENO
DI NOME PEOPLE

Di Giulia Viola

Era autunno quando ho vissuto un'avventura fantastica: mentre ero a casa a dormire, ho sentito un rumore e, preoccupata, mi sono recata nel salone, lì, davanti a me, ho visto all'improvviso la faccia, dietro il divano bianco del mio salotto, di un esserino strano! All'inizio ho pensato di stare ancore dormendo e mi sono stropicciata gli occhi. Il primo istinto è stato quello di fuggire, ma dove? Allora ho urlato ma nessuna mi ha sentito e anche lui, poverino, ha gridato terrorizzato dalle mie urla.
Appena ho capito che aveva anche lui paura, mi sono zittita e ho deciso di fidarmi. Poi, mi sono avvicinata piano piano, trattenendo il respiro perché non sapevo chi o cosa fosse e se dovevo avere paura. Guardandolo meglio da vicino capì che ... era un alieno! Cos'altro poteva essere se non un alieno? Era viola e pelosetto, Aveva gli occhi rossi ma buoni, aveva un aspetto un po' umano: con un corpo pentagonale, una testa a punta, al posto del naso aveva una simpatica pallina blu, due orecchie minuscole, ricoperte di pelo come fosse un gattino, due braccia verdi e corte ma senza mani e dita, allo stesso modo le due gambe arancioni. Era alto come un bimbo di 3 anni, sulla punta della testa, infine, aveva un'antennina verde che fungeva da radar e che traduceva nella nostra lingua ciò che diceva e che serviva anche come punto di telepatia. Queste cose le ho scoperte quasi subito perché abbiamo iniziato a comunicare: ho cominciato io chiedendogli chi fosse e cosa ci facesse a casa mia, nel mio salotto! Quest'esserino ha risposto qualcosa perché ho sentito dei suoni simili a delle parole ma la sua bocca non si muoveva e si agitava invece la sua antennina. Così ho intuito che questa serviva per tradurre le parole e da come mi parlava ho capito anche che era molto socievole. Dopo che avevamo ormai parlato per qualche ora, mi ha raccontato di chiamarsi People. Col tempo ho visto che per camminare scivolava e per prendere le cose fletteva le braccia come un elefante con la proboscide.
People era fantastico e ogni volta sorprendeva tutti per il suo carattere strano ma simpatico.
Quando l'alieno si è accorto che non ero un adulto, mi ha raccontato di provenire dal pianeta Diamond, della galassia Sprite e che la sua astronave era atterrata, inspiegabilmente, sul mio terrazzo. L'alieno era venuto sulla Terra per trovare dei semi di piante che servivano nel suo mondo che, non avendo più ossigeno, stava morendo. Dopo aver saputo ciò, mi sono commossa e per non farlo vedere ai miei, spaventata di una loro brutta reazione, l'ho nascosto nello zaino e il giorno dopo, l'ho portato a scuola con me.
Durante l'intervallo l'ho mostrato ai miei compagni e ho raccontato la sua storia commovente. A quel punto la mia compagna Marialuisa ha osservato che siamo solo dei bambini e non avevamo potuto fare niente. Pertanto, abbiamo deciso all'unanimità di chiedere aiuto alla maestra Emo che è un' appassionata ambientalista e che ci avrebbe suggerito sicuramente una soluzione. Non appena la maestra Emo ha visto People, ha deciso di organizzare una gita al vivaio per consentire a tutti i bambini di comprare i semi necessari per salvare il pianeta Diamond.
Per dimostrare la sua riconoscenza, People ha regalato alla nostra maestra e a noi alunni, una foto del suo pianeta morente per dimostrare quando sia importante proteggere l'ambiente.
Quella notte People è ripartito lasciando di sé un bellissimo e istruttivo ricordo.








Capitolo 2

People ritorna sul pianeta Diamond

La sera in cui People andò via, non la dimenticherò mai; dopo che il sole era tramontato, lasciando dietro di sé un orizzonte viola e giallo, è arrivata la pioggia : prima leggera e impalpabile, poi talmente forte che, quando toccava a terra, lasciava dietro di sé un rumore sordo e pauroso, quasi come un lamento. Nonostante il tempaccio, People decise di partire comunque.
Quando tutto fu pronto, venne in camera mia e volle salutarmi come si usava sul suo pianeta: strofinando fra loro le nostre fronti ed i nostri nasi. Questo gesto mi fece venire i brividi perché la sua fronte era pelosa e pungente mentre il suo naso era una pallina blu morbida, gelatinosa e fluorescente, come lo "SKIFIDOL". Dopo appena qualche minuto da quando mi aveva lasciata, sentii i motori dell'astronave, immediatamente mi affacciai alla finestra della mia stanza e vidi un'intensa striscia di luce bianca sorvolare l'orizzonte nero. Dopo un paio d'ore, la striscia luminosa era scomparsa quindi, stanca, mi andai a coricare nel mio caldo lettino dove, la sera prima, si era coricato anche People.
Arrivato sul suo pianeta, People cercò di mettersi in contatto con me e, visto che era uno scienziato, usò le apparecchiature più avanzate del suo pianeta senza ottenere, però, alcun risultato. A questo punto, scoraggiato, decise di tornare a casa sua poiché aveva nostalgia di sua moglie Poppy e dei suoi figli Chicca e Lollo. Lasciò, quindi, l'astronave nel garage della stazione spaziale dove lavorava e prese la sua auto volante "Jambo Gx 1100". Quest'ultima era un'auto super accessoriata, quasi come una roulotte in miniatura. Aveva un bagno tutto verde e giallo pieno di pulsanti colorati che servivano per far uscire il lavandino, il water e il bidet dal muro; un lettore MP98 (pro-pro-pro-pronipote del nostro Ipode); un frigo portatile che era grande quanto un pacchetto di fiammiferi ma forniva qualunque alimento venisse digitato sul suo display.
Mentre volava, People guardava con tristezza le case della sua città ripensando a come erano belle quando gli alberi su cui erano appoggiate erano rigogliosi e non tronchi sterili come ora. Giunto a casa, fu accolto a braccia aperta dalla sua dolce famigliola alla quale raccontò, di fronte ad una cena gustosa e fumante, del suo incontro con me, con i miei compagni e con la mia maestra e di cosa avevamo fatto per lui. Dopo cena People andò subito a dormire perché il giorno dopo lo aspettava una lunga giornata fitta d'impegni.


Capitolo 3
    
People organizza il rimboschimento

Il giorno dopo, People si alzò di buon ora poiché doveva iniziare a rimboschire il suo intero pianeta. A un certo punto, però, si rese conto che non ce l'avrebbe potuta fare da solo e così pensò di procurarsi una truppa di esperti giardinieri. Pertanto, attraverso la sua antennina radar sparse la notizia ovunque sulla galassia Sprite e rimase in attesa di adesioni.
All'appello risposero, tra gli altri, i Venusiani – di color viola a quadretti neri come una tavola da scacchi, viscidi senza arti ma con una coda prensile-, gli Zoltariani – a forma di lampadina arancione sempre accesa, con un'unica mano che fuoriusce dal centro del petto e un piede che sbuca dalla pancia -, gli Ishtariani – romboidali, con un leone disegnato sul volto e con gli arti privi di falangi -, gli Stelloti – simili a stelle con una spada al posto del naso e arti rotondi – e i Sabbiucchi –minuscoli come granelli di sabbia ma color lilla-. La selezione durò qualche giorno e fu molto ardua. Infatti, i Venusiani lavoravano 24 ore su 24 però, mangiavano continuamente e servivano enormi scorte di cibo; gli Zoltariani lavoravano solo di notte e, quindi, necessitavano di molta energia; gli Ishtariani erano così lenti che avrebbero impiegato un'ora per piantare un solo seme; gli Stelloti, poi, lavoravano bene ma in cambio volevano l'oro disponibile; i Sabbiucchi, infine, lavoravano solo sulla sabbia e, quindi, ne serviva davvero parecchia.

Alla fine People capì che nessuno di loro era all'altezza del lavoro da compiere e decise di chiamare i suoi figli, Chicca e Lollo, il fratello Hotty e l'amico Miouller per iniziare la semina. Chicca e Lollo erano gemelli eterozigote e, quindi, si assomigliavano soltanto ma non erano identici: lei era azzurra e lui bianco. Il loro pelo, poi, era folto come quello del padre ma molto più morbido, setoso e profumato grazie alle enormi quantità di balsamo che la loro mamma usava. Sin dalla nascita erano dei veri e propri geni: parlavano e capivano subito tutte le lingue che ascoltavano, eseguivano complicatissime operazioni matematiche in pochi secondi e, come la loro mamma, sapevano cucinare divinamente qualsiasi cosa. Chi sa se queste loro doti gli sarebbero servite nel viaggio che si preparavano a fare.
I cinque, quindi, si divisero le zone del pianeta : Lollo e Miuller andarono a Sud, People e Chicca a Nord e Hotty si avventurò nella zona del pianeta non illuminata dalla stella Springhy.
Iniziò così l'avventura…












Capitolo 4

L'avventura di Hotty
nella zona oscura

Hotty, il fratello di People, era un alieno pelosetto, arancione, spiritoso e tanto coraggioso; aveva le braccia blu, gambe verdi e, come tutti gli altri Daimondiani, era dotato di un piccolo radar posizionato su un'antennina verde.
Hotty, al contrario di People, adorava mangiare dolci, il suo preferito, infatti, era il "dhujonvogher". Questo dolce, dal nome impronunciabile, in realtà è una cioccolata a forma di mano umana con dentro crema di nocciole, vaniglia e pistacchio e ricoperta da un solido strato di panna montata che i Daimondiani possono solo leccare, visto che non hanno denti.
Ovviamente, Hotty aveva con sé una scorta illimitata di "dhujonvogher", in vista del difficile viaggio che si apprestava a compiere.
Fu proprio lui, infatti, ad essere incaricato di rialberare la parte del pianeta Daimond che non riceveva mai luce dalla stella Springhi. Questo fenomeno è provocato dalla mancanza di piante che impedisce al pianeta di ruotare perfettamente intorno al proprio astro. La "zona oscura" è così chiamata proprio perché il suo cielo è nero e cupo e tutto è nascosto da un buio paurosissimo. Inoltre, il terreno è grigiastro e asciutto per cui ad Hotty sarebbe servita molta acqua per innaffiarlo. Quindi, con la sua antennina radar, teletrasportò fino alla "Zona Oscura" tantissima acqua per irrigare ogni millimetro di terra arida.


Quando, finalmente, tutto fu pronto per la semina, Hotty venne, però, disturbato dall'arrivo dei "cardini scattanti" cioè una specie di carciofoni giganti color verde militare che, non avendo più erba alta tra cui correre, erano come impazziti e senza controllo. Ma lui riuscì, con la sua cintura e le sue bretelle, a creare delle briglie per domarli.
Con l'aiuto dei cardini, l'opera di rimboschimento fu velocizzata. I cardini, infatti, hanno dei sepali appuntiti sotto le foglie che fanno dei buchi nel terreno nei quali, dalle foglie superiori, fanno scivolare acqua e semi.
A lavoro concluso, Hotty, soddisfatto, decise di tornare a casa cavalcando uno dei cardini, mentre gli altri lo seguivano. Lungo il cammino attraversò un'altra regione del pianeta detta "Zona bianca". L'ambiente, qui, è completamente diverso da quello della "Zona Oscura". Infatti, il terreno è candido e ricoperto da una soffice coltre di neve profumata di vaniglia. Anche il cielo è bianco, anziché azzurro, a causa di un curioso fenomeno di rifrazione della luce della stella Springhi sulla neve. Non è, però, un luogo arido giacché la sua popolazione coltiva tutto ciò che gli serve in lunghe gallerie sotterranee.

Nella "Zona Bianca", Springhy incontrò i terribili "Snowy", i cattivissimi mostri di neve che terrorizzavano gli abitanti della vallata.
Tuttavia, prendendo una bella rincorsa ad alta velocità, riuscì, con l'aiuto dei cardini, a schiacciarli e trasformarli in una poltiglia biancastra.
Oltrepassatala "Zona Bianca", poiché stava diventando buio ed i cardini non avevano gli 
occhi, Hotty fu costretto proseguire a piedi, da solo. Per questo motivo, arrivò a destinazione a notte inoltrata e, nonostante avesse voluto raccontare tutto a People, era distrutto dalla stanchezza e decise, quindi, di andare a dormire.

Giulia Viola



Della classe VD


























Le nuove guerre
di Ulisse
di Dario Artuso


Vi presento Ulisse

Ulisse, dopo essere arrivato a Itaca, trovò in un vicolo cieco una macchina del tutto moderna, lesse la targa dove c' era scritto "Tempus" e ci salì.
Accese i motori e …. la macchina incominciò a girare mentre una voce diceva: "destinazione"….








Capitolo 1

Ulisse e la macchina del tempo

La porta della macchina si aprì e ….. Ulisse si trovò in mezzo a una guerra: l'Europa meridionale e l'Europa centrale contro l'Asia settentrionale, si sfidavano in Russia.
Ulisse si guardò bene attorno, era stupito e sbalordì davanti a quelle strane spade e mentre pensava, scoprì che si trovava in un tempo totalmente diverso.
Un soldato gli chiese:- Ehi, da che parte stai? E perché tu non combatti?- Ulisse non dubitò un attimo e gli disse che non aveva un'arma per combattere. Il soldato gliene diede una e lui, non conoscendola, schiacciò il grilletto e uccise un soldato che era lì vicino. Venne così accusato di tradimento e fu costretto a scappare, ora non aveva più casa né amici.
Disperato si nascose in una caverna dove si costruì un arma e si preparò alla guerra col mondo; dopo essersi fatto un coltellino forte e tagliente, decise di andare a caccia per recuperare un poco di forza quando a un tratto incontrò un cervo che quando si accorse della sua presenza e scappò. Ulisse cercò goffamente di inseguirlo e il cervo lo condusse in cima a una collina; da qui Ulisse vide un vastissimo panorama: sotto di lui due eserciti si confrontavano e dietro una grande nube grigia, un po' difficilmente, si intravedeva una grande montagna, a seguire delle colline un po' più piccole. In quel luogo non c'era verde, il male regnava sul bene. Quando a un tratto Atena apparse a Ulisse dicendogli che a Itaca sua moglie era spaventata non vedendolo tornare, approfittando della sua assenza avevano

rapito suo figlio e si erano pure impadroniti della sua casa, costringendo la bella moglie Penelope a sposare uno di loro. Perciò Ulisse tornò velocemente nel luogo dove aveva nascosto la macchina del tempo ma, appena la vide, un brivido di terrore lo percorse: quella macchina del tempo era ormai distrutta e lui non poteva più tornare a casa!
Ulisse era disperato, chiamò a gran voce Atena che appena lo vide così impaurito e stremato gli disse che appena sarebbe ritornava Ermes dall' inferno l'avrebbe riportato nel passato. Infatti, dopo circa un' ora, un uomo muscoloso e dall' aria intelligente, con agli stivali e due piccole ali che lo facevano restare in aria, gli disse di aggrapparsi alle sue spalle e Ulisse in un batter d'occhio si ritrovò così a Itaca, sano e salvo.
Salvò la moglie dai Proci e visse felice e contento, spero!

Dario Artuso



LOKNES IL MOSTRO AMICO

Loknes è un mostro di cui hanno tutti paura
ma infine si rivela un vero amico…

Di India Barbaro

Vi presento il mostro

Un tempo gli Irlandesi credevano che nel loro unico mare, sempre nero come il cielo durante una tempesta, ci fosse un mostro. Lo chiamavano il mostro di Locknes e avevano tutti paura di lui.
Questo mostro non era cattivo nemmeno aggressivo, e solo che visto che era alto un gratta cielo e grosso come un elefante tutti avevano paura di lui.






Capitolo 1
Un secondo amico

Un giorno, un ragazzo, di nome Andrea, decise di andare in questo mare per sperare di poterlo guardare da vicino. Riuscì a vederlo; era un dinosauro con il collo lungo e verde, il corpo era grosso. Lui si avvicinò molto e scoprì che il mostro non era cattivo. Iniziarono a parlare e alla fine quel ragazzo e il mostro Locknes sono diventati amici!
Passarono mesi e settimane insieme, la loro amicizia diventava sempre più grande, ormai, erano amici per la pelle, come due fili d' erba che stanno vicinissimi.
Locknes , il mostro era felice che Andrea era suo amico perché non ne aveva altri e spesso si sentiva solo.
Andrea aveva detto ai suoi compagni di classe che era amico del mostro Locknes, ma tutti hanno riso di lui tranne Sara, una ragazza molto bella che Andrea voleva come fidanzata.
Quella sera Andrea andò da Loknes per farsi consolare, Sara lo seguì e vide che montò sulla schiena di Loknes, lei era meravigliata, restò a bocca aperta. Dopo un po' Andrea la vide e le disse che Loknes non era cattivo e che lui era suo amico. Da quel giorno Loknes ebbe due amici: Andrea e Sara e Loknes diventava sempre più felice!





Capitolo 2

Un amico mostro

Una mattina Sara disse a scuola che pure lei era diventata amica del mostro, poi Andrea, il bel ragazzo magro come uno stecchino uscì dal banco si avvicinò a Sara, la principessa, e con lei disse a tutti che era vero e aggiunse:- Se volete ve lo facciamo vedere, però non dovete aver paura di lui , perché ha dei sentimenti come tutti noi e come vi ho già detto, non è cattivo!-.
Tutti e due chiesero il permesso alla maestra, che era la strega del castello, ma lei disse di sì perché era un po' curiosa!
Così tutta la classe andò al mare per vedere Loknes, il mostro. Lui era contento di avere visite ma aveva sempre paura che i ragazzi si spaventassero di lui.















Capitolo 3

Una forte delusione

Tutti quegli amici erano falsi perché appena vedevano videogiochi che assomigliavano a piccole scatole grigie e altre cose per divertirsi, si allontanavano da Loknes.
Per la delusione Loknes voleva stare un po' solo, come un uomo col cuore spezzato che sta in solitudine per qualche giorno e quindi scendeva sul fondale lentamente.
Sara e Andrea videro il comportamento dei loro compagni e li sgridarono. Poi, di sera, tutti e due dolci come il miele, andarono da Loknes per consolarlo e gli chiesero se tutto andava bene, Loknes disse di sì e aggiunse :- ma loro non mi vogliono bene come ne vogliono a voi-
Andrea e Sara gli risposero:- forse non hai loro come amici ma hai noi- e doro fecero un abbraccio di gruppo!










Capitolo 4

Sara e la sua bellezza

Sara, bella come una principessa, in un giorno bello come il sole, si sveglia, si alza col pensiero di andare dalla parrucchiera perché ha un matrimonio.
Suo papà l'accompagnò da una parrucchiera molto brava e si fece fare i capelli lisci con alla punta dei boccoli ricci, proprio come dei riccioli d'oro e un ciuffo con una mesch gialla come il colore del sole. Prima del matrimonio passò dal "castello scuola'' per prendersi i compiti e tutti i ragazzi della classe rimasero a bocca aperta. Poi passò da Loknes dove c'era Andrea e pure loro rimasero a bocca aperta, così larga che sembrava che in bocca avessero un melone. Andrea le chiese perché quel nuovo look, Sara gli spiegò che si era fatta i capelli.
Dopo mezz'ora tornò da Loknes per farsi consolare, perché il matrimonio ere saltato e lei era triste, qualche minuto dopo arrivò anche Andrea che le chiese perché aveva quel broncio e lei glielo spiegò.
Andrea e Loknes, per farle tornare il sorriso, fecero tutti insieme un gioco molto bello e colorato come l' arcobaleno.
India Barbaro







Il mostro della palude
Di raffaella Calabrò



Vi presento Michael


In una mattina primaverile, quando i cortili erano pieni di verde, quando i fiori del pesco stavano sbocciando … un bambino di nome Michael, biondo, alto e con due grandi occhi azzurri, decise di passare dalla vecchia palude lungo il percorso che faceva per andare scuola…..













Capitolo 1

La palude

La palude era sporca, buia e soprattutto piena di insetti, quando Michael vide una luce, si avvicinò e vide un' ombra molto scura. Dopo un po' riconobbe che era un mostro! Era molto brutto, ricoperto di piume d'uccelli morti, foglie ed erbacce, aveva il muso che arrivava da un orecchio all'altro, le zampe piccine ma molto robuste e gli occhi storti. Insomma, Michael non sapeva cosa fare, se andare più vicino per vederlo meglio o scappare, ma poi decise di avvicinarsi.
Il mostro era calmo e sembrava buono e gentile tanto che Michael capì che voleva rimanere in sua compagnia e il bambino era molto felice.
Il giorno dopo, arrivato a scuola, raccontò tutto ai compagni e con loro decise di fare un esperimento sul mostro, che intanto decise di chiamare Spaik. Voleva vedere se il mostro era un essere alieno, arrivato dallo spazio. Michael , che purtroppo dall' inizio dell' anno non aveva neanche un amico, grazie a quell' esperimento cambiò tutto e i suoi compagni gli diventarono tutti amici.







Capitolo 2

Spaik e Franchstain

Passarono gli anni e Michael era molto felice perché Spaik era diventato il suo più grande amico: erano diventati inseparabili! Un giorno, mentre Michael giocava con Spaik, vide dietro un cespuglio una luce simile a quella che vide lo stesso giorno in cui Spaik giunse sulla Terra.
Dal cespuglio spuntò un mostro della stessa specie di Spaik, l'unica differenza è che questo mostriciattolo, che Michael decise di chiamare Franchstain, era molto più carino, non aveva gli occhi storti, non era ricoperto di foglie ed erbacce ma aveva due occhietti vispi. Michael si affezionò molto a Franchstain tanto da dimenticare Spaik, che divenne molto triste ed era molto geloso del nuovo amico di Michael.
Franchstain però era giunto sulla Terra per conquistarla e far giungere qui tutto il suo popolo, che aveva bisogno di un pianeta nuovo.
Ma un giorno Michael vide Franchstain minacciare Spaik e riuscì così a capire quali erano le reali intenzioni di Franchstain. Scoperto il piano, Franchstain venne rispedito sul proprio pianeta con la sua navicella: adesso non potrà più fare del male.
Michael e Spaik si ritrovarono e insieme decisero di vivere assieme tante altre avventure.



Capitolo 3

Il mio pianeta Planchentain

Passarono ormai 8 anni dall'arrivo di Spaik sulla Terra, così un giorno chiese al suo amico Michael di rintracciare i suoi genitori.
Michael seppe, però, che tutti i parenti di Spaik erano morti.
Spaik lo apprese ed era sempre triste. Ma un giorno come gli altri arrivò sulla Terra un piccolo messaggero dei Planchentonian: era piccolissimo, magro, biondo e anche molto carino e gli comunicò che Spaik era il figlio del re di Planchentain, gli chiese se poteva ritornare sul suo pianeta di origine per far finire la guerra che era in corso e per comunicare al suo popolo che aveva ancora un re.
Spaik disse di sì e, arrivato su Planchentain, si mise a piangere perché tutte le abitazioni erano state distrutte.
Indossò gli abiti regali di suo padre, la corona che "brilluccicava" e si mise al comando.












Capitolo 4

Le due famiglie felici

Passarono ormai 20 anni che Spaik era su Planchentain.
Un giorno ritornò sulla Terra con la sua famiglia per rivedere Michael, ma nella casa dove abitava il suo migliore amico non c' era più nessuno. Lo vide sua mamma mentre tornava dal supermercato e gli disse che Michael si era trasferito con la sua famiglia al 303 di Pei di New York. Spaik ripartì e, quando arrivò, Michael lo vide rimase stupito ma molto contento e lo riabbracciò. Michael gli presentò la sua famiglia e lo stesso fece Spaik.
La moglie di Michael si chiamava Flavia ed era bellissima: magra, alta, capelli biondi e occhi azzurri. Insomma Spaik rimase a bocca aperta però d'altronde anche sua moglie era bella, si chiamava Antonella ed era alta, capelli scuri, occhi marroni, magra. Tutte e due le mogli si somigliavano molto. I figli di Michael erano due gemelli molto somiglianti alla mamma, invece i figli di Spaik erano un maschio e una femmina, il maschio somigliava al padre e quindi aveva occhi storti ma commoventi, pieno di piume e gambe piccine, invece la femmina somigliava alla mamma: capelli scuri, occhi marroni e magrolina. Spaik e la sua famiglia passarono 2 mesi sulla Terra. Michael e Spaik parlarono con il presidente degli Stati Uniti d'America per chiedergli il permesso di far restare gli alieni sulla Terra. Il presidente approvò, infatti su Planchentain si vedevano passare uomini, e sulla terra i Planchentoniani. Si vede che gli uomini e i Planchentoniani andavano molto d'accordo.

Capitolo 5

La famiglia di Michael
su Planchentain

Michael decise di trasferirsi a Planchentain con la sua famiglia. Quando arrivarono sul posto rimasero a bocca aperta perché nei 20 anni che Spaik era stato su Planchentain lo fece diventare un pianeta stupendo, quasi come la reggia del re.
Michael decise di fare una sorpresa a Flavia: cioè di comprare una villa gigantesca: 10 camere, la cucina enorme, 2 bagni, e un salone. I figli di Michael si misero a correre per la casa e Flavia non riusciva a trovarli.
Michael decise che sarebbe rimasto per sempre su Planchentain e che sarebbe andato ogni tanto a trovare i suoi genitori sulla Terra.










Capitolo 6

Il cancro

Passarono tanti anni e le due famiglie invecchiarono felici: gobbi, pieni di rughe, senza denti e con la dentiera.
Il figlio di Spaik purtroppo morì per un incidente d'auto ma sua figlia si sposò ed ebbe due bellissime femminucce gemelle.
I figli di Michael si sposarono entrambi con altrettante gemelle, ma Spaik e Antonella, insieme a Michael e a Flavia, stavano morendo di cancro: una tragedia! Ma all' improvviso gli comparve la Madonna e il giorno dopo, quando dovevano andare a farsi visitare, il dottore restò a bocca aperta; scoprì che erano guariti!
Michael tutto felice si mise a ballare e ancora per tanti anni vissero felici e contenti.

Raffaella Calabrò









Il mostro delle grotte
DI Giulia Calafiore

Capitolo 1
In montagna, in una casetta di legno, viveva un mostro che si alzava ogni mattina, faceva merenda, si guardava allo specchio e cantava. Poi usciva di casa e andava nel suo giardino pieno di fiori profumati e di tanti colori, se vedeva qualche animaletto lo cacciava subito, se c'era qualche bambino che raccoglieva i suoi fiori subito si innervosiva tantissimo.
Il mostro faceva di quelle magie diaboliche; per esempio trasformava gli uccelli in leoni che si mangiavano i coniglietti e i gattini che vedevano mentre lui rideva. Era davvero cattivo!
Una mattina, il mostro diventò bravo e coraggioso. Decise di non fare del mare agli altri perché durante la notte un folletto gli aveva fatto capire che continuando a fare del male agli altri, sarebbe rimasto solo e non era bello rimanere senza amici e senza famiglia. Allora nel suo orto, da quel giorno, ha accolto tutti i bambini e gli animaletti del bosco, che ora non avevano più paura di lui.
Era diventato buono e anche più felice!

Giulia Calafiore


Un mostro cattivo
Di Roberto Calafiore

In montagna, dentro una casetta di legno, viveva un mostro che ogni la mattina. Quando faceva merenda, si guardava allo specchio e cantava . Poi usciva di casa e andava nel suo giardino pieno di fiori profumati, di tanti colori, se vedeva qualche animaletto lo cacciava subito, se c'era qualche bambino che raccoglieva i suoi fiori, subito si arrabbiava tantissimo e lo scacciava via.
Il mostro faceva tante di quelle magie diaboliche; per esempio trasformava gli uccelli in leoni che si mangiavano i coniglietti e i gattini, tutti lo vedevano e intanto lui rideva.
Ma durante la notte un folletto gli aveva fatto capire che continuando a fare del male agli altri , sarebbe rimasto solo e non era bello rimanere senza famiglia. Così il mostro diventò bravo e coraggioso e decise di non fare del mare agli altri .
    Da allora, nel suo orto, ha accolto tutti i bambini e gli animaletti del bosco che non avevano più paura di lui.


Era sempre un mostro ma era diventato orami davvero buono e pure più felice!

Robero Calafiore









MELINA
La piccola cappellaia

Di Melissa campioni


Vi presento Melina

Un tempo viveva una bambina chiamata Melina, era molto povera e viveva a Rossimburgo, aveva dieci anni, era magra, con i capelli castani e corti e sembrava una guerriera: soffriva di freddo perché passava le notti nelle strade di Rossimburgo a vendere cappelli, anche durante le tempeste, infatti la chiamavano " piccola cappellaia". E nonostante questa sofferenza era sempre serena perché le piaceva molto stare a contatto con la gente.











Capitolo 1

Melina si sentiva sola
Melina si sentiva molto sola e avrebbe voluto qualcuno che le facesse compagnia.
Mentre vendeva i cappelli, ad un certo punto, incontrò una bimba della sua stessa età che comprò uno dei suoi cappelli, tra i più belli, tutto rosa. Questa bambina era magra, bassa, con i capelli lunghi e sembrava un soldato perché stava sempre dritta. Sembrava forte e coraggiosa. Melina, per conoscerla meglio, le fece delle domande e le rispose educatamente e gentilmente. Così Melina la invitò a cenare a casa sua e fu una serata di pizza e divertimento.
Si fece tardi, il sole scappò via e anche la bambina. Erano ormai diventate buone amiche.














Capitolo 3

MELINA E L'ORSO

In una giornata d'inverno, fredda e piovosa, quando gli alberi si spogliarono di foglie, Melina andò nel bosco a fare una passeggiata ma … incontrò un orso! Era enorme e grosso, marrone scuro, tutto peloso e sembrava una balla gigante con occhi, naso e bocca.
Quando l'ha visto ha provato molta paura ed è scappata a nascondersi dietro un cespuglio, poi fortunatamente è riuscita a scappare via.
L'orso rimase lì a guardare se c'era Melina, ma non vide nessuno, andò via anche lui e non ritornò più.
Melina tornò a vendere cappelli con la paura che l'orso potesse tornare, ma con la gioia di averlo sconfitto!

Melissa Campioni


Lily la danzatrice

Di Ilaria Campolo


Capitolo 1


Sofia voleva diventare una danzatrice ma sua madre e suo padre non volevano perché non erano abbastanza ricchi, allora Sofia chiese se poteva andare in Inghilterra per trovare un lavoro e guadagnare soldi.
I genitori acconsentirono e quindi partì. Sofia lavorò per tanti anni a casa di una signora guadagnando tanti soldi. Tornò a casa abbastanza ricca e Sofia poté realizzare il suo sogno: danzare.

Ilaria Campolo



Capitolo 2

LILY E L'ORSO

Un giorno mentre passeggiava con Lily, Sofia incontrò la sua amica Lucia, mentre parlavano Lily scappò nel bosco. Il bosco era buio e con tanti alberi spogli e Lily si perse.
All'improvviso arrivò un orso nero con le unghie affilate, gli occhi rossi e i denti aguzzi che morse Lily alla zampa.
Nel frattempo arrivarono i cacciatori che uccisero l'orso e riportarono Lily dalla sua padrona che la curò con tanto amore.




Capitolo 3

L'amica del cuore

In un pomeriggio soleggiato, con il cielo azzurro e senza nuvole, l'aria era fresca e non c'era vento. Sofia con il suo cane Lily decise di andare a raccogliere i fiori con la sua amica Sara.

Lei aveva gli occhi azzurri, i capelli biondi lunghi e ricci, indossava una gonna nera ed una maglietta rossa e gli stivali neri; era una ragazza dal carattere socievole ed allegro per cui assieme alla amica Sofia trascorsero un felice pomeriggio.


Ilaria Campolo







La valle incantata
di Giada
Di Roberta Carbone


Capitolo 1
Una bimba di nome Giada, che aveva 10 anni, abitava in una casetta vicino al bosco. Una notte, mentre dormiva, sentì dei rumori che provenivano dal bosco, come se qualcuno la chiamasse. Allora, tutta impaurita si recò nella stanza della mamma chiedendole di poter dormire con lei. Quella notte passò velocemente.
La mattina, incuriosita dai rumori della notte, dopo aver fatto colazione, si recò nel del bosco. Camminando camminando, ad un certo punto si trovò davanti a un sentiero a lei sconosciuto, si fermò e incuriosita dal rumore di un ruscello, decise di proseguire fino ad arrivare in un lago meraviglioso dove si sentiva il canto degli uccelli, il rumore dell'acqua che scorreva e il fruscio degli alberi. Rimase senza parole e affascinata da questo lago incantevole, decise di chiamarlo "LA VALLE INCANTATA DI GIADA". Da quel momento quello per Giada era il suo piccolo segreto, e ogni volta che sentiva sola correva verso la sua valle incantata.



Capitolo 2

Giada in pericolo

Giada, come ogni mattina prima di andare a scuola, passava sempre dalla sua valle incantata per andare a salutare i suoi piccoli animaletti: erano cani, gatti e maialini e erano tanto carini, con quella faccina dolce.
Una mattina andò nella valle, vide tutti gli alberi danneggiati e tutti gli animali che scappavano allora si spaventò e gridò "AIUTO, AIUTO". Ad un certo punto, Giada cominciò a scappare e un lupo grande, grosso come un orso e brutto, la inseguiva. Il lupo sembrava volesse mangiarla, era così brutto che gli animali scappavano non per il lupo ma per la sua bruttezza. A quel punto Giada si fermò e gli disse: ma chi sei? Che cosa vuoi dalla mia valle? Il lupo gli rispose che si sentiva solo e che era andato lì per giocare.
Così Giada capì che non era cattivo e gli promise che ogni mattina avrebbe giocato con lui, lì nella valle.
E così, ogni giorno si incontravano per passare una mattinata di giochi assieme, come due buoni amici.

Roberta Carbone    








Di Annarosa Postorino


Vi presento Dragoserpentus
In un fitto bosco, nelle foreste amazzoniche vivevano diverse specie di animali, tutti molto strani. Il più strano di tutti era un animale chiamato Dragoserpentus. Era grande quanto un elefante e viscido come una lucertola. Aveva la testa, il corpo e le ali come un drago, la coda come un serpente, le zampe da dinosauro e le orecchie, gli occhi, il naso e la bocca molto simili a quelle dei cagnolini.









TUTTI AMICI DI DRAGOSERPEN
Di Annachiara Chirico

Capitolo 1


Dragoserpentus Viveva da solo, in una grotta grande e buia, ma solo lui conosceva l'esistenza di un vastissimo e magnifico giardino (simile ad un paradiso terrestre), pieno di fiori colorati, con varietà di alberi quasi inesistenti.

In questo giardino vivevano piccole creature simili a delle fate e a dei maghi bellissimi e simpaticissimi, chiamati magnificis ed erano gli unici amici di Dragoserpentus, perché tutti gli altri strani animali avevano paura di lui, ma ben presto avrebbero fatto amicizia.

Un giorno, uno dei cuccioli di dentosaurus, uno degli strani animali con denti più lunghi di quelli del tricheco, si allontanò dalla sua mamma e per sbaglio si avvicinò alla grotta di Dragoserpentus. Ginok, il cucciolo di dentosaurus, inizialmente vedendolo si spaventò, ma poi Dragoserpentus si mise a giocare con lui e si divertirono molto.
Dopo un po' di ore passate assieme Dragoserpentus chiese a Ginok perche' fosse arrivato lì, Ginok dispiaciuto per essersi perso, ma anche divertito per quello che aveva fatto con Dragoserpentus, gli disse di essersi perso. Dragoserpentus decise così di riaccompagnarlo dalla sua mamma ma senza farsi vedere.

Arrivati nelle vicinanze della casa dragoserpentus si appostò dietro un grandissimo castagno, simile a dieci elefanti e lasciò entrare in casa Ginok che, non vedendo nessuno, tornò dispiaciuto da Dragoserpentus che decise di mostrargli i suoi unici amici e il magnifico giardino-paradiso.
A Ginok piacquero molto i magnificis e si divertì a giocare con loro.










Capitolo 2

La mamma di Ginok

Trascorsero tante ore di gioco e Dragoserpentus decise di riportare Ginok dalla sua mamma. Appena lei li vide assieme diventò molto aggressiva con Dradoserpentus perché credeva che suo figlio fosse in pericolo, ma Ginok spiegò alla madre che non era cattivo, che anzi era buono e socievole e che si era divertito molto a passare la giornata con lui.

La madre, molto sorpresa, chiese a Dragoserpentus perchè se ne stava tutto solo, lui rispose che tutti avevano paura di lui e non voleva spaventarli, così viveva da solo.

La madre di Ginok capì che Dragoserpentus era buono e andò a dire a tutti che Dragoserpentus era un amico.
Perciò da quel giorno tutti capirono che era buono e divennero anche amici suoi.




















Capitolo 3


AGOSERPENTUS E IL PARCO

Un giorno molto allegro, mentre Dragoserpentus osservava tutti i suoi amici della foresta, gli venne una magnifica idea: costruire un enorme parco!
Il giorno dopo volle far conoscere la sua idea a tutti gli abitanti della foresta che ascoltarono Dragoserpentus e, contenti ed entusiasmati, accettarono di aiutarlo.
Un paio di giorni dopo Dragoserpentus aveva già organizzato come costruire il parco nei minimi dettagli. Tutti si misero all'opera, ognuno faceva quello che poteva e che voleva, ad esempio: gli Uccellinis raccoglievano dei legnetti o dei sassolini e li portavano nel luogo dove tutti avevano deciso di costruire il parco, i Fortauris spaccavano i massi in modo da poter costruire edifici all'interno del parco, i Precisis levigavano bene e con precisione i massi etc.
Passò una settimana e tutti erano stanchi e affannati, soprattutto Dragoserpentus.
A metà lavoro gli amici di Dragoserpentus decisero di fargli una festa per ringraziarlo della sua magnifica idea e lui ne fu felice.
Quando tutto il parco fu costruito tutti erano felici. Iniziarono a destinare le varie zone: parte dell'edificio era riservato agli animali più anziani per poter leggere e chiacchierare fra di loro, mentre l'altra parte era riservata alle cucine e ai servizi igienici. Metà parco era occupato dai campi, utilizzati per praticare hobby e l'altra metà adibita a parco giochi per i più piccoli.
E così ognuno di loro ottenne lo spazio che sempre aveva desiderato.







Annachiara Chirico










Il mostro
e la ragazza

di Emilia Di Prima




Vi presento Pachistar


A Los Angeles si sparse la voce di un mostro chiamato Pachistar ed era molto pauroso. Aveva due teste, quattro braccia e quattro piedi, era sdentato, viscido e peloso.

Tutti quando lo vedevano scappavano, però un giorno una ragazza vide piangere il mostro perché non aveva amici.
La ragazza gli disse che ora è una sua amica, si chiama Anna e può andare a trovarla…







Capitolo 1

Porcoscianus
Era un bel giorno di sole quando Pachistar andò da Anna, arrivò a casa sua ma non trovò nessuno, dopo un minuto si ritrovò davanti ad un altro mostro: era altissimo, tutto blu, con le corna dorate.
Pachistar si mise a urlare, poi a correre veloce mentre si chiedeva dove fosse la sua amica.
Fecero il giro di tutto il paese, alla fine si stancarono e piano piano guardandosi meglio e avvicinandosi un po' fecero persino amicizia. Pachistar scoprì così che il mostro blu si chiamava Porcoscianus ed era un antenato dei dinosauri, per questo era molto alto.


Capitolo 2

La scomparsa di Anna
I due mostri si misero a cercare Anna come scoiattoli in cerca di ghiande. Arrivarono , con tanta fatica, in un luogo molto strano tutto viola e argentato, videro un castello con diamanti rosa e si chiedevano chi vivesse là.
Sentirono delle voci e suonarono il campanello, :- hai visto hanno indovinato-, -: ssssssssssssh- risposero con una voce rauca. Pachistar e Porcoscianus, che sentirono la voce di Anna, aprirono la porta e videro un alieno, un avatar e un Zezè, cioè una razza di un drago volante.

L'alieno era simile ad un dinosauro arancione con gli occhi verdi e poteva diventare più grande del solito.
L' avatar era rosa con la coda viola e gli occhi azzurri. Zezè, invece, era proprio tutto del colore dell'arcobaleno e aveva gli occhi rosa.
Videro Anna appesa ad una corda come un salame e sotto c' era un pentolone di salsa.
-Che ci fa Anna là??? Chiesero Pachistar e Porcoscianus e l'alieno, Zezè e l'Avatar risposero in coro:-vogliamo MANGIARLA …. Muaaaahhhhhhhhhhh-
Pachistar:- Come? Mangiarlaaaa?-
I tre risposero che non mangiavano da ben 2300 anni-
-Per la Peppina!!- pensò Porcoscianus e disse:- comunque dateci Anna, a Los Angeles ci sono persone che pesano 194 kg-
Porcoscianus aveva slegato Anna e al suo posto mise un bamboccio. Iniziarono a scappare e appena cucinato il bamboccio l'hanno mangiato senza accorgersi di niente e poi dopo dissero:- Ci hanno fregatiiii...
Intanto loro erano alla meta destinata, nella casa di Anna, la nonna preoccupata chiese ai due mostri se avevano salvato la nipote, :- è sana e vegeta- risposero i mostri. - Grazie mille se non era per voi non so se l' avrei mai più ritrovata, Pachistar e Porcoscianus perché non costruite una casa vicino a noi?- disse la nonna. Porcoscianus chiese a Pachistar se era d'accordo e lui acconsentì, per Pachistar l'idea era ottima!
E così fecero e ancora oggi vivono assieme felici e contenti e chissà ancora per quanto tempo.
Emilia Di Prima





La trasformazione
Di Giorgia Foti



Vi presento Erik

In un bosco verde chiaro, grande e piano come un pallone grandissimo, viveva un ragazzo che si chiamava Erik.

Un giorno conobbe una strega brutta e cattiva ….









Capitolo 1

L'incantesimo

Un giorno Erik uscì per prendere un po' d'aria ma incontrò una strega cattiva come un diavolo che gli fece un incantesimo; lui diventò un mostro brutto come uno scorfano, con 12 braccia e 10 gambe pelose come il pelo del gatto, una coda molto lunga , dei denti tutti rotti e gialli come la corolla dei fiori e unghie gialle e brutte. Questo incantesimo durava fino a quando qualcuno non gli dava un bacio.
Un giorno passò di lì una scimmia, lo vide e pensò che era uno scimmione peloso e lo baciò; Erik tornò come sempre però era ancora un po' strano e scoprì che per rompere tutto l'incantesimo doveva essere baciato ancora ma dalla ragazza più bella del paese che si chiamava Samanta.




Capitolo 2
Samanta e il gattino
Erik si trovava per strada quando vide un gattino, bello e delicato come un bicchiere di cristallo, era piccolo e solo. Lo prese e lo portò a casa sua. Parlando con altri amici, scoprì che quel gattino era di Samanta, la ragazza più bella del paese, bella come le stelle.
Un giorno Samanta suonò alla porta di Erik e gli chiese se aveva visto il suo gatto, Erik le chiese se era un gatto molto delicato e bello e Samanta gli disse di sì. Erik glielo restituì e Samanta lo ringraziò tanto e alla fine gli diede un bacio che era il più grande e dolce del mondo. Fu così che il ragazzo diventò di nuovo un ragazzo, la strega morì e si sposarono felici.
Poi i due diventarono milionari da pazzi e si comprarono una reggia grandissima, in cima al mondo, Erik diventò il re di quel paese e sua moglie la regina. Ma Erik, all'improvviso, diventò di nuovo un mostro che nessuno voleva vedere ma Samanta non lo lasciò. Dopo un po' di tempo, però, Erik ritornò normale ma dopo poco tempo divenne di nuovo un mostro e così via. Era come un ciclo. Cambiava sempre aspetto finché provarono la tattica del bacio, ma non successe niente. Provarono con la medicina ma non funzionò. Rimasero tutti zitti facendo finta di nulla e col tempo Erik diventò di nuovo Erik, ma non il solito Erik ma molto più alto e più piccolo; col tempo cambiava sempre un po' finché ritrovò la sua misura e non si trasformò mai più.
Giorgia Foti


Un mostro che
cambia aspetto

di Roxana Gangemi

Capitolo 1

In una città viveva uno strano mostro che cambiava sempre il suo aspetto e tutte le volte non si capiva chi fosse.
Il mostro era davvero brutto e un po' più alto di un uomo.
Un giorno diventò un cigno rosso senza ali, un'altra volta altro diventò un alieno con le braccia lunghe un metro che sputava fuoco, ma finalmente un bel giorno fu trasformato in un uomo. Tutti gli volevano bene, si fece tanti amici. Loro, a volte, di notte andavano nella sua stanza per fargli uno scherzo ma lo videro addormentato che cambiava aspetto di continuo , senza rendersene conto, involontariamente. Quella notte si svegliò e vedendo gli amici stupiti, confessò dicendo :- sono la vittima di un esperimento, ma sono buono!- Gli amici impararono ad accettarlo e capirono che anche strano e mostro era un buon amico.






Capitolo 2

UN ESPERIMENTO
PERICOLOSO


L'esperimento di cui il mostro era stato vittima, l'aveva realizzato uno scienziato di chirurgia animale, anche lui mezzo mostro, chiamato Pinzasciocca.
A questo scienziato gli diedero la medaglia d'oro per avere inventato il Mostro Cambia Aspetto. Nessuno aveva ancora visto la creatura, quindi organizzarono una presentazione, appena si aprirono le tende il Cambia Aspetto diventò una formichina bianca, quindi Pinzasciocca fu preso per pazzo e lo portarono in tribunale dove fu denunciato e fu portato per un'ora in carcere. Appena uscì andò a cercare il mostro nella sala dove l'aveva lasciato ma non lo trovò. Ragionò e pensò che forse poteva essersi trasformato in un animale, magari molto piccolo. Quindi Pinza costruì un bracciale che permetteva di scegliere il mostro che si voleva diventare. Così la creatura fu trasformata in un cane che squittiva, con la coda da coniglio e gli occhi ipnotizzati. Era davvero una strana creatura!

Roxana Gangemi




UNO SQUALO AMICO
Di sara Gioè

Capitolo 1

Due amici, Marco e Paola, erano ormai diventati grandi, quando, in un giorno d'estate i loro genitori li riportano a mare, proprio nel tratto di costa dove, tanto tempo prima, avevano conosciuto la loro amica piovra. Allora decisero di andare da lei per vedere come stava. Si tuffano nel mare e andarono nella casa della piovra, ma non c' era lei, ma uno squalo molto grande. Si chiamava Ciccio. Era tutto rosso con i denti blu, la coda verde e gli occhi gialli. Marco e Paola avevano molta paura perchè credevano che lo squalo li mangiasse. Dopo qualche minuto arrivò la piovra che chiese a Marco e Paola di entrare.
La piovra gli spiegò tutta la storia: lo squalo e la piovra erano fidanzati!!!I I bambini non potevano immaginare una cosa del genere. Quando tornarono a casa erano molto felici di aver saputo quella cosa bella.





Capitolo 2

Luca e Matteo
Dopo poco tempo che Marco e Paola tornarono a casa decisero di sposarsi. Nacquero due bimbi di nome Luca e Matteo. Luca era un bimbo con i capelli castani e lisci, molto giocherellone e affettuoso. Matteo era un bambino bravo e buono, con i capelli castani e lisci.
Quando iniziano a camminare da soli Marco e Paola decisero di portarli dai loro amici piovra e squalo. A Luca e Matteo piacque molto il mare e allora accettarono subito. Appena entrati videro una bella porta fatta di conchiglie , il letto era fatto di rocce e la coperta di alghe.
Quando Matteo e Luca entrano ebbero un po' di paura ma poi si divertirono a giocare. Dopo un po' nacque un figlio da squalo e piovra, era uno squalo piccolino di colore rosa e blu ma aveva gli occhi verdi e i suoi piccoli dentini bianchi come la neve. Erano tutti assieme una famiglia felice.

Sara Gioè








Il cane alieno

Di Luigi Gullì


Capitolo 1
    

Una mattina Gion, un ragazzo di 10 anni , mentre va a scuola nota sulla riva del lago una strana luce. Si avvicina per curiosare e nota qualcosa di straordinario, è una navicella spaziale! E' atterrata proprio sul lago, si apre il portellone e scende giù dalle
scale illuminate, una strana creatura, metà cane e metà alieno: ha le antenne al posto delle orecchie, la faccia da scimmia, le zampe da pulcino e il corpo da orso.
Gion non sa se deve avere paura o può avvicinarsi a fare amicizia, quando ad un tratto la strana creatura si avvicina chiamandolo per nome. Il ragazzo incuriosito capisce che il cane alieno lo conosce e apprende che è atterrato sulla Terra per una missione ben precisa: fare diventare i cani del pianeta più buoni. Gion e il cane diventarono amici e iniziarono a parlare con tutti gli altri cani.
Il cane alieno capì che poteva tornare nel pianeta perché i cani terrestri erano già buoni da rendere gli umani felici ma si trovò talmente bene con Gion, che decise di diventare un bellissimo yorkshire di nome Tobia.




Capitolo 2

Gion al parco

Una domenica mattina Gion portò Tobia al parco, mentre giocavano con la palla questa in una buca Tobia corse a prenderla: la palla scomparve. Ma all'improvviso Gion vide che la palla camminava da sola e insieme al suo bravo cucciolo andarono a prenderla, all'improvviso uno strano essere spuntò dalla buca: era un talpacane proveniente dallo stesso paese di Tobia, Cagnolandia. Che iniziò a lottare contro Tobia ma lui non poteva difendersi perché non aveva poteri, quindi fu ferito gravemente.
Gion gli si avvicinò per prenderlo in braccio e coccolarlo ma mentre piangeva, come per miracolo, una lacrima cadde sulla ferita di Tobia guarendolo subito completamente.
Questa magia era stata possibile grazie al talpacane che vedendo l'amore e l'affetto dei due amici decise di farli stare per sempre insieme.











Capitolo 3

Cane o coniglietto?

Gion e Tobia tornarono a casa e cominciarono a giocare, ad un tratto se ne andò la luce e Gion non riuscì a vedere Tobia.
Dopo qualche istante la luce tornò ma lui non c'era, Iniziò così a cercarlo e notò sotto il letto una coda, si abbassò e vide il suo Tobia che si era trasformato in un coniglietto molto carino, grazioso con un nasetto nero a forma di cuore, il codino arruffato tutto bello e colorato, il pelo era rosa e violetto da sembrare un folletto.
Gion non capiva cosa fosse successo ma gli piaceva così tanto da non sapere se "voleva il suo cane alieno" o il nuovo coniglietto!

Luigi Gullì






Sally, un mostro spaventoso

Di Davide Migali

Sally è un mostro molto spaventoso; è un ostro forte, alto e molto robusto. Ha una testa come un elefante, il corpo verde e celeste, una coda lunga; le mani grandi e i piedi molto larghi. Il muso piccolo con denti affilati, ha due grandi corna, quando apre la bocca sputa fuoco. Sally ha due grandi ali per volare; mangia: carne e pesci. Vorrei avere un' armatura di ferro così potrei sconfiggerlo.
Sally arriva in città però essendo un mostro distrugge tutto quello che si ritrova vicino. Arriva la polizia, che cerca di fermarlo ma non ci riesce; la polizia ritenta con una rete grandissima, però con la sua coda appuntita la taglia. Si è salvato !!! Dopo che Saly ha sconfitto la polizia, arriva un robot di nome Ravage, molto forte e fatto di metallo. Comincia il combattimento con Sally che lanciava le macchine da terra; mentre Ravage lo sparava con la mitragliatrice e i missili. infine Sally gli dà un pugno e lo graffia con i suoi artigli, così lo corica. Ma Ravage si rialza e spara ai piedi di Sally con i missili, ma siccome ha una resistenza assurda riesce ad alzarsi. Così Sally dà a Ravage il colpo finale, cioè un colpo di coda che di quanto è appuntita lo taglia a metà e così Ravage muore, mentre Sally vince!!!
Davide Migali

I Cani, amici dei mici

Di Mohammed M'riham

In una grande città, vivevano dei cani con il pelo giallo, due fratelli e una sorella, abbandonati da tutti.
Un giorno incontrarono dei gattini con il pelo arancione e gli insegnarono a sopravvivere in città. In breve tempo diventarono amici per la pelle ma presto un accalappiacani catturò i cani. I gatti seguirono il camioncino al canile e con furbizia liberarono tutti i cani che scapparono liberi ma furono inseguiti e cani e gatti entrarono in un tubo e sfuggirono così agli accalappiacani.
Per stare più al sicuro decisero di fare un viaggio in un altro villaggio e quindi si misero in viaggio ma incontrarono molti ostacoli. In una foresta decisero di restare per la notte ma all' improvviso sentirono dei rumori si guardarono attorno e videro dei lupi affamati che ululavano. I gatti ei cani cominciarono a correre poi caddero in una discesa ripida ma degli alberi sotto di loro gli salvarono la vita. I gatti e i cani saltarono ma davanti a loro apparve un laghetto, ci caddero dentro e bevvero tanta acqua. Poi seguirono il sentiero e trovarono il villaggio.
Nel villaggio una persona prese i gatti e i cani e gli fecce una cuccia, gli diede da mangiare e da bere . il ragazzo si chiamava Federico e amava gli animali aveva dei capelli neri e gli occhi castani ed era gentile con tutti, portava i gatti e i cani a passeggio e gli dava la buona notte. I gatti e i cani erano felici di stare con lui e continuò cosi per sempre.     
Mohammed M'riham

Una ragazza
di nome Jasmine
Di Cristina Rappoccio


Vi presento Jasmine


Nella città di Bozar viveva una ragazza di nome Jasmine che aveva lunghi capelli biondi e gli occhi azzurri come il cielo.

Abitava in un castello TUTTO rosa con finestre che brillavano, tutto intorno a lei era bello, ma solo il castello di fronte era brutto e nero, con finestre scure tutte sporche e ci viveva un mostro con gli occhi neri come il carbone, aveva 6 braccia, 13 gambe ed era davvero bruttissimo…








Jasmine e il mostro

Sembrava un giorno come tanti, nella città di Bozar, quando il mostro che viveva proprio lì, rapì Jasmine, una ragazza molto carina che viveva nella stessa città.
Quel mostro voleva che tutto diventasse nero e brutto come il suo castello, anche la casa rosa e bella di Jasmine. Così la rinchiuse in una stanza buia, senza finestre e lei iniziò a piangere disperata. Per giorni rimase così, sola e al buio.
Finalmente arrivò un ragazzo suo amico che dopo averla cercata per giorni riuscì a capire dove era stata rinchiusa e si presentò per sfidare il mostro e salvarla. Dopo ore di lotta riuscì ad ucciderlo e a liberare Jasmine. Si poteva ritornare alla vita serena di sempre.
Tra i due ragazzi l'amicizia divenne ancora più forte. Un giorno si rincontrarono al fiume, il più colorato della città, aveva pesci di tutti colori, alghe grandi di un verde brillante così che il fiume sembrava brillare. I due ragazzi parlarono un po' e poi entrarono nel bosco vicino. Ma anche lì c'era un mostro: era spaventoso ma un po' strano come mostro, infatti era triste perché una ragazza gli aveva portato via il suo migliore amico. Mentre raccontava ai ragazzi che lo avevo portato da qualche parte lontano da lui, si sentirono dei rumori, si girarono e… era il suo amico che era riuscito a scappare ed era ritornato! Anche lui era un mostro: aveva tre teste, ventitre gambe ma era anche molto dolce.





I due mostri, dopo essersi riabbracciati, parlarono con i due ragazzi. Jasmine gli dissi che per farsi altri amici devono far capire che, nonostante l'aspetto, sanno essere buoni. Jasmine li invitò ad aiutare gli altri e a chiedergli se vogliono diventare loro amici, senza però costringerli.
Hanno seguito il consiglio e oggi hanno davvero un sacco di amici.
Finalmente i due mostri non si sentivano più soli!

Cristina Rappoccio



















LA CARICA DEI MOSTRI
Di Carlo Romeo

Capitolo 1

Un giorno, un mostro di nome Valdemor entra in una città dove vive una razza di nome Harrost. Non conosceva nessuno e doveva fare tutto da solo.
Il suo primo giorno di lavoro è stato bruttissimo: lo ingiuriavano e lo prendevano a pugni perché era di un'altra razza. Tutti i giorni sempre la solita storia fino a quando è andato a chiamare un suo amico che trasmetteva pace a tutti quelli che incontrava, pure agli uomini cattivi. Questi arrivò in città e parlò con tutti i cittadini e gli fece capire l'importanza della diversità, del rispetto di tutti, anche se diversi e di un'altra razza, insomma della pace.
Così Valdemor, da allora, fu rispettato!











Capitolo 2

LA "PACE"

Passò un po' di tempo ma i mostri, che fecero finta di fare i bravi, si arrabbiarono per l'arrivo di quello straniero che parlava di pace e un giorno picchiarono forte Valdemor. Lui si arrabbiò tantissimo e andò a chiamare i suoi amici del cuore che però non erano certo come Alper, l'amico che trasmetteva pace a tutti. Erano crudeli e aggressivi e tutti si univano per difendere uno di loro fino a rischiare la vita. Si chiamano Infern, Plus, Svm che significa super velocità massima, Bestial e Uomo Gigante.
Valdermor li portò nella sua città, Reggio Calabria, in Italia. Loro prepararono una lotta mortale alle ore 16,30 nella piazza più grande. Tutta la gente di Reggio scappò in altre città vicine per paura. La lotta incominciò puntuale; tutti lottavano per difendere l'amico e l'orgoglio e a questo punto Uomo Gigante schiacciò tutti i nemici.
La squadra di Valdemor conquistò Reggio e la città dove vivevano gli Harrost.










Capitolo 3

I NEMICI

Un pomeriggio d'estate Valdemor fu incoronato re della città, chiamata ora Valden Calabr, in memoria di Reggio Calabria, la città conquistata: era bellissima, con grattaceli altissimi e tanti castelli e, inoltre, un'isola da ammirare.
Tutti però sapevano che i mostri avrebbero potuto attaccare e fu così; un giorno una nazione di nome U.S.A. li attaccò perché pensavano che erano troppo pericolosi per l'umanità. Erano 2000 contro 1234 e Valdemor, che sapeva che U.S.A. erano molto forti, prese tutte le armi più sofisticate a disposizione. Incominciò la guerra e, come al solito Valdemor uscì vittorioso.














Capitolo 4

LA FINE

Dopo 7 anni di pace, una famiglia di pastori vide avvicinarsi alla città una flotta di guerrieri proveniente da Giove: avvisarono subito il re Valdemor.
Lui, non sapendo cosa fare perché la sua flotta era a riposo, andò a parlare con i nemici chiedendogli se potevano ritornare l'indomani ma i mostri si misero a ridere e conquistarono subito Valden Calab; distrussero tutta la città.
Col tempo ne ricostruirono un'altra a loro vantaggio: era una città molto brutta come i mostri.
Trascorso qualche secolo, venne uno della loro razza che si voleva impossessare del mondo e, quando arrivò, distrusse tutto ma i mostri di questa città riuscirono lo stesso a difenderla così il capo dei alieni cattivi attivò l'autodistruzione del pianeta… e tutti gli abitanti della Terra morirono!
      

Carlo Romeo









La cosa venuta
dallo spazio
Di Valerio Romeo


Capitolo 1

Michael e Anna sono due ragazzi molto dispettosi che adorano fare scherzi a tutti.
Una notte videro una strana luce venire dalla montagna; presero la bici e andarono a vedere cosa fosse. Arrivati sul posto capirono che era una meteorite, all'interno c'era una strana palla molliccia rosa, la presero e ritornarono a casa. Quella palla era in realtà una strana creatura che si faceva capire e raccontò loro che si chiamava Stich, era venuta dallo spazio in cerca di cibo, qualsiasi persona o animale si avvicinasse veniva risucchiata e lei diventava sempre più grande. Ne parlarono con i grandi e alcuni scienziati vennero a casa loro a prenderla per studiarla. E poi era pericoloso tenerla in casa. La palla risucchiava tutto facendo tante vittime. Non c'era nessuna arma che potesse distruggerla, ci furono tanti tentativi ma solo dopo tanto tempo scoprirono la sola cosa che potesse distruggerla. Era il freddo glaciale!
Così, grazie a certi elementi chimici, costruirono un'arma che distrusse la creatura.

Capitolo 2

Il ritorno

Dopo 10 anni la palla Stich resuscitò.
I due scienziati che la stavano studiando la bombardarono con raggi gamma ma per loro sfortuna in realtà aiutarono Stich a ricrescere più forte di prima!
Stich, dopo aver risucchiato i loro corpi, scappò dal laboratorio e cominciò ad andare in giro per la città in cerca di nuove vittime per diventare sempre più grande. In poco tempo diventò enorme, distruggendo tutto ciò che incontrava.
I militari cercarono uno stratagemma per farlo salire a bordo di un missile così da spedirlo nello spazio lontano.
Alla fine ci riuscirono e ritorno così la pace sulla Terra..














NON ERA FINITA!

Tutti credevano che era finita, invece, sulla montagna dentro una grande e buia caverna, Jeack e Sammy, due giovani ricercatori,di 20 anni trovarono un pezzetto di Stich; incuriositi lo presero e lo portarono a Tukson, la loro città.
Stich dentro il laboratorio era racchiuso dentro un contenitore di vetro. Nella notte, una lieve scossa di terremoto fece cadere il contenitore che si frantumò, Stich era libero!
Cominciò a distruggere tutto diventando un grosso e viscido essere gelatinoso. Intanto Jaeck e Sammy, i due ragazzi, avevano scoperto un antidoto composto da vari componenti chimici per distruggere Stich ma per farlo dovevano ficcarglielo dentro il suo corpo gelatinoso. Per fare tutto ciò usarono un missile, nel suo interno vi era messo l'antidoto. Sparandolo al centro del corpo di Stich, lo fece scoppiare e il suo corpo diventò una cascata di fiocchi di neve.

Valerio Romeo








Ben e l'Omnitrix
L'invasione aliena

Di Ernesto Sapienza


Capitolo 1
L' America aveva paura: il professore Lonsh Pardon scoprì che gli alieni stavano arrivando ed erano potenti!
Allora tutte le forze armate dell'America difesero dall'attacco alieno tutti i cittadini facendoli evacuare.
Gli alieni si chiamavano: Alienx, Gelone, Cromoraggio, Eco Eco, Mutante, Omosauro, Pinnaget, Scimpa Ragno, Fangofiammante, Cervellotico. Una dura battaglia li attendeva.
Gli alieni appena arrivati cominciarono ad attaccare; tra spari e armi sofisticate e micidiali vinsero gli alieni.












Capitolo 2

L'ascesa dell'omnitrix

Intanto un bambino di nome BEN venne salvato da Incantatrice che diede a BEN l'omnitrix e gli spiegò la sua funzione.
BEN, contento, salutò Incantatrice e promise che si sarebbero rivisti; incominciò a combattere i nemici sviluppando la potenza dell'omnitrix e portandolo a livelli superiori.
Un giorno incontrò Vilgax e Vulcanus che, distruggendoli, avrebbe avuto il potere completo sull'omnitrix e incominciò una dura battaglia; BEN si trasformò in Gelecofiammante che si moltiplicò e che usò la mossa gelofiamma che li trasformò in pietra, poi si trasformò in Pinnasaurox che li lanciò e li prese in volo uccidendoli.
Così BEN acquistò il potere supremo sull'omnitrix.














Capitolo 3

La distruzione del Supremo

Il Supremo imprigionò tutti gli alieni che incontrava ma poi arrivò Ben che possedeva l' omnitrix mentre il Supremo sapeva volare. Ben si trasformò in Diamante che lanciò diamanti, in 2x2 che gli lanciò un masso, in Bestiale che lo graffiò in faccia, in xlr8 che gli tirò calci a velocità supersonica e in Inferno che gli bruciò il sedere. Il Supremo contrattaccò con pugni super potenti e con un pugno a inferno che si spaccò il setto nasale, e ben si ritrasformò in lui.
Ben però aveva un'arma segreta: aveva un cannone laser di nonno Max e spedì il Supremo sulla Luna.
Ben vinse la guerra e ritornò da Incantatrice dove visse per sempre.

Ernesto Sapienza











NICOLAS IL SENSITIVO
Di Nicoletta Staltari

Capitolo 1

Un giorno, in una casa in periferia di San Francisco, un bimbo di nome Nicolas disse ai genitori che era sensitivo. Se ne era accorto quando aveva 2 anni, a casa di sua nonna, quando si era arrabbiato con sua cugina e aveva pensato cose non gradevoli e poi erano successe davvero.
La mamma e il papà, sentendosi dire quelle cose dal loro figlio si misero a ridere dicendogli di andare a dormire perché era stanco. Il bambino, preso in giro dalla sua famiglia, scappò di casa, uscì dalla finestra per non farsi vedere e si portò dietro vestiti e giubbotti pesanti perché era Febbraio.
Passarono ore e ore e Nicolas era già arrivato molto lontano quando si fece buio; il bimbo sì mise a dormire in una casa vecchia e isolata da tutto; era molto grande questa casa, con 3 bagni, 2 balconi, 8 saloni, 4 cucine, insomma era grandissima!
La notte per Nicolas era trascorsa bene ma alle sette di mattina si mise a piovere, Nicolas scappò da quella casa e verso le dieci di mattina riuscì a trovare un rifugio, in una casa strana con un portone bellissimo e tante torri merlate, sembrava proprio un castello. Nicolas entrò dentro quella casa e vide un salone stupendo con sedie e letti, non era grande ma era lo stesso bellissima.
Nicolas si rifugiò lì per tanto tempo ma a un certo punto sentì dentro uno strano malore come se stesse accadendo qualcosa. Infatti poco dopo udì un frastuono che proveniva dal piano di sopra. Nicolas salì la scale velocemente e arrivato alla prima torre vide uno strano vecchietto grosso, vestito tutto di rosso, Il vecchietto disse al bimbo che era Babbo Natale e che era venuto per dargli il diploma di sensitivo. Nicolas corse verso casa sua e quando arrivò fece vedere ai genitori il diploma e i genitori gli diedero ragione; Nicolas era felice!





















Capitolo 2

La città in pericolo

Un giorno Nicolas si alzò dal letto tutto contento di avere il diploma di sensitivo andò a scuola e fece vedere il diploma alla maestra la quale si mise a ridere e arrabbiata mise in punizione Nicolas. La punizione era quella di pulire tutta la scuola. Il bambino triste, dopo la fine della lezione si mise a pulire. Ma ad un certo punto si sentì strano, aveva avuto una visione che diceva che c'era un mostro all'inizio della città pronto a distruggere tutto.
Nicolas corse ad avvertire il sindaco che come tutti non lo ascoltò mandandolo via. Ma lui era sicuro di se e andò a fermare da solo il mostro. Arrivato all'inizio della città vide il mostro:aveva tre teste e cinque occhi in ognuna di esse, il pelo lungo, folto e nero pieno di pidocchi. Era alto circa due metri con gambe fine e pelose e grosso come una patata, il naso tutto pieno di nei pelosi. Nicolas si avvicinò, con coraggio, e cercò di infilzare il mostro. Quando il mostro si mise a piangere e disse a Nicolas che lui era buono ma si era solo stancato di sentirsi dire brutte cose, Nicolas si impegnò ad aiutarlo per farlo diventare più bello e meno triste. Il mostro lo ringraziò e in cambio gli avrebbe fatto un favore a Nicolas che gli chiese se poteva far credere a tutti che lui era un vero sensitivo. Così Nicolas tornò a casa felice pensando che finalmente tutti gli potessero credere.


Capitolo 3

NICOLAS IL SENSITIVO

Un giorno del mese di Giugno Nicolas si alzò dal letto e decise di uscire per trovarsi un lavoro estivo. Fece colazione, si vestì e corse via per trovare un lavoro.
Per strada vide tutti gli annunci sulla bacheca a Piazza del Popolo; era una bacheca grandissima con tutti gli annunci utili per trovare un lavoro, aiutare degli anziani, comprare una macchina, trovare persone scomparse e anche animali smarriti. Nicolas era molto bravo con i vecchietti infatti di solito li aiutava a portare le buste della spesa, ad attraversare la strada e tanto altro.
Dopo tanto tempo Nicolas trovò un lavoro proprio per stare con i vecchietti. Tornò di corsa a casa e telefonò al numero letto sul foglo dell'annuncio. Rispose un signore con la voce bassa e poco comprensibile che gli disse che poteva andare l'indomani a lavorare da lui, gli diede l'indirizzo e riattaccò. Nicolas il giorno dopo si presentò all'indirizzo dato, bussò alla porta e un signore con gli occhi marroni quasi chiusi, con pochissimo capelli bianchi, con la voce bassa disse: "entra bel bambino e siediti". Nicolas si sedette in una poltrona e ascoltò quello che il vecchietto di nome Eric gli disse. Gli parlò di lui e del suo bisogno d'aiuto. Nicolas gli diede tutta la sua fiducia e anche Eric gliela diede.
Eric era un signore molto simpatico e dopo aver parlato con lui per ore ridendo e scherzando, Nicolas gli disse che lui era un sensitivo e che aveva visto che proprio in quel momento un ladro era nella sua soffitta; corsero su per le scale e arrivati in soffitta videro il ladro che aveva il volto incappucciato e una corda nelle mani. Il ladro legò Eric e gli disse "ora ti strozzo". Nicolas prese una spada che trovò lì in soffitta e incominciò ad avvicinarsi per ucciderlo. Il ladro lo pregò di non ammazzarlo perché in realtà era buono ma Nicolas aveva avuto già a che fare con un mostro che dopo avere stretto un patto con lui lo tradì andandosene. Ma Nicolas ebbe pietà e lo fece fuggire dicendogli di non tornare mai più e riuscì a salvare Eric il quale, dopo quell'esperienza, disse a tutti che Nicolas era sensitivo. Fu così che Nicolas convinse tutti sulle sue capacità di sensitivo e si fece credere da tutti.

Nicoletta Staltari

















L' uomo che uscì dall' inferno

Di Alfonso Zampogna



Capitolo 1

Era un giorno come tanti quando una parte di terra canadese, avvolta in un manto rosso fuoco, si aprì…
I testimoni descrivono questo evento come simile ad una crepa proveniente dal nucleo centrale della terra, ma non si resero subito conto della gravità della situazione che di li a poco da quel varco uscì un mostro! Era tutto rosso, sulla testa aveva delle corna appuntite che mettevano i brividi solo a guardarle, il suo corpo era massiccio e duro come una roccia e aveva una maglietta a maniche corte tutta nera, le gambe erano forti e veloci, spuntava pure una coda appuntita come quella degli scorpioni ma speravo che quella non contenesse veleno. Io non ho mai visto un mostro del genere anzi non ho mai visto mostri in vita mia, ma vi assicuro che per la paura mi tremava anche la testa.
Sembrava che il mostro stesse parlando con qualcuno ma non so dire con chi, di certo la testa era rivolta verso il basso; forse con un diavolo o addirittura con il capo di tutti i diavoli, comunque appena ha smesso di parlare si impossessò di una casa cacciando via le persone che stavano all' interno. Anzi, non le ha cacciate, sono scappate per la paura e ci credo, dovevano essere terrorizzati dopo un incontro del genere.
Il mostro è stato rintanato nella casa rubata per ben 3 giorni, forse stava studiando l' ambiente. Appena uscito si diresse verso New York, mi chiedevo se chiamare la polizia ma se poi non mi credevano? forse era meglio aspettare ancora un po', ma più il demone si avvicinava alla città di New York più io dubitavo se chiamare la polizia o no.
Una volta che il mostro arrivò a Boston non ce la feci più e chiamai le forze armate e dopo una breve conversazione mi chiusero il telefono in faccia credendo che fossi pazzo; come non detto ma ora io che potevo fare? Forse avrei dovuto io prendere l'iniziativa contro il mostro, oppure avrei dovuto fregarmene e lasciare che il mostro prendesse il controllo di altre città se non addirittura di tutto il mondo? Dovevo meditarci un po' ma come potevo? Il mostro avanzava sempre e non sapeva nemmeno che significa la pausa o il sonno. Infatti viaggiava anche a notte fonda ed io ero costretto a seguirlo anche con le occhiaie che mi calavano fino al naso; non dormivo da 2 giorni.
Alle porte di New York col coraggio che mi rimaneva, visto che il resto l'avevo speso per seguirlo ed era stata una vera faticaccia, fisica e mentale, mi misi innanzi al mostro tagliandogli la strada. Allora il demone, che non era neanche stanco dopo quel lungo viaggio che a me sembrava interminabile, mi urlò: "SPOSTATI!!" La mia mente era già scappata in preda al panico ma il mio corpo colmo d'orgoglio rimase immobile, sì, proprio immobile; mi tremavano le gambe come se ci fosse stato un terremoto. Allora il mostro, ancora pieno di energia e forza, mi spinse facendomi fare un volo di ben 7 metri, poi entrò nella città. Io non sapevo che fare ma poi mi venne in mente il negozio di armi che stava lì vicino; quando avevo 2 anni mio padre mi portò proprio in quel negozio, allora corsi immediatamente a comprare un'arma e dopo andai dal mostro e gli sparai; sembrava che gli avessi fatto il solletico, ci mancava solo questo: un diavolo che mangia il piombo! Ma chi è quello? Zeus??!! Per seguirlo ci si deve ammazzare e dopo, quando arriva il tuo momento di gloria, ti beffa come se tu fossi un coniglietto!
Ogni persona che incontrava il mostro scappava e poi si trasferiva; preparava una valigia con tre o quattro vestiti per fare più veloce e scappava da quella maledetta città. Io ero così esausto che diedi un nome al mostro per perdere un po' di tempo e riposarmi, lo chiamai "Inferno"! Intanto lui arrivò nel palazzo del parlamento, io naturalmente lo stavo ancora seguendo come il fesso ma, quando ha saputo che il presidente era alla Casa Bianca, a Washington, aprì le ali che chissà da dove gli erano apparse e prese il volo per andare in quella città; pensandoci è pazzesco, un mostro che quando è a terra sembra uno scorpione che sta per pungere la preda e dopo prende il volo come un piccione. Insomma questo Inferno non si stanca mai di viaggiare ma si stanca chi gli sta appresso!!
Ma questa volta non ero solo io a seguirlo: con me c' erano anche mille soldati pronti ad attaccare, sì ma il mostro non moriva con le armi da fuoco perché lui fino a ora era stato nell' inferno che è pieno di fuoco, infatti i demoni sono immuni al fuoco. Forse serviva l'acqua, comunque quando il mostro si fermò, tutti i soldati hanno cercarono di ucciderlo in tutti i modi: "con acqua, fuoco, elettricità e spade" ma il mostro sembrava stesse facendo una passeggiata ai tropici; infondo ci voleva un bel bagno caldo dopo queste avventure che si potrebbero definire "I nuovi viaggi di Ulisse". Infine il mostro entrò nella Casa Bianca e per la paura, tutti lo lasciavano passare tranne una signora che lanciò un urlo: "AIUTO!!" e poi svenne lasciando una sigaretta accesa per terra. Quando il mostro vide il fumo della sigaretta incominciò a tossire cercando disperatamente di spegnerla ma, una volta spenta, tutti ormai avevano capito il punto debole di Inferno: il fumo! Ed ecco che tutte, ma proprio tutte le persone vicine incominciarono a liberare fumo e gas nell'aria fino a quando il mostro non perse i sensi e tutti si affrettarono a dargli un biglietto di sola andata per il posto da cui era venuto, ovvero l' Inferno! Lo mandarono nel posto in cui il mostro da cui era arrivato, dalla crepa terrestre in Canada e subito dopo avervi lanciato dentro Inferno il varco da cui era arrivato si chiuse rumorosamente: era la fine del mostro che ha portato paura in tutto il mondo.
E io rincominciai a vivere la mia vita facendo una bella vacanza ai tropici e facendo molti bagni caldi dopo l' avventura che è durata 1 mese che però sembrava fosse durata 1 anno!
Ops non mi sono nemmeno presentato mi chiamo Alfonso, Alfonso Zampogna per l' esattezza sono nato a Reggio Calabria e ho 10 anni.



Capitolo 2

IL RITORNO

Ciao, sono sempre io, Alfonso. Dovete sapere che, dopo, un altro mostro attaccò, ma non più l' America ma il Brasile, proprio nel 2011, una data che ricorderò sempre, la data in cui un altro diavolo attaccò la terra ferma, ma questa volta non era Inferno, il mostro dell'ultima volta, questa volta era un altro mostro che ho chiamato "Fango Fiammante" perché quando è arrivato si trovò nel fango rosso fuoco e perché quando vola si infuoca subito.

Appena salito dal centro della Terra in superficie, disse: "ora vado in hotel e farò vedere a quel fallito di Inferno, il mostro di prima, di cosa sono capace io, tutti si spaventeranno di me e mi staranno lontani. Certo, non mi facevo mai la doccia!", e poi incominciò a cantare una terribile canzone:
Molte persone volevano scappar,
poi arrivai io Fango Fiammante e li feci spaventar.
Tanti regni io voglio conquistar,
e tanta gente far spaventar,
poi arrivai a Hollywood e mi stancai a cantar.
Cantando, si avviò verso l' hotel e disse: "casa mia!". Proprio così: in 5 secondi tutte le persone scapparono, chi correva nudo, chi senza pantaloni e qualcuno in asciugamano, l'importante era scappare.
Dopo circa un'oretta tutti erano scappati da Rio De Janeiro e la notizia si sparse fino all' Africa in cui Gheddafi in preda al panico disse:"che ci sia la repubblica". Già, un bel passo avanti per la Libia che però lo uccise comunque. Il mostro si avviò verso i dintorni di Brasilia, la capitale del Brasile, poi decise di andare nel luogo in cui i quattro serpenti più velenosi del mondo si incontravano, in modo tale che potesse parlare con i quattro capi dell' inferno. Dopo circa due ore smise di parlare e si avvio verso Buenos Aires dove vivevo io! Incominciò a camminare ma per fortuna questo mostro a volte si fermava a mangiare qualche cosa, sempre tanta roba e molto piccante ad esempio un panino con salame piccante, la 'nduja, il capicollo piccante, pepe nero e peperoncino. Bleeaaahh… un vero e proprio schifo, però io ne approfittavo per mangiare senza pagare.
Una notte si mise a fare i conti di quello che doveva fare: lui e tutto l' inferno credevano che io, proprio io, avessi rubato la forza del mostro precedente e lui era qui per recuperarla; ecco perché andava nella città in cui vivevo io.
Allora io rubai una macchina da un negozio desolato, ma non una macchina qualunque, era una Lamborghini in modo che potessi arrivare più velocemente a casa.
Era notte quando io ero già molto vicino a casa mia ma all' improvviso vidi una stella cadente che mi stava cadendo addosso, ma proprio addosso. Guardandola meglio non era una stella cadente … assomiglia vagamente a Fango Fiammante … purtroppo era lui! Stava andando verso casa mia, allora accelerai fino ad arrivare a 230 km orari e con la mia cara Lamborghini arrivai a casa in un lampo. A casa il mostro mi cercava e i miei genitori erano nascosti in un angolo, quando il mostro mi vide entrare con una bombola colma di gas acchiappò mio padre da dove era nascosto e disse col suo vocione:" DAMMI LA FORZA DI INFERNO E IO LASCERO' LIBERO TUO PADRE", io gli dissi che non avevo la forza di Inferno ma lui mi rispose: "FINO A QUANDO NON RESTITUIRAI LA FORZA DI INFERNO TUO PADRE RESTERA' CON ME". Dopo quelle parole Fango Fiammante e mio padre sparirono; era ritornato nell' inferno.
Allora mi informai subito e in una notte lessi dieci libri sull' inferno ma la notizia più importante era quella che spiegava come Ermes, il messaggero degli Dei, entrava e usciva dall' Inferno: dovevo recuperare una collana fatta di fiamme nel posto indicato, ma qual'era? E pensai fino all' alba quando rivedendo le ultime due tappe In Giappone, a Tokio e in America, a Los Angeles che corrispondevano a due parti molto lontane del mondo, una a est e l' altra a ovest, capì che dovevo andare al centro della terra per gli Dei però che se non mi sbaglio era in Grecia, precisamente ad Atene, nel tempio di Zeus dove si trovava il centro della Terra.
Allora partì per la Grecia cinque giorni dopo, con l'aereo che portava proprio ad Atene e dopo 8 lunghe ore atterrammo nell' aeroporto di nome Alessandro Magno, già ci voleva una bella ripassatina in storia.
Arrivato nel tempio di Zeus mi resi conto che la fiammella si trovava sotto l' oracolo che pesava ben 5 tonnellate; dovevo per forza scavare una buca ma come potevo in mezzo a tutti quei turisti, perciò tornai di notte e dopo tanto, ma tanto, ma tanto lavoro con la pala, vidi qualcosa che risplendeva nel buio: era la collana appena trovata! Così uscì dalla fossa che avevo scavato per prenderla e mi ritrovai davanti a un drago con tre teste che faceva più paura di Fango Fiammante e Inferno uniti assieme. Fortunatamente ero nel tempio di Zeus dove armi ce n'erano tante perciò impugnai una spada e pregai ma, il tempo di dire una parola, il drago mi incenerì il fondo schiena come fosse uno spiedino alla brace! Io lanciai la spada per il dolore che con grandissima fortuna si conficcò nella gola del drago che morì, per un pelo non mi inceneriva tutto, non solo il sedere.
Dopo 5 secondi la porta degli inferi s'aprì e io, con il coraggio che basta, entrai da quella porta. Dentro vi trovai tre uomini vestiti di nero che mi dissero: "vattene, questo non è il tuo posto!" ma se volevo rivedere mio padre dovevo andare avanti perciò ho dovuto dire una bugia:" sono qui per ridarvi la forza di Inferno". Allora mi portarono all'entrata dell'inferno, era tutto bruttissimo la gente era costretta a lavorare per i diavoli e se non lavoravi venivi frustato fino alla morte; c'erano crepe colme di lava dappertutto, era un posto ostile, la terra era nera con sfumature di viola scuro, il rosso fuoco si notava ovunque ma quando scollai gli occhi da quell'orribile posto mi trovai innanzi al castello più pauroso di tutta la mia vita: era fatto di mattoni neri con finestre da cui usciva una luce rossa abbagliante, era altissimo e più ti avvicinavi al portone più faceva caldo, il cancello era nero e a seguire una porta rossa e nera che dava i brividi.
Appena mi avvicinai alla porta essa si aprì come nei film dell' orrore. Appena entrato due fenici mi attaccarono e quando stavo per essere disintegrato una persona coperta di nero lì fermò, mi prese e mi chiuse in una stanza: era tutta rossa con un camino colmo di fuoco che faceva uscire un fitto e grigio fumo, le pareti erano un po' screpolate e con qualche crepa, ma la cosa più paurosa era la poltrona di pelle messa al centro della stanza: lì sedeva Satana che si voltò e mi disse: "immagino che tu sia venuto qui per prenderti tuo padre, ma prima mi devi consegnare la forza di Inferno!", io risposi :"prima fammi vedere mio padre!", lui con un movimento di scatto fece apparire mio padre da un oggetto strano, io andai subito ad abbracciarlo poi però Satana allungò la mano su cui io dovevo poggiare la forza di Inferno. Cercai allora di spiegargli che non l'avevo presa ma lui con un altro velocissimo movimento riprese mio padre e fece chiamare le fenici, io presi l' oggetto che conteneva mio padre e scappai con le fenici che mi inseguivano, passai da uno strano corridoio pieno di quadri con i ritratti di personaggi cattivi e immagini in cui trionfa il male ad esempio la raffigurazione di Scilla e Cariddi che mangiano gli uomini o di Dracula che succhia il sangue a un ragazzo che dorme, di Adamo ed Eva che mangiano il frutto proibito, di Attila che con il suo esercito di Unni attacca e uccide, poi mi accorsi che c' era un quadro che rappresentava la parola di Cristo allora il mio cuore mi disse di andare verso quel quadro mentre le fenici mi erano sempre più vicine e prima che mi acchiappassero mi lanciai verso il quadro benefico che in realtà era l' uscita da quell'orribile posto; non mi ritrovai nel luogo in cui ero entrato ma ero a Cannes, in Francia, dove il cielo era rosso fuoco e c'era un terribile acquazzone. A un tratto vidi la sagoma di milioni di diavoli che venivano verso di me, mi girai verso l' alto e fortunatamente vidi l' esercito del bene composto da angeli, arcangeli e fate, tutti coloro che hanno fatto del bene al mondo. Mi trovavo in mezzo alla guerra fra il bene e il male, io però, anche se stanco e affaticato, senza pensare a quello che facevo, andai contro l'armata rossa quando un uomo seduto su un cavallo bianco alzò le braccia e tutto l' esercito maligno sparì! Quell' uomo era Dio; lui non solo mi salvò la vita ma evitò anche la guerra fra bene e male e poi mi fece salire in cielo e una volta lì si tolse la veste bianca. Era giovane e bello, a tutti sembrava che fosse un vecchio con tanto di barba e cappello invece era un giovane benefattore che, come nella favola di Peter Pan, non cresceva mai. Era medio di statura, molto ospitale, infatti mi offrì pane e acqua perché avevo fame e sete, ci voleva proprio qualche cosa buona dopo essere entrato e uscito dall' inferno. Dopo mi ringraziò per aver salvato due volte la Terra, ma in mezzo a tutto quello stupore mi chiesi dov'è mio padre e impaurito più di quanto lo era davanti al padre del male chiesi al Signore:" oh grande Dio, potresti dirmi dove si trova mio padre?" lui rispose:" ma certo Alfonso" e con un gesto mio padre mi apparse accanto, poi il signore mi disse:" ora devi andare non indurti in tentazione e liberati dal male, ci vediamo fra un po' di tempo" e mi ritrovai a casa mia con mio padre.
Passai un bel Weekend in famiglia, prima di andare in America dove mi ero trasferito e dopo aver raccontato la storia ai miei cari, ritornai finalmente a New York, dove mi ero trasferito.

Alfonso Zampogna
rriva Albert, lo scienziato pazzo!


I marziani nel loro pianeta si presentarono sulla Terra con grandi sacchi da riempire per farsi altre scorte da mangiare.
Gli abitanti del paese decisero di chiamare uno scienziato per sconfiggere i marziani. Lo scienziato si chiamava Albert, arrivava dall'America del sud era uno scienziato pazzo agile, alto, snello, con i capelli neri, fumava sempre la pipa. Le persone delle città vicine si sono riuniti insieme con Albert e hanno organizzato un piano per sconfiggere i marziani e distruggere il disco volante.
Intanto tutti gli abitanti hanno deciso di raccogliere delle pietre per lanciarle contro i marziani. All'ennesimo ritorno dei marziani per ricaricare i sacchi, i due paesi si nascondevano dietro le loro macchine, dietro gli alberi e dietro i cespugli e lì li aspettavano per sorprenderli.
Al loro arrivo li hanno colpiti a pietrate e i marziani spaventati correvano verso il disco volante, partivano improvvisamente per ritornare nel loro pianeta. Il piano di Albert, lo scienziato pazzo, aveva funzionato!




Capitolo 4


Scacciati via per sempre!


Nell'ultimo viaggio, i marziani erano tornati nel loro pianeta a mani vuote perché non erano riusciti a prendere niente. Decisero allora di ritornare nel paese travestendosi di umani. Tornarono di notte, gli abitanti si svegliarono di soprassalto, perché il loro disco volante aveva fatto tanto rumore da rompere il silenzio notturno perché non avevano cambiato il loro disco volante con uno meno rumoroso.
Così pure questa volta i marziani furono scoperti e fatti ritornare indietro.
Gli abitanti erano felici, infatti il giorno dopo hanno ripreso tutti a lavorare nei loro negozi di abbigliamento, di alimentari, di scarpe ecc., come se i marziani non fossero mai arrivati!

Simone Diaco











Alfred motosega

di Davide Florio


Vi descrivo Albert

Il mio personaggio è Alfred, una motosega alta 1,93 Cm e pesa dai 15 ai 23 kg. Le mani sono piccole e con tre dita. Ha il corpo di ferro, una coda lunga e le lame appuntite e seghettate. Emette un rumore metallico simile ad uno stridio. Si muove goffamente ma pure velocemente. Mangia solo frutta del suo pianeta di nome Hartakann.
Parla la nostra lingua, l' Italiano. Quando corre raggiunge una velocità di 60KM orari e con un pugno, riesce a demolire una casa. Ha due grandi occhi azzurri, una piccola bocca e due antenne per respirare. Può anche allungare gli artigli per difendersi o per lottare. Ha sul petto un tatuaggio con scritto " BLACK E DECKER". Alfrerd ha 196 anni.

Davide Florio








Capitolo 1

L' arrivo di Milly
Di Martina Gligora

Giacomo è un ragazzo di 10 anni, frequentante la scuola elementare di Roma. Ha un viso ovale, molto pallido, le sue guance sono morbide e risaltano con un colore più scuro. Le sopracciglia sono folte e castane e le ciglia sono sottili e nere. I suoi occhi sono molto scuri, color petrolio, il suo naso è piccolo, come una pietrolina, morbido e a patatina. Infine la bocca è carnosa, di un colore rosa scuro. Le orecchie sono arrotondate e ben definite. I suoi capelli sono biondi, lisci simili a tanti spaghetti. E' figlio unico e vive con sua mamma Giada e suo padre Franco.
Una mattina, Giacomo si svegliò frastornato per un rumore assordante; si alzò dal letto, si mise le ciabatte, e andò a vedere cosa stava succedendo. In quel periodo i genitori di Giacomo erano in vacanza e gli avevano raccomandato di non combinare guai. Arrivò in salotto e vide il televisore, l' oggetto prezioso di papà, per terra, un vaso adorato della mamma rotto e il suo video-gioco preferito con i tasti rotti.
Il poveretto era sbalordito e si avvicinò correndo al televisore, che però non si accendeva più. Si avvicinò al vaso, ma notò che non si poteva più riparare e infine si avvicinò al suo video-gioco ma era rotto e non c' era più niente da fare quando a un tratto sentì una vocina: -" mi dispiace, non volevo farlo"-, Giacomo si girò lentamente e vide un gattino tutto arancione, con due occhietti tristi. Il ragazzo così capì che il micio era veramente dispiaciuto ma pensava a quello che gli avrebbero fatto i suoi genitori. Lui aveva un cuore dolce, era un bambino bravo e il suo pregio era il saper perdonare.
Si avvicinò al gattino, lo prese in braccio e l' osservò: aveva un nasino piccolo, due grandi occhi neri, molto dolci, un corpo snello e agile e una piccola codina.
Il ragazzo, scioccato, si domandò come un gatto potesse parlare, ma ciò non importava: dovevano risolvere il problema. Il gatto capì subito le intenzioni del ragazzo, così si allearono e si misero subito a lavoro per rimediare ai danni.
Giacomo ebbe una grande idea: voleva organizzare uno spettacolo a pagamento con i suoi amici per dimostragli che il suo gatto parlava. Così fecero e con i soldi raccolti comprarono un televisore 44 pollici, un vaso uguale a quello rotto e un video-gioco ancora più bello.
I due si diedero proprio da fare e per qualche settimana, il gattino Milly rimase a vivere con Giacomo. Al ritorno dei genitori Giacomo e Milly spiegarono tutto ai due genitori che si posero la stessa domanda del figlio riguardo la capacità di parlare del gattino, ma decisero di non farci caso e di lasciare Milly nella loro casa. Giacomo e il gatto fecero i salti di gioia e insieme vissero tante altre avventure.



Capitolo 2

L' uccellino Frenky

Più giorni trascorrevano e più Giacomo era essere felice di vivere con Milly.
Giada, la mamma di Giacomo, è una persona saggia, onesta e buona, Giacomo infatti la definisce spettacolare; fa la parrucchiera, è bassa e cicciottella, ha i capelli neri, gli occhi azzurri, e un piccolo neo vicino alle labbra. Si veste elegantemente e ha un piercing al naso. Una mattina, i due amici le chiesero se potevano andare sul prato lassù in collina a fare un pic nic. Giada ci pensò un po' su ma poi decise di accontentarli e di farli andare.
Subito i due amici andarono a vestirsi. Nel frattempo la mamma gli preparò quattro panini, la ciambella e la limonata. Infine aggiunse per ciascuno: una tovaglietta, un paio di bicchieri e i tovaglioli. Giacomo mise lo zaino sulle spalle e salutò i genitori. Arrivati al prato verde, gettò lo zaino a terra e iniziò a osservare il paesaggio; l'erba era fine e alta, bagnata dalla rugiada, gli alberi erano ricchi di fiorellini, farfalle che svolazzavano di qua e di là e le coccinelle camminavano lentamente sull'erba. Era tutto così bello! Dallo zaino tirarono fuori i panini e la limonata. Lì vicino c' era un laghetto con delle paperelle e i due amici decisero di dargli le molli chine del pane avanzato. Mangiarono pure la ciambella che finì in un batter d'occhio.
Dopo pranzo si riposarono distesi sul prato e, dopo circa un' oretta si accorsero che iniziava a farsi buio.

Così raccolsero le loro cose e iniziarono a incamminarsi verso casa. Cammina cammina, videro un uccellino che stava piangendo; Giacomo lo prese con la mano e subito l' uccellino si presento: - " Mi chiamo Frenky, la mia famiglia ha già spiccato il volo con i miei fratelli ma io, essendo il più piccino, non ce l' ho fatta e sono precipitato. Frenky era blu, con le ali rosse, piccolo e grasso, che entrava a malapena sul palmo della mano.
Giacomo e Milly si mortificarono così si misero a costruirgli un nido sul ramo di un albero con il necessario, Poi gli lasciarono tutte le mollichine dei panini e della ciambella.
I due amici raccomandarono all' uccellino di non muoversi dal suo nido e gli dissero anche che ogni giorno all' alba gli avrebbero portato da mangiare e così fu.
Giorno per giorno videro l' uccellino crescere sempre più e furono i primi a vedere il suo primo volo.





Capitolo 3

Una vacanza a Parigi

Giacomo e Milly si accorsero che da un paio di giorni Giada e Franco, i genitori del ragazzo, si comportavano in modo molto strano. I due amici chiesero, incuriositi, cosa stava succedendo ma, i genitori non aprirono bocca. Giacomo e Milly tornarono angosciati nella loro camera.
Una bella mattina i due amici, ormai fratelli, si svegliarono e videro sul comodino, un bigliettino con scritto:- " SCENDETE!"-.
I due fratelli sia alzarono e scesero le scale. Trovarono un altro bigliettino, con scritto:-"GIRATE A DESTRA!"-. I due così fecero. Arrivarono in cucina e videro i genitori esclamare:- " SORPRESA!" Giacomo e Milly si guardarono e si avvicinarono al tavolo papà felicissimo disse:-" TRA UN' ORA SI PARTE PER PARIGI! ANDATE A PREPARARVI!"-, i due non ci potevano credere ma, anch' essi molto felici, si prepararono per il viaggio.
Verso le 3 del pomeriggio presero l'aereo diretto per Parigi. Intanto i due fratelli leggevano il programma ideato da papà:
PROGRAMMA
OGGI, LUNEDI': giro sul battello – visita Notre Dame
MARTEDI': Luvre - Tour Effiel
MERCOLEDI': Collina del Sacro Cuore- Reggia di Versailles
GIOVEDI': Disneyland
VENERDI': Disneyland
SABATO: Disneyland

Domenica: partenza per Reggio Calabria.
L' aereo decollò e i due fratelli sorrisero entusiasti. Passarono una bellissima settimana a Parigi e , al ritorno, Giacomo fu contento di raccontare ai suoi amici il viaggio in Francia.


Capitolo 4
La partita di hockey

Era il 17 Ottobre, il giorno in cui Giacomo doveva giocare con la sua squadra la partita di hockey. Era agitatissimo, camminava avanti e indietro, avanti e indietro… Era agitato perché credeva di non farcela, assieme alla sua squadra, a battere gli avversari chiamati " I Mostriciattoli ", con i quali doveva competere.
Era già capitato di dover sfidare questa squadra. Era il 3 di Marzo, si doveva giocare un campionato, era la sua prima sfida. Iniziò la partita e gli occhi gli andavano a destra e a sinistra, poi ancora uno a destra e l' altro a sinistra… non riusciva a tenere gli occhi verso il dischetto. Ad un certo punto un ragazzo della sua squadra passò la palla a Giacomo, ma lui, imbambolato, se la fece prendere da un avversario che puntò per fare segno e così fu. La partita finì e si sentiva distrutto per la vergogna.
Giacomo da allora, quando deve giocare le partite, è agitatissimo. Milly lo guardava pensieroso quando a un tratto esclamò :- " E' arrivata! "- e subito Giacomo con il fiato sospeso chiese:- "Che cosa? "- e Milly rispose:- " Ho un' idea! Mentre tu giocherai, io mi alzerò in piedi, mi metterò a raccontare una barzelletta, attirerò così l'attenzione dei tuoi avversari e tu dritto dritto potrai centrare la rete. Mi sembra perfetto! "-
A Giacomo l'idea non parve niente male e così decisero di metterla in atto. A pranzo mangiò poco e leggero e verso le 2 del pomeriggio, si recarono allo stadio. Era tutto così bello! Tanta gente che si sceglieva i posti migliori, altoparlanti qua e là davano informazioni, altre squadre che si allenavano dentro la

pista. Sembrava di essere in una città lussuosa dove tutti devono assistere allo show più bello del mondo.
E finalmente iniziò la partita: mentre il gatto guardava con attenzione pensava:- "E se i genitori di Giacomo non mi permettono di raccontare barzellette?"-, ci pensò un po' su e, quando arrivò il momento, li mandò a prendergli un toast così iniziò a raccontare: -" Una mattina Pierino…. "-.
Intanto Giacomo vide che i giocatori dell'altra squadra si erano distratti per guardare Milly e tirò dritto in porta. Così fece cinque tiri consecutivi e la sua squadra vinse la partita!

Martina Gligora







Peter e gli omini

La storia di un bambino e delle sue avventure con gli omini

Di Andrea Latella


Vi presento Peter

Il personaggio del mio libro è un bambino molto curioso e socievole.
Egli o meglio Peter ha un viso tondo e colorito, occhi celesti come il cielo e labbra carnose di un rosa scuro. E' di corporatura robusta ma è magro con gambe lunghe.
Ha 12 anni e va a scuola al Pirandello e abita a Reggio Calabria, precisamente in Via Italia, n° 88.
Questo bambino non è cattivo ma buono, educato e con la passione di scoprire quel che c'è nel mondo.










Capitolo 1

Peter e gli omini simpatici

Una sera, un bambino di nome Peter dormiva nella sua stanza, quando all'improvviso udì un boato; si affacciò alla finestra e con gran meraviglia vide un gran disco appoggiato su delle staffe, da un oblò scendevano degli omini molto curiosi.
Questi videro Peter e gli mandarono dei segnali in codice: "Elp Elp". Peter allora aprì la finestra li salutò agitando la mano. L'omino, con il numero 007 scritto sopra, gli disse che venivano da un pianeta lontano e durante il viaggio si era rotto il pannello di comando della navicella, così sono stati costretti a fermarsi sulla Terra. L'omino chiese a Peter di aiutarlo a sistemare il pannello.
Peter accettò e ben presto la navicella ritornò perfetta. Gli omini per ringraziare Peter gli fecero visitare la navicella e lui ne rimase meravigliato dalle stranezze viste.










Capitolo 2

IL ritorno degli omini

Un giorno Peter decise di raccontare a tutti quello che gli era capitato alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi compagni, ma nessuno gli credeva e tanto che i suoi amici lo prendevano in giro. Peter non aveva nessuna prova per dimostrare ai suoi amici che lui aveva veramente aiutato gli omini extraterrestri in difficoltà. Un giorno rientrato a casa il suo papà chiamò Peter dicendogli di smetterla di raccontare queste stupidaggini in giro, allora Peter triste tornò nella sua camera e si chiuse dentro.
Ad un tratto vide una luce dalla finestra, si alzò e andò a vedere di che cosa si trattasse e con grande stupore vide i suoi amici omini. Peter gli raccontò dei suoi amici che lo prendevano in giro, e allora gli omini gli diedero un dischetto dove c'era filmato tutto l'accaduto precedente. Peter lo portò a scuola e lo fece vedere ai suoi compagni e loro rimasero a bocca aperta, e da quel momento Peter non venne più preso in giro.







Capitolo 3

Peter e il gatto chiacchierone

Peter, una sera, era nella sua stanza ma non riusciva a prendere sonno e decise perciò di leggere un libro d'avventura.
La stanza di Peter era molto bella e accogliente, aveva una finestra grande che si affacciava su un giardino fantastico pieno di piante, alberi e fiori profumati. Ad un tratto sentì un insistente miagolino che proveniva dal giardino, sbalzò e andò a dare un'occhiata; vide un gatto piccolo che cercava di uscire da una rete. Peter si mise la vestaglia, le pantofole e corse a liberare il gatto. I due da subito divennero amici, perciò Peter lo portò nella sua stanza e si accorse che al collo portava un sacchettino e dietro vi era un biglietto con scritto " Bacini dai tuoi amici omini" e più giù c'era una nota che avvisava che il gatto era un gran chiacchierone. Peter non fece caso e quella nota, sistemò il gatto nella cesta e si addormentò assieme al gattino.
Alle sei del mattino il gatto preparò una deliziosa colazione ed andò a svegliare il suo padroncino ma Peter non lo ascoltava, anzi comodo si girò dall'altro lato del lettino. Ad un tratto il gattino Miao prese un bicchiere pieno d'acqua e glielo lanciò addosso, gli gridò:-Svegliati gran pigrone, è ora di andare a scuola!-. Peter si svegliò, si toccò le orecchie e dopo un po' gridò ancora Miao:- le orecchie te le devi lavare, pigrone!- Allora Peter capì che il gatto, come chiacchierone era il numero uno.



Capitolo 4

Peter e i topini ballerini

Quella mattina Peter si svegliò, andò in cucina a bere un bicchiere di aranciata quando a un tratto sente un rumore, si avvicina alla dispensa e lo sente più forte, apre la porta e vede due topini: uno che balla e uno che fa strecing. Il topo che ballava indossava una tuta bianca con due bottoni marroni e delle macchie blu sugli stivali mentre quello che faceva strecing aveva la tuta marrone con la cerniera verde e gli stivali grigio scuro e faceva il DJ al suo amico. Si presentarono e divennero amici. Tutti e tre arredarono la dispensa con panini che servivano ai topini per sedersi e bicchierini piccoli che si usavano come scalette per salire sui panini.
Peter non ebbe paura anzi invitò i topini a ballare e quando si stancò andò a dormire. Al risveglio andò subito ad aprire la dispensa e vide che se n'erano andati; ci rimase male ma non dimenticherà mai l'esperienza vissuta con i topini ballerini.




Capitolo 5

La lettera degli omini

Il giorno dopo l'avventura con i topini, Peter va nella sua stanza contento, quando all' improvviso vede sul pavimento una bustina con dentro una lettera.
Peter curioso la prende, la apre e legge che gli omini se ne dovettero andare per sempre.
Peter guardò fuori dalla finestra e vide un postino intergalattico allora gli disse di aspettare che doveva inviare una lettera a degli amici speciali.
Nella lettera c'era scritto che non avrebbe mai dimenticato le fantastiche e bellissime avventure passate con loro.
Fine libro!

Andrea Latella











UN SOGNO CHE SI REALIZZA

Di Marialuisa Lucisano



Era estate, un'estate calda e afosa, con giornate splendide e pulite, con l'aria fresca che arrivava dal mare.
Il paese di Marilandia si affacciava sul mare, le spiagge erano pulite, con sabbia fine e dorata. Le sue case avevano colori vivaci, tantissime piante lungo le sue strade, gli abitanti si spostavano in bicicletta o a piedi. Non c'erano automobili perché tutti volevano che l'aria fosse pulita e preferivano così le bici, pure i bambini piccoli.
In questo paese di mare c'era una villetta grande, a due piani, colorata di arancione, rosso e viola, c'erano delle aiuole sparse per tutto il giardino e due biciclette viola e azzurro.
In questa splendida villetta vivevano due amiche inseparabili, che si volevano un mondo di bene: Mary e Giuly. Loro si conoscevano da quando erano piccole ed erano nate lo stesso giorno. Le loro mamme si erano incontrate nella nursery perché le cullette delle loro bambine erano una accanto all'altra e così avevano fatto amicizia. Si sono riviste anche dopo ed è per questo che è nata l'amicizia tra Giuly e Mary che ora sono come delle sorelline.
Crescendo non si sono mai divise, infatti, sono andate insieme all'asilo e alle scuole elementari. Adesso loro due sono diventate come sorelle e sperano che nel futuro questo legame possa sempre esistere.
Era una bella domenica d'estate e le due amiche decisero di farsi una passeggiata sulla spiaggia, camminando camminando si inoltrarono in una foresta piena di foglie, alberi e cespugli. Attraversarono con una zattera un lago pieno di ranocchi e si trovarono davanti a una grotta. Decisero di entrare e scoprirono un posto magnifico, "L'isola Mago"; una grotta che ospitava una piscina la cui acqua splendeva così tanto che ci si poteva specchiare, tutto attorno c'era della sabbia molto umida e sopra c'erano adagiate delle pietre preziose che emanavano una luce abbagliate, sulle pareti c'erano inseriti dei lingotti d'oro di varie forme e dimensioni. Si era fatta sera e mentre esplorarono questa magnifica grotta, alzarono gli occhi in alto e videro attraverso un foro, che nel cielo c'era la luna piena e la sua luce riflettendosi sull'acqua trasformava le persone in sirene.
Questo le due amiche non lo sapevano, infatti, si tuffarono e dopo 3 minuti si trasformarono in due splendide sirene.
Mary, dopo la trasformazione, aveva i capelli castani legati con un elastico rosso, gli occhi castani truccati con l'ombretto argento, indossava sempre vestiti con dei colori accesi come un top rosa fosforescente e la sua coda era blu- azzurra.
Giuly invece, dopo la trasformazione, aveva i capelli biondi legati con una mollettina arancione, gli occhi azzurri truccati con l'ombretto dorato, indossa un top giallo- oro fosforescente che si abbina con il colore verde della sua coda.
Da quel momento Mary e Giuly hanno vissuto nel regno di Spettacolandia, riconosciuto come il regno delle sirene, e gli sono stati assegnati due amici delfini che si chiamavano Rosa e Azzurro. Questo per loro fu una cosa magnifica perché sin da piccole avevano sognato di diventare sirene con le code lunghe e fosforescenti.
Da quel giorno in poi la loro vita cambiò: cominciarono ad esplorare i fondali marini ma soprattutto a giocare e a divertirsi con i loro amici delfini.












Mary e Giuly

Capitolo 2

Mary, Giuly e i loro strani amici

Un giorno, Mary e Giuly decisero di fare una bella nuotata con i loro amici delfini. Così si inoltrarono nelle acque profonde ed iniziarono ad esplorare il fondale; c'erano stelle marine, pesci di diverse forme e dimensioni, coralli rossi e resti delle antiche civiltà. Ad un tratto videro che qualcosa si avvicinava sempre di più a loro: era la strega del mare, Ursula. Era una vecchia con un aspetto molto inquietante, aveva capelli lunghi e grigiastri, grandi occhi neri che trasmettevano malvagità, un grande naso aquilino e un'enorme bocca che non sorrideva mai. Indossava un grande cappello a cono, un abito nero molto ampio e mal ridotto; la sua capacità era quella di trasformare in cattivissime murene tutto ciò che non era di suo gradimento.
Siccome proprio lì vicino c'era il regno di Spettacolandia dove regnava Ariel. Mary e Giuly pensarono che la strega malefica potesse fare del male anche ai loro amici, così, molto spaventate, corsero per cercare aiuto a Re Tritone che subito accorse e con il suo tridente uccise la strega.
Il giorno dopo le due amiche, per rilassarsi, decisero di andare sull'Isola Mago e fare un'escursione. Portarono con sé: una tenda, una morbida coperta, del cibo e ovviamente anche i loro cagnolini Furia e Brick cioè un Labrador e un setter-inglese. Mangiarono, cantarono, giocarono e dopo giù sotto le coperte.
Ad un tratto, durate la notte, le due amiche furono svegliate da uno strano rumore: dalla piscina saltò fuori un grandissimo serpente marino di colore viola, aveva due grandi occhi verde acqua, la sua pelle aveva delle strisce a zig zag dalla quale emanava scariche elettriche, aveva anche una lingua lunga e biforcuta con la quale sputava fiamme lunghe centinaia di metri, cercando di uccidere le due ragazze che con i loro poteri, cioè l'acqua e il fuoco, riuscirono a sconfiggerlo.
Stanche ma oramai tranquille, si rimisero a dormire e il giorno dopo, appena sveglie, cominciarono a pensare a come potevano trascorrere la prossima domenica: un pigiama-party insieme ai loro amici del regno di Spettacolandia sarebbe stato l'ideale, però senza serpenti marini o altre cose magiche o cattive.




La strega Ursula





Capitolo 3

Le 7 sorelle

Il 5 ottobre per Mary e Giuly era la giornata dedicata allo shopping. Le due ragazze-sirene facevano sempre spese dalla loro amica Anna Rosa che aveva un negozio grandissimo, "Splash", pieno di vestiti alla moda sia maschili sia femminili. Anna Rosa era simpatica, portava sempre la coda rossa e il top dorato e i capelli lunghi e con le mesce rosse.
Le due amiche rimasero dentro il negozio per ben 3 ore e alla fine uscirono con 10 buste piene di vestiti e accessori spendendo circa 1000 € e con lo sconto. Così, per festeggiare l'acquisto di nuovi costumi Mary e Giuly decisero di andare in spiaggia a fare una bella nuotata.
Mentre stavano nuotando, videro un bambino che stava annegando, così si tuffarono per salvarlo e poi lo riportarono fino alla riva dove lo aspettava la sua mamma tanto ansiosa.
Decisero poi di andare nel regno di Spettacolandia per salutare Ariel e Re Tritone. Rimasero là fino a tarda sera perché Ariel fece visitare loro la grotta dove erano custoditi tutti gli oggetti preziosi che lei aveva trovato sul fondale marino. Alla fine Ariel fece conoscere a Mary e a Giuly le sue 7 sorelle cioè: Argentea, Clarissa, Francy, Iris, Stehy, Kaila e Celeste. Erano veramente simpatiche e belle con lunghi capelli variopinti: Argentea aveva la coda rossa e il top azzurro, Clarissa aveva la coda verde e il top arancione con un neo sul naso, Iris portava la coda verde acqua e il top giallo, Kayla la coda dorata e il top glicine, Stefy con la coda bianca, top nero con una voglia di fragola sul braccio, Celeste con coda rossa e top blu e infine Francy, con coda rosa, top fucsia e neo sul braccio e tatuaggio sulla caviglia.
Si fece tardi e Mary e Giuly decisero di andare a casa, quindi salutarono ad Ariel dicendole che il giorno dopo per Billy, cioè il suo delfino, ci sarebbe stata una bella sorpresa!















Capitolo 4

Il regno di Arcobalenalandia

Era una notte splendida, Giuly e Mary decisero di farsi una bella nuotata con i loro amici delfini. Nuotando, nuotando furono attratte da un raggio di luce di tanti colori, come l'arcobaleno, che proveniva da un tunnel e decisero così di entrare.
Era un posto magnifico, incantevole, tutto colorato e luccicante dove le persone si aiutavano a vicenda e si volevano bene e la luce del sole trasformava tutto quello che toccava nei colori dell'arcobaleno.
Quel posto si chiamava Arcobalenolandia, era un luogo spettacolare c'erano casette piccole e viola con le finestre verdi e i tetti che cambiavano colore in base alle stagioni.
Queste case erano abitate da persone che vivevano circondate da tanti animali, tra i quali anche delfini rosa e azzurri. Tra una casa e l'altra si intravedevano: una fontana rossa dove tritoni e sirenette giocavano con una palla fosforescente, un campo da gioco dove le sirene potevano giocare a pallavolo, una pista da ballo di cioccolato dove si esibivano le migliori danzatrici del regno ed infine un castello di zucchero filato dove vivevano la regina Clarissa e suo marito Sebastian.
Le due sirenette si ricordarono della festa che si teneva nel Regno di Spettacolandia in occasione del compleanno del delfino Billy e si precipitarono di corsa. Tutto era a base di cioccolato: gamberetti ricoperti di cioccolato, polipi caramellati con gocce di cioccolato e tante altre cose molto buone.
Tra tutte le pietanze quella che meritava il primo posto era la grande torta alta 25 metri con fiocchi di panna, barchette e mille pesciolini di tanti colori. C' era anche uno scivolo di cioccolato bianco dove giocavano le sirenette e i tritoni. Quello sicuramente era stato un giorno da ricordare!!!
La regina Clarissa era bellissima aveva la coda bianca e azzurra, il top blu e i capelli neri legati con una treccia e una corona di zaffiri in testa. Il re Sebastian invece aveva la coda arancione, la barba e i capelli castani molto lunghi e una corona di rubini in testa.
Mary e Giuly rimasero a bocca aperta dopo aver visto tanta bellezza, fecero amicizia con altre due sirenette Titty e Melody, figlie della regina Clarissa e del re Sebastian. Le due principessine di 15 e 16 anni erano due sorelle davvero simpatiche, cordiali e giovanili. Titty aveva la coda e il top di jeans con capelli neri, lunghi e ricci, con le mesce blu mentre Melody aveva la coda e il top dove erano disegnate delle ciambelle con capelli biondi, corti e lisci, con le mesce fucsia.
Si era fatto tardi e Mary e Giuly dovevano tornare nel Regno di Spettacolandia così salutarono Titty e Melody e si avviarono verso casa felici.

Marialuisa Lucisano




Un pesciolino sfortunato
Di Edwin Macalello




Vi presento i miei pesciolini

I miei pesciolini rossi si chiamano NEMO E DORI. Sono molto vivaci e mangiano tanto.

Il loro colore non è proprio rosso ma si avvicina all' arancione. Nemo è leggermente più piccolo di DORI.

Appena torno a casa vado a guardarli e a controllare se sono ancora vivi, poi mi faccio aiutare a cambiare l' acqua della vaschetta e infine gli do un pizzichino di mangime. Loro lo mangiano subito e nuotano felici.

Prima di andare a letto vado a salutarli e mi addormento felice.




















UN PESCIOLINO PER AMICO

Quest'estate, avevo imparato a nuotare meglio e mi sentivo più sicuro, così ho incominciato ad usare la maschera e il retino per pescare.
Non è stato però così facile perché i pesci sono dei fulmini. Un giorno, mentre usavo il retino per raccogliere delle meduse, dopo aver gettato le acide streghe nella sabbia mi sono accorto che nelle maglie era rimasto incastrato un pesciolino che cercava di scappare; io l'ho messo in un secchiello con l'acqua di mare. Mi sono accorto però che il pesciolino sembrava stordito come un ubriaco, si muoveva poco. Sono andato a casa a pranzare e ho lasciato il secchiello in cabina. Nel primo pomeriggio siamo tornati a mare ma il pesciolino era già morto e infatti stava fermo a pancia in su. Mi è dispiaciuto molto e ho pensato che il pesciolino doveva essere stato colpito dalla stessa medusa che avevo catturato.
Siccome mi sono molto rattristato, ho deciso di farmi comprare due pesciolini rossi, uno dei quali è ancora a casa.

Edwin Macalello
















Puffy e Stella

Di Michele Morabito

Capitolo 1

Un cane, di nome Puffy, aveva perso il suo migliore amico, Bob.. Cool; per aiutarlo decise di andare a cercarlo, anche perché era suo fratello il cane che si era perso.
Dopo tanto tempo e tantissima fatica, finalmente Bob è stato trovato. Dimenticando questa triste vicenda, andarono assieme a trovare una banda canina al Polo Nord dove lui poco prima aveva rischiato la vita perché i topi che vivono lì tentarono di ucciderlo.
Proprio lì Puffy trovò una cagna di cui si innamorò, si chiamava Stella. Dopo qualche giorno di teneri sguardi si fidanzarono.
Andava così bene tra loro ma un giorno i topi assassini rapirono Stella; da quel momento Puffy e suo fratello Bob portarono con loro i migliori cani guerrieri per cercarla. Viaggiarono a lungo e attraversarono molti paesaggi, finché non trovarono il rifugio di Ratosino e i suoi scagnozzi.


Capitolo 2

Salviamo Stella
Puffy era disperato per il rapimento di Stella, la sua amata. Così, programmò un attacco a sorpresa; quando lui e i suoi amici cani erano al loro posto iniziarono a sistemare pezzi di formaggio dentro piccole gabbie. Dopo poca attesa, tutti i topi furono incastrati, tranne Ratosino che era pronto per scappare quando si accorse che era ormai troppo tardi; era circondato da tutti i cani! A questo punto non poteva fare altro che arrendersi.
Puffy salvò così la sua innamorata Stella e arrivati a casa si sposarono.
Infine Rotolino con tanta buona volontà, per farsi perdonare, costruì una bella casa per gli sposi e un'altra vicina, per tutta la banda.
Puffy era tanto felice di aver ritrovato il suo amico Bob e di aver conosciuto la sua innamorata Stella.

Michele Morabito









Le avventure di Castro
Un cane che di volta in volta
deve affrontare avventure sempre più belle

Di Antonino Panuccio




Vi presento Castro


In un paesino molto piccolo vive un signore anziano con il suo cagnolino di nome Castro; di taglia grande, magro, zampe corte, con gli occhi verdi e parecchio grossi come due zucchine, ha una coda folta e pelo corto e morbido come un cuscino di piume soffici …












Capitolo 1

Una gara importante

Una mattina Castro si rende conto che il suo padrone è triste. Intanto nel paesino si sta organizzando una gara per gli amici a quattro zampe e Castro decide di partecipare. Arriva in paese e si sente un po' confuso perché è timido ma poi si è dato coraggio e comincia ad esibirsi. Nel frattempo il suo vecchio padrone è preoccupato perché non sa dove è finito il suo cane che intanto raccoglie applausi dal suo pubblico.
Dopo pochi minuti arriva il momento della premiazione e Castro è molto agitato quando il giudice esclama il nome del vincitore: Castro ottiene il primo premio!!
Corre subito dal vecchio con la medaglia al collo e con una busta in bocca dove ci sono i soldi del premio.
Arrivato alla casetta piccola porge la busta al vecchio che capisce subito e comincia a sorridere perché è contento di questa vittoria e dei soldi in premio che gli consentirono, da quel momento, di vivere in modo più sereno, assieme al suo Castro.









Capitolo 2

Castro ritorna in città

Castro ha migliorato la vita del suo padrone e decide di ritornare a Castrolandia, la città in cui è nato; una grandissima città occupata esclusivamente da cani che vivono in vere e proprie abitazioni circondate da tanto verde, verdi proprio come gli occhi di Castro.
Partì ed arrivò sul posto dove c'erano ad aspettarlo tutti i suoi vecchi amici a quattro zampe. Sceso dall'autobus si mise a piangere per la commozione mentre i suoi amici, nel vederlo, abbaiarono per la felicità.
Per festeggiare il suo ritorno, decisero di cenare in un ristorante.
Fu una serata davvero divertente, accompagnati da giochi e balli.
A tarda nottata, Castro e i suoi amici ritornano nelle loro case.
Il mattino seguente, si recano al mare per trascorrere una piacevole giornata.
Mentre si trovano sulla spiaggia gialla come una stella che illumina nel cielo, sentirono delle urla provenire dall'acqua, pronto, Castro si tuffò in acqua e vide un bambino che stava annegando. In grande velocità raggiunse il piccolo, con la bocca lo afferrò per un braccio e lo portò in salvo dalla sua mamma che agitata starnazzava e gridava come un'anatra.
Castro, anche in questa occasione,diede il meglio di sé dimostrando di essere un cane eccezionale!




Capitolo 3


CASTRO TROVA L'AMORE



Una mattina di luglio, Castro apre la finestra e vede una bellissima giornata di sole, fa molto caldo, sembra di essere in un deserto e così decise di fare una passeggiata nel bosco.
Camminando e scodinzolando, nota una cagnetta carina e deliziosa con una coda lunghissima e con gli occhi azzurri come l'azzurro del mare. Incomincia ad abbaiare per attirare l'attenzione, se ne innamora perdutamente in un istante, fu amore a prima vista.
Decide di avvicinarsi nonostante la presenza della padrona. E' curioso di sapere il nome della cagnetta e così si presenta subito; la cagnetta, carina e deliziosa come un dolcetto, si chiama "STELLA". La sua padrona lo guarda con aria infastidita e sembra che dica a bassa voce :- che vuole questo cagnaccio? Via dalla mia cagnetta!"- Ma tra i due cagnolini nasce lo stesso una bella intesa e decidono di rivedersi.
Il giorno dopo, Castro prepara una bellissima automobile, si veste in modo elegante e va a prendere la sua Stella, luminosa più della Cometa.
Andarono a cenare in un lussuosissimo ristorante dove furono ammirati da tutti i presenti per la loro eleganza.
A fine serata Castro accompagna Stella a casa della sua padrona e lui ritorna nella sua cuccia.
Per tutta la notte Castro non riuscì a dormire perché il suo pensiero era rivolto a Stella, colei che gli ha fatto perdere la testa!
Stella

Capitolo 4

Castro e le elezioni elettorali

Nella città di Casrtolandia si stanno svolgendo le elezioni per la proclamazione del nuovo sindaco.
Ricorda così di quando era piccolo, aveva sempre desiderato candidarsi a sindaco. E così ha realizzato il suo desiderio: Castro decise di essere uno dei candidati!
Tutti i suoi amici a quattro zampe e la sua fidanzata Stella, più luminosa di sempre, lo aiutarono in questa sua nuova avventura. Si impegna a stampare diversi volantini e poster che incolla e distribuisce per la città.
Una sera Castro fa un comizio elettorale in piazza allestita con sedie, poster e palloncini e partecipano tantissimi suoi amici al punto che dovettero stare tutti stretti come tanti pulcini infreddoliti uno accanto all'altro per la grande confusione.
Castro riceve tantissimi applausi da tutti i partecipanti. Quando arriva il momento del suo rivale, la piazza si libera lasciando spazio solo a pochissimi interessati.
Dopo qualche giorno, finalmente, ci fu l'elezione del vincitore. Il titolo di sindaco fu assegnato proprio a Castro, che è davvero emozionato per aver ricevuto un incarico così importante.


Tutti i suoi amici e Stella gli organizzarono una grande festa colorata, sembra di assistere ad un carnevale per i coriandoli ovunque, sui marciapiedi e nelle strade.
In una grande piazza addobbata di festoni, fiori e dolci ballarono e cantarono per tutta la notte e solo alle prime luci dell'alba, ormai stremati, dalla stanchezza ma felici rientrarono nelle loro case.




























L'avventura di Clara e Jonny
Di Annarosa Postorino



Vi presento Clara e Jonny

In un piccolo villaggio sulle montagne più alte della Terra, dove si nascondevano, -LE CAVERNE Più BELLE DEL MONDO-, come dicevano gli esploratori, viveva un mostro di nome OCCHI ROSSI, perché aveva dei grandi occhi color carminio.
Si diceva che molte persone, andate alla sua ricerca, non sono mai più tornate e questo è inquietante …
In quel piccolo villaggio vivevano due ragazzi di nome Clara e Jonny, erano dei ragazzi speciali perché adoravano la natura, gli animali e studiare per sapere di ogni cosa che li circonda in questo mondo e questi due avventurosi bambini sono i protagonisti della nostra storia.










Capitolo 1

Clara e Jonny

Clara era una bambina simpatica e carina; bassa e paffutella, bionda, con i capelli lunghi, con degli occhi davvero belli, che erano di color celesti, ma alle volte diventavano verdi .. ma le cose più importanti da dire è che amava cantare, il suo fiore preferito erano le margherite e il suo migliore amico, nonché suo fratello, era Ionny.
Lui, invece, era alto e magro come uno stecchino ed era furbo come una volpe, perché quando i suoi genitori lo punivano, aveva sempre la scusa pronta. Aveva dei capelli castani con il ciuffo che si scostava lentamente quando gli cadeva davanti agli occhi verdi come uno smeraldo. Gli piaceva recitare e adorava quando l'attenzione delle persone, soprattutto delle ragazze, cadeva su di lui. Il suo cibo preferito erano le patatine, che voleva mangiare ogni giorno, facendo la lagna alla mamma, che poverina stava al suo comando… Jonny non lo disse mai, ma la sua migliore amica è stata Clara…
Un giorno a scuola la professoressa le raccontò di questo terrificante mostro e glielo descrisse come se fosse la macchia nera di quel villaggio. In effetti lo era, ma i ragazzi, avventurosi com'erano, non credevano mai alle cose dette dalla gente ma volevano verificarle, quindi non hanno creduto a cosa aveva detto la professoressa.
Incuriositi, i due ragazzi si misero in testa di cercarlo tutto da soli, senza i loro genitori e decisero di trovarlo. Il giorno dopo, senza che nessuno lo sapesse o li vedesse, partirono all'alba.
Si diceva che il mostro viveva in una piccola caverna, la più brutta e fradicia e tutti si sono chiesti perché vivesse lì con tutte le caverne che c'erano.. si diceva che in quelle caverne si respirasse a malapena, perciò i ragazzi presero delle maschere per l'ossigeno che usavano i genitori per lavoro.
Dopo molti autobus, percorsi a piedi e fermate per comprare bottiglie di acqua e dopo aver camminato a lungo, dai piedi della montagna fino in cima, arrivarono alla prima caverna, ma non ci entrarono perché, secondo loro, era troppo pulita.. andarono nella seconda che, secondo loro, era abbastanza sporca per darci un'occhiata, ma non c'era anima viva a parte pipistrelli, scarafaggi, insetti …
Stanchi, timorosi e spaventati entrarono nella terza caverna, che era un cumulo si sporcizia, di scarafaggi e schifezze varie.
Appena entrati sentirono un botto e subito dopo un ronzio e un gruppo di pipistrelli li assalì mirando all'uscita.
Dopo essersi ripresi dalla paura presa, Clara era dietro di Jonny e continuò a spingerlo per farlo camminare perché era troppo spaventato.
Proseguirono e all'improvviso videro un'ombra gigantesca che ruggiva ma avvicinandosi pian piano, con la paura che ormai si era impossessata del loro corpo, videro un piccolo mostriciattolo che era alto quanto un piccolo cagnolino messo in piedi su due zampe, nero e pelosetto, con degli occhioni grossi e rossi e con i denti affilati e corti.










Il mostriciattolo parlava, grazie a un dispositivo posizionato dentro al suo cervello, spiegò che si chiama Charlie e che non aveva mai mangiato nessuno, né fatto del male ad alcun essere vivente, anzi era erbivoro.
Le persone incontrate erano morte per la difficoltà di respirare nella caverna. I ragazzi, pur avendolo incontrato, non ebbero subito fiducia in lui, ma tentennando alla fine diventarono amici. Parlarono e scoprirono molte cose su di lui, come per esempio che non sa da quale pianeta proviene, né se sua madre è viva oppure no …
Dopo che parlarono con Charlie, i due ragazzi tornarono a casa loro, salutando il mostro, tristi di aver finito quella giornata, era domenica e i genitori non si sarebbero alzati prima di mezzogiorno, le undici e mezza.
I ragazzi gli dissero che un giorno sarebbero tornati a trovarlo e per ricordo di quella giornata fatta di chiacchiere, Charlie gli regalò dei bracciali fatti di ossa, con sopra una pietra che conteneva, quella di Clara, un liquido viola e quella di Jonny un liquido blu che ogni tanto diventava verde.. il mostriciattolo gli spiegò che erano bracciali magici che avevano pure il potere di cambiare colore rispetto alle emozioni che si provano.
I ragazzi avrebbero voluto stare lì con Charlie a parlare, parlare e parlare, ma non sarebbero arrivati a casa in tempo, perciò salutarono il loro nuovo amico e partirono in viaggio di ritorno verso casa, increduli di quello scoperto.





Capitolo 2


IL cattivo FOG


Ormai erano passate molte settimane da quando Clara e Jonny erano andati in cerca di Charlie e sentivano la sua mancanza.
Più i giorni passavano e più i ragazzi si chiedevano che potere avessero quelle pietre. In quei giorni, non sapevano perché, sognavano Charlie in una casa grandissima, blu a strisce bianche, in mezzo alla natura, circondata da un giardino immenso, sembrava il sogno di ogni persona, solo che Charlie non ero così felice. Allora Clara e Jonny dissero ai genitori che dovevano fare un gita scolastica di alcuni giorni e si erano procurati, dopo averli scritti al computer e stampati, pure autorizzazione e tutto il necessario per far credere della gita ai genitori che, senza saperlo, li mandarono.

In realtà i ragazzi andarono in cerca di quella villa che jonny e Clara non smettevano di sognare. Tutti pronti, la mattina seguente si misero in viaggio per trovare Charlie, così da stare tranquilli. 
Arrivati lì, cercarono Charlie in tutti i posti, ma non lo trovarono; preoccupati andarono nella prima e nella seconda caverna, ma neanche là c'era una sola traccia di Charlie.
Allora a Clara venne un'idea, pensò che quello era il momento di vedere che poteri avessero quelle pietre; incominciarono a dire parole come: aiutaci, apriti, mostraci i tuoi poteri… finché Clara non iniziò a strofinare le due pietre, prendendo esempio dai cartoni. All'improvviso una luce fortissima li abbagliò, si era aperto un portale. I ragazzi, ormai non più impauriti, pensarono:– dopo il mostro, cosa può succederci? -. Entrando si trovarono in una specie di buco nero che li faceva volteggiare, volteggiare e volteggiare ancora. Dopo un'oretta caddero in un giardino immenso che era l'entrata di quella casa che sognavano da tante notti. Incominciarono a ispezionare tutto; entrati in casa, sentirono una voce che dava dei comandi e la voce che rispondeva era di Charlie, finalmente lo videro ed erano così presi dall'abbracciarsi con Charlie che non sentirono l'uomo che li osservava…
Era basso e tozzo, paffuto, quasi pelato, con gli occhi neri privi di amore e portava sempre un vestito nero carbone. Quell'uomo di nome Fog incominciò a gridare chiedendo cosa stessero facendo e chi erano. I ragazzi si presentarono e Fog chiese loro se erano i nuovi domestici e Charlie rispose di sì. Jonny, Clara e Charlie si misero a pulire, iniziando a parlare. I due ragazzi chiesero cosa stava succedendo e Charlie spiegò che Fog era una persona cattiva, che lo stava torturando, perché voleva le pietre magiche. I ragazzi non si seppero trattenere e gli chiesero che potere avessero quelle pietre. Lui rispose dicendo, che avevano tutti i poteri che desiderava chi li possedeva.
Dopo un giorno Fog, notò che i ragazzi avevano i braccialetti con le pietre magiche e glieli chiese. I ragazzi, decisi, risposero no!! Allora incominciò a seguirli tirando fuori degli artigli lunghissimi. I ragazzi, spaventati, fecero il giro di tutta la casa, tornando poi dentro insieme a Charlie, lasciando Fog fuori. Ma pochi minuti e avrebbe sfondato la porta. Allora, subito i ragazzi, strofinarono le pietre e arrivarono a casa loro. Finalmente erano salvi e al sicuro! Però Charlie era con loro e lo nascosero sotto il letto. Ma presto i loro genitori lo video e fu allora che i ragazzi gli raccontarono la storia e sbalorditi i genitori decisero di tenere il mostriciattolo buono in casa con loro.
Intanto Charlie pensava preoccupato:– Fog, però, non è morto…- ma questo al prossimo capitolo!


Pietre magiche





















Capitolo 3


Fog, non più un problema..

Dopo dei giorni, Charlie si abituò alla vita insieme a Clara e Jonny. Anche se la sua fidanzata, di cui non ha parlato ai due ragazzi, gli mancava. Lei si chiamava Lala. Allora, per Chalie, i ragazzi fecero il lungo viaggio arrivando alla caverna ma non trovando nessuno. Anche se nella prima caverna c'era un biglietto con scritto: "SE VUOI RIVEDERE LALA VIVA, PORTAMI LE PIETRE MAGICHE" firmato fog.
Dopo aver letto quel biglietto, Charlie e i ragazzi, si precipitarono nella casa di fog. Arrivati non si fecero vedere da nessuno. Ma videro Lala, sola e legata dentro una piccola stanza. Quindi, Charlie entrò e la slegò, poi l'abbracciò. Dopo essersi abbracciati la presentò a Clara e Jonny. Era bianca, con gli occhi rossi, grassottella e bassa. Non avevano fatto in tempo a presentarsi che arrivò fog. I ragazzi, grazie alle pietre magiche, diventarono invisibili. Invece i due mostriciattoli erano stati presi da fog e portati nel "vulcano della morte", che era dove le persone andavano a morire. Clara e Jonny intanto seguivano fog, che era andato a chiamare i suoi seguaci, per trovare i ragazzi. Dopo pochi secondi, la casa era piena di sostenitori, dotati di sensi molto acuti e infatti trovarono subito Clara e Jonny. Li legarono e li imbavagliarono ma arrivarono i loro genitori, che con mosse di karate, avevano mandato a tappeto tutti, tranne fog. Mamma usò la pietra magica per mandare fog nell'universo, fra tutte le stelle. Papà slegò i ragazzi, che ritrovarono Charlie e Lala e tornarono a casa con una nuova amica..


Capitolo 4

Una piccola tartaruga

Era ormai estate, Jonny e Clara avevano voglia di mare; prepararono gli zaini e dentro ci misero pure i due mostriciattoli e, insieme ai genitori, partirono per il mare.
Arrivarono in una spiaggia quasi deserta. Piano, piano le persone, che erano in spiaggia andarono via, perché ormai era tardi e così i ragazzi fecero uscire Lala e Charlie dallo zaino.
Si misero tutti a giocare nell'acqua, finché non videro una tartaruga ferita sulla riva. Corsero tutti per prenderla e portarla sotto l'ombrellone.
Lei si chiamava Carina, era piccola e vecchietta, tonda come un frisbee, a quadretti e di colore verde come l'erba di campagna e bianca come la neve…

Annarosa Postorino



L'alieno Lady
Di Chiara Saccà


Vi presento Lady


Il personaggio della mia storia si chiama Lady.
E' un cane alieno nero e marrone, con un muso piccolo, gli occhi verdi e grandi, le zampe corte e larghe e la coda corta.
Ha la voce acuta e parla come noi ma solo al contrario, mangia erba gatta, si muove a quattro zampe velocemente e fa un profumo di rosa…




Lady sul tetto della mia casa





Capitolo 1

Il cane alieno

Una sera, mentre passeggiavamo lungo il viale di casa mia, ho visto sul tetto del mio palazzo un cane alieno; era piccolo, con il pelo corto, nero, due occhi grandi come palle da bowling, le zampe grandi e il corpo lungo e magro.
Sono salita sul tetto un po' impaurita. Quando mi sono avvicinata lo sentì parlare e mi disse che si chiamava Lady e che nel suo paese non aveva di che vivere perché una tempesta stellare aveva distrutto tutto quello che aveva. Così è venuto sulla terra in cerca di aiuto.
Dispiaciuta sono scappata a casa per raccontare tutto a mio padre, lui mi promise di andare a comprare da mangiare.
Quando arrivò Lady era felice e ci ringraziò, prese il mangiare e se ne andò.
Ma mi lasciò un biglietto con su scritto "tornerò presto!"

Chiara Saccà









Capitolo 2

Il ritorno del cane alieno Lady

Il 16 settembre finalmente ritornò Lady, il cane alieno che era venuto a casa mia 5 mesi prima.
Lady mi ha raccontato tutto quello che era successo dopo la sua partenza e io pure gli raccontai cosa era successo in quei 5 mesi. Sono scesa in cucina e dissi a mio padre che Lady era tornato, anche lui era felicissimo.
Passarono in fretta due settimane, ma Lady accettò poi di rimanere per sempre con me. Ero felicissima e facevo i salti di gioia dicendo:- che bello, che bello! - . La mia mamma mi chiese il motivo della mia felicità e io gliela dissi. Mio padre andò a comprare una cuccia rosa con pailette, per dormire comodamente vicino a me nella mia stanzetta grande tappezzata di musi rosa, un letto grandissimo e tantissimi giochi.
Il giorno dopo Lady e io siamo andate al parco e abbiamo incontrato Erico, un bambino magro, alto e con gli occhi azzurri. Subito mi chiese chi è Lady e io gli raccontai tutto e lo invitai a casa mia per giocare. Lui accettò e tutti e due abbiamo giocato con Lady che ci faceva le feste.










Capitolo 3

Un'avventura spaventosa


Quel giorno, io Lady ed Erico ci siamo divertiti un mondo, purtroppo però era arrivata l'ora che Erico se ne andasse, ma ci saremmo rivisti domani.
Infatti proprio l'indomani siamo andati nel parco dove però abbiamo sentito un rumore, era un cane che ringhiava e ci voleva mordere, Allora noi ci siamo messi a correre a gambe levate verso casa.
Quando arrivammo mia madre mi chiese cosa avessi. Poi lei mi disse che non dovevo avere paura e mi disse pure il perché. Noi comunque abbiamo promesso che non saremmo più andati al parco da soli.










Capitolo 4

Una nuova arrivata

Mia mamma mi confessò che aspettava un bambino: io ero emozionatissima e felicissima. Lei diceva che sarebbe dovuta andare all'ospedale per partorire.
Dopo 9 mesi è arrivata la mia sorellina. Si chiama Giulia, ha i capelli … anzi, i capelli a dire il vero non ce li ha, gli occhi sono azzurri, è magra ed ha le manine e i piedini piccoli.
E' bellissima ma piange sempre. Lei dorme insieme ai miei genitori, in una culla azzurra con le lenzuola rosa e il pupazzo rosa.
Io sono un po' gelosa di lei ma Lady, il mio cane alieno dice che non devo esserlo. Per me va bene non essere gelosa ma tutti danno più importanza a lei che a me. Per fortuna io ho Lady che mi vuole bene come una mamma. Da un lato è bello avere una sorella ma dall'altro lato no!




Capitolo 5


Due amiche inseparabili!

Lady mi propose di andare a fare un viaggio a Parigi. Io le dissi di sì, ma prima dovevamo chiedere il permesso a mio padre. Siamo scese in cucina da lui per proporgli questo viaggio, lui ci pensò un po' ma poi disse di sì e andammo a comprare subito i biglietti. Appena tornate a casa ci preparammo le valige. Era finalmente arrivato il giorno del viaggio. La mattina presto andammo all'aeroporto. Decollammo alle 8:00. Sull'aereo un' hostess ci raccomandò di allacciare le cinture. Alle 13:00 portarono il pranzo: pasta al sugo e insalata. Io e Lady abbiamo dormito per tutto il viaggio. Infatti all'arrivo ci svegliò l'hostess dicendoci :-siamo arrivati a Parigi!- e noi urlammo un siiiiiiii!!! Andammo a cercare un albergo in cui dormire. Girammo mari e monti ma alla fine lo trovammo, un albergo a 5 stelle. Un ragazzo ci accolse e ci consegnò le chiavi della camera. Arrivati dentro io mi buttai sul letto; la stanza era accogliente e i materassi morbidi morbidi a tal punto che appena ci appoggiammo ci addormentammo fino all' indomani mattina.
Al mio risveglio Lady era già alzata e mi diede il buongiorno con un regalino. Era il ciondolo dell'amicizia. Che felicità! L' abbracciai forte forte e le confessai che lei era l'amica più cara che avevo. Quella felicità però finì subito perché Lady cosi come era comparsa all'improvviso, all'improvviso svanì lasciandomi nel cuore il dolce ricordo dei bei momenti passati insieme.

Chiara Saccà


Capitolo 1

Avventure con Flarg
Di Mirko Sidari

Capitolo 1

Stavo passeggiando con un mio amico, quando da una casa abbandonata sentimmo scricchiolare, ma pensavamo si trattasse di un ladro nel suo rifugio o una lupo feroce ma invece sentimmo "bau bau", quindi entrammo. Subito vedemmo un cane attaccato al tetto ma non aveva colla sotto le zampe allora ci preoccupammo e lo portammo da un veterinario.
Lui gli fece le analisi del sangue e trovò particelle radioattive che gli davano velocità molto alterata, infatti arriva a 300 Km.h in quattro secondi e mezzo ed ha la capacità di arrampicarsi sui muri. Io lo presi e lo portai da mia nonna, gli diedi un nome e lo chiamai Flarg.
Dopo un po' di tempo, si accoppiò con una femmina di dalmata e nacquero 7 bei cuccioli che hanno vinto più di 20 concorsi canini e sono diventati 3 cani pompiere e 4 cani poliziotti: Roger, Lulu e Dexter pompieri, Michelino, Tito, Venus e Flavio poliziotti.
Ancora oggi Flarg è con me ed è il mio migliore amico!
Florg

Capitolo 2

Una guerra intergalattica

Io e Flarg, il mio amico cane, stiamo giocando a scacchi quando ad un certo punto vediamo una luce abbagliante arrivare dal mio giardino vado fuori e vedo una astronave!
E' alta 15 metri circa ed lunga forse 10. Improvvisamente escono quattro alieni che ci dicono di andare sul loro pianeta per aiutarli a vincere una guerra intergalattica.
A me danno una pistola laser e a Flarg un osso bomba da mettere nella base nemica.
Arrivati sul posto, dopo otto minuti, che sul quel piante equivalgono a otto anni, viene dato un annuncio importante: << è finita la guerra, i nemici si sono arresi!!! >> e noi gridiamo << EVVIVA!!>>.
Torniamo sul nostro pianeta e festeggiamo perché non ci sono stati morti o feriti.
Arrivano i miei genitori mi chiedono che cos' era quella luce che si alzava e se ne andava dal giardino di dietro e io dissi << niente!>> e feci un occhiolino a Flarg.




Capitolo 3

Io e Flarg eravamo a Scilla quando da una casa abbandonata e vecchissima, con i muri sgocciolanti, abbiamo sentito un suono simile a << fno>> dopo un poco di nuovo << fno>>, siamo entrati e abbiamo visto una macchina del tempo: era verde e arancione, non era difficile usarla, ci sono entrato e c' era una manovella dove si sceglieva il periodo da visitare "passato o futuro" ho girato la manovella di 615 anni a.C. e io e Flarg ci ritrovammo davanti al grande TARQUINIO PRISCO, re di Roma, che appena ci ha visto ci ha sbattuto nelle sue celle e ci ha fatto schiavi.
Io e Flarg eravamo arrabbiati e delusi e ci lanciavamo contro le sbarre di metallo, siamo riusciti a sfondarle perché erano costruite male. Appena usciti siamo andati da Tarquinio Prisco per affrontarlo e lui si è convinto a lasciarci andare; ci ha detto di andarcene sulla nostra macchina magica, la macchina del tempo, ma in quel preciso momento è scoppiata una guerra contro i Galli e noi abbiamo aiutato i Romani, con spada di ferro e armatura d' oro anche per Flarg. Eravamo accanto a un centurione di nome Moriturite mentre andavamo all' attacco e abbiamo vinto! Però ci furono molte vittime e ora ho rimorso e dispiacere per quel giorno. Finita la guerra Tarquinio Prisco ci ha ringraziato dell'aiuto e con la macchina del tempo siamo ritornati a casa. Subito io e Flarg abbiamo mangiato un cono gelato con tre gusti: cioccolato nocciola e fior di latte!

Capitolo 4

Un ninja di nome Kyo

Ero in Giappone con Flarg e stavamo mangiando al Soho sushi e il sashimi al pesce. Quando siamo usciti abbiamo visto un ninja di nome Kyo che tagliava lastre di cemento con la sua katana nera.
Lui ci ha consigliato di andare al dojo, arrivati incontrammo un nostro amico che ci diede una katana per allenarci con un manichino che polverizzammo in 2 minuti. Alla fine dell' addestramento eravamo perfetti ninja, pronti ad andare sul monte Fuji a combattere l' armata dello Scorpione.
Fu una lotta tremenda ma alla fine vincemmo e l'armata dello Scorpione cessò di esistere.
Ora io e Flarg tagliamo tavolette di cemento con una katana nera
Mirko Sidari



Matilde e Anna

Di Carlotta Tripodi


Vi presento Matilde

In una casetta in periferia abitava Matilde. Lei aveva i capelli biondi come il sole,era alta 1.65,aveva gli occhi azzurri come il cielo, era magra e aveva 25 anni.
I suoi genitori abitavano in città ma lei non voleva viverci perchè c'era tanto smog. Per questo aveva affittato una casa che aveva un giardino intorno e che lei curava con tanto amore.
Ma lavorando come segretaria in uno studio di avvocati doveva svegliarsi presto, preparandosi velocemente perche' a strada da percorrere era molta. E siccome la sua macchina era una vecchia utilitaria bisognava farla carburare prima di partire. Era una vecchia cinquecento verde con il tettuccio apribile e con lo sterzo molto grande rispetto a quelle che fabbricano adesso…

Mi chiamo Anna


Capitolo 1

Un giorno …

Un giorno Matilde era uscita dal lavoro e voleva tornare a casa quando si accorge che girando lo sterzo a destra la macchina andava a sinistra. Infatti l'auto l'aveva portata una spiaggia.
Matilde, un po' per paura di ciò che era successo,un po' perché vedendo tutta quella gente che faceva il bagno e si divertiva,decise di scendere dall'automobile e così trascorse un bel pomeriggi,conoscendo delle nuove amiche.
Quando tornò alla macchina aveva quasi dimenticato l'accaduto,ma nel mettere a moto l'auto sentì una voce che le disse: "Ti sei divertita? Non è stato più bello venire al mare che tornare subito a casa a posteggiarmi per riprendermi solo domani mattina per andare a lavoro?". Matilde sentendo quelle parole pensò che qualcuno fosse entrato in macchina. Ma poco dopo capì che a parlare era stata proprio l'automobile. Prima si spaventò,poi si mise a ridere e le chiese:" Se sei stata proprio tu parlare forse hai anche un nome?" . La macchina a quel punto rispose: -Non credi che sia io a parlare? Allora ti dirò ho anche un nome, mi chiamo Anna!-
Da quel giorno Matilde saluta la sua macchina chiamandola per nome e programmando la giornata insieme.



Capitolo 2

Il meccanico – dottore

Era arrivato l'inverno e quando Matilde prendeva la macchina Anna, sentiva che questa aveva difficoltà nel mettersi in moto. Allora pensò che avesse preso anche lei l ' influenza di stagione. Il giorno dopo le disse:- dai accenditi, forza!- Ma Anna non ne voleva sapere, non partiva. Allora Matilde disse:- se non ti avvii verso l'ufficio ti porto dal tuo medico. A quelle parole Anna partì subito.
Dopo qualche giorno la situazione si era aggravata; da una piccola influenza si passò a un problema più grave e aveva capito che Matilde si era innamorata di lui. Dopo qualche minuto il ragazzo le consegnò la macchina come nuova. Matilde per tutto il tragitto non parlò.
Dopo la macchina Anna le chiese se le era mancata, la ragazza le disse che in quelle mattine doveva prendere due pullman per andare a lavorare e si sentiva molto sola. Matilde confessò ad Anna che si era innamorata del ragazzo e che lo voleva rincontrare. Anche Anna aveva conosciuto la macchina del meccanico e insieme avevano fatto tante chiacchierate.
Allora Anna per accontentare l'amica e se stessa finse di essere malata per andare un'altra volta dal meccanico.




Capitolo 3

Amore a prima vista

Un paio di giorni dopo, Matilde ricevette la telefonata dal meccanico- dottore che la informava sulle condizioni della sua auto e che poteva andare a ritirare prima della chiusura.
Allora felice di questa notizia ballava e cantava x tutta la casa e ancora non sapeva la sorpresa che l'attendeva. Arrivata all'officina chiamò tante volte ma nessuno la sentiva. Dopo qualche minuto dal retro un ragazzo bello con gli occhi azzurri, giovane e muscoloso arrivò e si scusò per non aver sentito e le disse che era il figlio del proprietario. Anna aveva visto tutta la scena e aveva capito che Matilde si era innamorata di lui. Dopo qualche minuto il ragazzo le consegnò la macchina come nuova. Matilde per tutto il tragitto non parlò. Dopo Anna le chiese se le era mancata, la ragazza le disse che in quelle mattine doveva prendere due pullman per andare a lavorare e si sentiva molto sola. Matilde confessò ad Anna che si era innamorata del ragazzo e che lo voleva rincontrare. Anche Anna aveva conosciuto la macchina del meccanico e insieme avevano fatto tante chiacchierate. Allora Anna per accontentare l'amica e se stessa finse di essere malata per andare un'altra volta dal meccanico.



Capitolo 4
L' incontro

Arrivati in officina sia Anna che Matilde hanno avuto una brutta sorpresa; la macchina e il bel ragazzo non c'erano!
Il meccanico spiegò a Matilde, come se le avesse letto nel pensiero, che il figlio era fuori città per qualche giorno e le chiese se avesse potuto aspettare il suo ritorno, perché aveva tante auto da riparare. Lei rispose di si così avrebbe potuto rincontrare il bel ragazzo.
Passarono tanti giorni quando una sera, al rientro dal lavoro, ferma a un semaforo, Anna incominciò ad agitarsi molto. Matilde le chiese cosa c'era e l'auto le rispose:- Guarda alla tua sinistra e capirai.- La ragazza si girò e vide un ragazzo dell'officina che la salutava e le diceva di accostarsi più avanti. Sia lui che Matilde scesero dalla macchina e andarono a prendersi una bibita al bar Riviera. Anche Anna e l'altra macchina si raccontarono le cose che erano successe nei giorni passati. Quando tornarono Anna li vide mano nella mano e felice perché l'amica capì che era nata una bellissima storia d'amore.

Carlotta Tripodi




Di Giulia Viola

Capitolo 1
UN ALIENO
DI NOME PEOPLE

Di Giulia Viola

Era autunno quando ho vissuto un'avventura fantastica: mentre ero a casa a dormire, ho sentito un rumore e, preoccupata, mi sono recata nel salone, lì, davanti a me, ho visto all'improvviso la faccia, dietro il divano bianco del mio salotto, di un esserino strano! All'inizio ho pensato di stare ancore dormendo e mi sono stropicciata gli occhi. Il primo istinto è stato quello di fuggire, ma dove? Allora ho urlato ma nessuna mi ha sentito e anche lui, poverino, ha gridato terrorizzato dalle mie urla.
Appena ho capito che aveva anche lui paura, mi sono zittita e ho deciso di fidarmi. Poi, mi sono avvicinata piano piano, trattenendo il respiro perché non sapevo chi o cosa fosse e se dovevo avere paura. Guardandolo meglio da vicino capì che ... era un alieno! Cos'altro poteva essere se non un alieno? Era viola e pelosetto, Aveva gli occhi rossi ma buoni, aveva un aspetto un po' umano: con un corpo pentagonale, una testa a punta, al posto del naso aveva una simpatica pallina blu, due orecchie minuscole, ricoperte di pelo come fosse un gattino, due braccia verdi e corte ma senza mani e dita, allo stesso modo le due gambe arancioni. Era alto come un bimbo di 3 anni, sulla punta della testa, infine, aveva un'antennina verde che fungeva da radar e che traduceva nella nostra lingua ciò che diceva e che serviva anche come punto di telepatia. Queste cose le ho scoperte quasi subito perché abbiamo iniziato a comunicare: ho cominciato io chiedendogli chi fosse e cosa ci facesse a casa mia, nel mio salotto! Quest'esserino ha risposto qualcosa perché ho sentito dei suoni simili a delle parole ma la sua bocca non si muoveva e si agitava invece la sua antennina. Così ho intuito che questa serviva per tradurre le parole e da come mi parlava ho capito anche che era molto socievole. Dopo che avevamo ormai parlato per qualche ora, mi ha raccontato di chiamarsi People. Col tempo ho visto che per camminare scivolava e per prendere le cose fletteva le braccia come un elefante con la proboscide.
People era fantastico e ogni volta sorprendeva tutti per il suo carattere strano ma simpatico.
Quando l'alieno si è accorto che non ero un adulto, mi ha raccontato di provenire dal pianeta Diamond, della galassia Sprite e che la sua astronave era atterrata, inspiegabilmente, sul mio terrazzo. L'alieno era venuto sulla Terra per trovare dei semi di piante che servivano nel suo mondo che, non avendo più ossigeno, stava morendo. Dopo aver saputo ciò, mi sono commossa e per non farlo vedere ai miei, spaventata di una loro brutta reazione, l'ho nascosto nello zaino e il giorno dopo, l'ho portato a scuola con me.
Durante l'intervallo l'ho mostrato ai miei compagni e ho raccontato la sua storia commovente. A quel punto la mia compagna Marialuisa ha osservato che siamo solo dei bambini e non avevamo potuto fare niente. Pertanto, abbiamo deciso all'unanimità di chiedere aiuto alla maestra Emo che è un' appassionata ambientalista e che ci avrebbe suggerito sicuramente una soluzione. Non appena la maestra Emo ha visto People, ha deciso di organizzare una gita al vivaio per consentire a tutti i bambini di comprare i semi necessari per salvare il pianeta Diamond.
Per dimostrare la sua riconoscenza, People ha regalato alla nostra maestra e a noi alunni, una foto del suo pianeta morente per dimostrare quando sia importante proteggere l'ambiente.
Quella notte People è ripartito lasciando di sé un bellissimo e istruttivo ricordo.








Capitolo 2

People ritorna sul pianeta Diamond

La sera in cui People andò via, non la dimenticherò mai; dopo che il sole era tramontato, lasciando dietro di sé un orizzonte viola e giallo, è arrivata la pioggia : prima leggera e impalpabile, poi talmente forte che, quando toccava a terra, lasciava dietro di sé un rumore sordo e pauroso, quasi come un lamento. Nonostante il tempaccio, People decise di partire comunque.
Quando tutto fu pronto, venne in camera mia e volle salutarmi come si usava sul suo pianeta: strofinando fra loro le nostre fronti ed i nostri nasi. Questo gesto mi fece venire i brividi perché la sua fronte era pelosa e pungente mentre il suo naso era una pallina blu morbida, gelatinosa e fluorescente, come lo "SKIFIDOL". Dopo appena qualche minuto da quando mi aveva lasciata, sentii i motori dell'astronave, immediatamente mi affacciai alla finestra della mia stanza e vidi un'intensa striscia di luce bianca sorvolare l'orizzonte nero. Dopo un paio d'ore, la striscia luminosa era scomparsa quindi, stanca, mi andai a coricare nel mio caldo lettino dove, la sera prima, si era coricato anche People.
Arrivato sul suo pianeta, People cercò di mettersi in contatto con me e, visto che era uno scienziato, usò le apparecchiature più avanzate del suo pianeta senza ottenere, però, alcun risultato. A questo punto, scoraggiato, decise di tornare a casa sua poiché aveva nostalgia di sua moglie Poppy e dei suoi figli Chicca e Lollo. Lasciò, quindi, l'astronave nel garage della stazione spaziale dove lavorava e prese la sua auto volante "Jambo Gx 1100". Quest'ultima era un'auto super accessoriata, quasi come una roulotte in miniatura. Aveva un bagno tutto verde e giallo pieno di pulsanti colorati che servivano per far uscire il lavandino, il water e il bidet dal muro; un lettore MP98 (pro-pro-pro-pronipote del nostro Ipode); un frigo portatile che era grande quanto un pacchetto di fiammiferi ma forniva qualunque alimento venisse digitato sul suo display.
Mentre volava, People guardava con tristezza le case della sua città ripensando a come erano belle quando gli alberi su cui erano appoggiate erano rigogliosi e non tronchi sterili come ora. Giunto a casa, fu accolto a braccia aperta dalla sua dolce famigliola alla quale raccontò, di fronte ad una cena gustosa e fumante, del suo incontro con me, con i miei compagni e con la mia maestra e di cosa avevamo fatto per lui. Dopo cena People andò subito a dormire perché il giorno dopo lo aspettava una lunga giornata fitta d'impegni.


Capitolo 3
    
People organizza il rimboschimento

Il giorno dopo, People si alzò di buon ora poiché doveva iniziare a rimboschire il suo intero pianeta. A un certo punto, però, si rese conto che non ce l'avrebbe potuta fare da solo e così pensò di procurarsi una truppa di esperti giardinieri. Pertanto, attraverso la sua antennina radar sparse la notizia ovunque sulla galassia Sprite e rimase in attesa di adesioni.
All'appello risposero, tra gli altri, i Venusiani – di color viola a quadretti neri come una tavola da scacchi, viscidi senza arti ma con una coda prensile-, gli Zoltariani – a forma di lampadina arancione sempre accesa, con un'unica mano che fuoriusce dal centro del petto e un piede che sbuca dalla pancia -, gli Ishtariani – romboidali, con un leone disegnato sul volto e con gli arti privi di falangi -, gli Stelloti – simili a stelle con una spada al posto del naso e arti rotondi – e i Sabbiucchi –minuscoli come granelli di sabbia ma color lilla-. La selezione durò qualche giorno e fu molto ardua. Infatti, i Venusiani lavoravano 24 ore su 24 però, mangiavano continuamente e servivano enormi scorte di cibo; gli Zoltariani lavoravano solo di notte e, quindi, necessitavano di molta energia; gli Ishtariani erano così lenti che avrebbero impiegato un'ora per piantare un solo seme; gli Stelloti, poi, lavoravano bene ma in cambio volevano l'oro disponibile; i Sabbiucchi, infine, lavoravano solo sulla sabbia e, quindi, ne serviva davvero parecchia.

Alla fine People capì che nessuno di loro era all'altezza del lavoro da compiere e decise di chiamare i suoi figli, Chicca e Lollo, il fratello Hotty e l'amico Miouller per iniziare la semina. Chicca e Lollo erano gemelli eterozigote e, quindi, si assomigliavano soltanto ma non erano identici: lei era azzurra e lui bianco. Il loro pelo, poi, era folto come quello del padre ma molto più morbido, setoso e profumato grazie alle enormi quantità di balsamo che la loro mamma usava. Sin dalla nascita erano dei veri e propri geni: parlavano e capivano subito tutte le lingue che ascoltavano, eseguivano complicatissime operazioni matematiche in pochi secondi e, come la loro mamma, sapevano cucinare divinamente qualsiasi cosa. Chi sa se queste loro doti gli sarebbero servite nel viaggio che si preparavano a fare.
I cinque, quindi, si divisero le zone del pianeta : Lollo e Miuller andarono a Sud, People e Chicca a Nord e Hotty si avventurò nella zona del pianeta non illuminata dalla stella Springhy.
Iniziò così l'avventura…












Capitolo 4

L'avventura di Hotty
nella zona oscura

Hotty, il fratello di People, era un alieno pelosetto, arancione, spiritoso e tanto coraggioso; aveva le braccia blu, gambe verdi e, come tutti gli altri Daimondiani, era dotato di un piccolo radar posizionato su un'antennina verde.
Hotty, al contrario di People, adorava mangiare dolci, il suo preferito, infatti, era il "dhujonvogher". Questo dolce, dal nome impronunciabile, in realtà è una cioccolata a forma di mano umana con dentro crema di nocciole, vaniglia e pistacchio e ricoperta da un solido strato di panna montata che i Daimondiani possono solo leccare, visto che non hanno denti.
Ovviamente, Hotty aveva con sé una scorta illimitata di "dhujonvogher", in vista del difficile viaggio che si apprestava a compiere.
Fu proprio lui, infatti, ad essere incaricato di rialberare la parte del pianeta Daimond che non riceveva mai luce dalla stella Springhi. Questo fenomeno è provocato dalla mancanza di piante che impedisce al pianeta di ruotare perfettamente intorno al proprio astro. La "zona oscura" è così chiamata proprio perché il suo cielo è nero e cupo e tutto è nascosto da un buio paurosissimo. Inoltre, il terreno è grigiastro e asciutto per cui ad Hotty sarebbe servita molta acqua per innaffiarlo. Quindi, con la sua antennina radar, teletrasportò fino alla "Zona Oscura" tantissima acqua per irrigare ogni millimetro di terra arida.


Quando, finalmente, tutto fu pronto per la semina, Hotty venne, però, disturbato dall'arrivo dei "cardini scattanti" cioè una specie di carciofoni giganti color verde militare che, non avendo più erba alta tra cui correre, erano come impazziti e senza controllo. Ma lui riuscì, con la sua cintura e le sue bretelle, a creare delle briglie per domarli.
Con l'aiuto dei cardini, l'opera di rimboschimento fu velocizzata. I cardini, infatti, hanno dei sepali appuntiti sotto le foglie che fanno dei buchi nel terreno nei quali, dalle foglie superiori, fanno scivolare acqua e semi.
A lavoro concluso, Hotty, soddisfatto, decise di tornare a casa cavalcando uno dei cardini, mentre gli altri lo seguivano. Lungo il cammino attraversò un'altra regione del pianeta detta "Zona bianca". L'ambiente, qui, è completamente diverso da quello della "Zona Oscura". Infatti, il terreno è candido e ricoperto da una soffice coltre di neve profumata di vaniglia. Anche il cielo è bianco, anziché azzurro, a causa di un curioso fenomeno di rifrazione della luce della stella Springhi sulla neve. Non è, però, un luogo arido giacché la sua popolazione coltiva tutto ciò che gli serve in lunghe gallerie sotterranee.

Nella "Zona Bianca", Springhy incontrò i terribili "Snowy", i cattivissimi mostri di neve che terrorizzavano gli abitanti della vallata.
Tuttavia, prendendo una bella rincorsa ad alta velocità, riuscì, con l'aiuto dei cardini, a schiacciarli e trasformarli in una poltiglia biancastra.
Oltrepassatala "Zona Bianca", poiché stava diventando buio ed i cardini non avevano gli 
occhi, Hotty fu costretto proseguire a piedi, da solo. Per questo motivo, arrivò a destinazione a notte inoltrata e, nonostante avesse voluto raccontare tutto a People, era distrutto dalla stanchezza e decise, quindi, di andare a dormire.

Giulia Viola



Della classe VD


























Le nuove guerre
di Ulisse
di Dario Artuso


Vi presento Ulisse

Ulisse, dopo essere arrivato a Itaca, trovò in un vicolo cieco una macchina del tutto moderna, lesse la targa dove c' era scritto "Tempus" e ci salì.
Accese i motori e …. la macchina incominciò a girare mentre una voce diceva: "destinazione"….








Capitolo 1

Ulisse e la macchina del tempo

La porta della macchina si aprì e ….. Ulisse si trovò in mezzo a una guerra: l'Europa meridionale e l'Europa centrale contro l'Asia settentrionale, si sfidavano in Russia.
Ulisse si guardò bene attorno, era stupito e sbalordì davanti a quelle strane spade e mentre pensava, scoprì che si trovava in un tempo totalmente diverso.
Un soldato gli chiese:- Ehi, da che parte stai? E perché tu non combatti?- Ulisse non dubitò un attimo e gli disse che non aveva un'arma per combattere. Il soldato gliene diede una e lui, non conoscendola, schiacciò il grilletto e uccise un soldato che era lì vicino. Venne così accusato di tradimento e fu costretto a scappare, ora non aveva più casa né amici.
Disperato si nascose in una caverna dove si costruì un arma e si preparò alla guerra col mondo; dopo essersi fatto un coltellino forte e tagliente, decise di andare a caccia per recuperare un poco di forza quando a un tratto incontrò un cervo che quando si accorse della sua presenza e scappò. Ulisse cercò goffamente di inseguirlo e il cervo lo condusse in cima a una collina; da qui Ulisse vide un vastissimo panorama: sotto di lui due eserciti si confrontavano e dietro una grande nube grigia, un po' difficilmente, si intravedeva una grande montagna, a seguire delle colline un po' più piccole. In quel luogo non c'era verde, il male regnava sul bene. Quando a un tratto Atena apparse a Ulisse dicendogli che a Itaca sua moglie era spaventata non vedendolo tornare, approfittando della sua assenza avevano

rapito suo figlio e si erano pure impadroniti della sua casa, costringendo la bella moglie Penelope a sposare uno di loro. Perciò Ulisse tornò velocemente nel luogo dove aveva nascosto la macchina del tempo ma, appena la vide, un brivido di terrore lo percorse: quella macchina del tempo era ormai distrutta e lui non poteva più tornare a casa!
Ulisse era disperato, chiamò a gran voce Atena che appena lo vide così impaurito e stremato gli disse che appena sarebbe ritornava Ermes dall' inferno l'avrebbe riportato nel passato. Infatti, dopo circa un' ora, un uomo muscoloso e dall' aria intelligente, con agli stivali e due piccole ali che lo facevano restare in aria, gli disse di aggrapparsi alle sue spalle e Ulisse in un batter d'occhio si ritrovò così a Itaca, sano e salvo.
Salvò la moglie dai Proci e visse felice e contento, spero!

Dario Artuso



LOKNES IL MOSTRO AMICO

Loknes è un mostro di cui hanno tutti paura
ma infine si rivela un vero amico…

Di India Barbaro

Vi presento il mostro

Un tempo gli Irlandesi credevano che nel loro unico mare, sempre nero come il cielo durante una tempesta, ci fosse un mostro. Lo chiamavano il mostro di Locknes e avevano tutti paura di lui.
Questo mostro non era cattivo nemmeno aggressivo, e solo che visto che era alto un gratta cielo e grosso come un elefante tutti avevano paura di lui.






Capitolo 1
Un secondo amico

Un giorno, un ragazzo, di nome Andrea, decise di andare in questo mare per sperare di poterlo guardare da vicino. Riuscì a vederlo; era un dinosauro con il collo lungo e verde, il corpo era grosso. Lui si avvicinò molto e scoprì che il mostro non era cattivo. Iniziarono a parlare e alla fine quel ragazzo e il mostro Locknes sono diventati amici!
Passarono mesi e settimane insieme, la loro amicizia diventava sempre più grande, ormai, erano amici per la pelle, come due fili d' erba che stanno vicinissimi.
Locknes , il mostro era felice che Andrea era suo amico perché non ne aveva altri e spesso si sentiva solo.
Andrea aveva detto ai suoi compagni di classe che era amico del mostro Locknes, ma tutti hanno riso di lui tranne Sara, una ragazza molto bella che Andrea voleva come fidanzata.
Quella sera Andrea andò da Loknes per farsi consolare, Sara lo seguì e vide che montò sulla schiena di Loknes, lei era meravigliata, restò a bocca aperta. Dopo un po' Andrea la vide e le disse che Loknes non era cattivo e che lui era suo amico. Da quel giorno Loknes ebbe due amici: Andrea e Sara e Loknes diventava sempre più felice!





Capitolo 2

Un amico mostro

Una mattina Sara disse a scuola che pure lei era diventata amica del mostro, poi Andrea, il bel ragazzo magro come uno stecchino uscì dal banco si avvicinò a Sara, la principessa, e con lei disse a tutti che era vero e aggiunse:- Se volete ve lo facciamo vedere, però non dovete aver paura di lui , perché ha dei sentimenti come tutti noi e come vi ho già detto, non è cattivo!-.
Tutti e due chiesero il permesso alla maestra, che era la strega del castello, ma lei disse di sì perché era un po' curiosa!
Così tutta la classe andò al mare per vedere Loknes, il mostro. Lui era contento di avere visite ma aveva sempre paura che i ragazzi si spaventassero di lui.















Capitolo 3

Una forte delusione

Tutti quegli amici erano falsi perché appena vedevano videogiochi che assomigliavano a piccole scatole grigie e altre cose per divertirsi, si allontanavano da Loknes.
Per la delusione Loknes voleva stare un po' solo, come un uomo col cuore spezzato che sta in solitudine per qualche giorno e quindi scendeva sul fondale lentamente.
Sara e Andrea videro il comportamento dei loro compagni e li sgridarono. Poi, di sera, tutti e due dolci come il miele, andarono da Loknes per consolarlo e gli chiesero se tutto andava bene, Loknes disse di sì e aggiunse :- ma loro non mi vogliono bene come ne vogliono a voi-
Andrea e Sara gli risposero:- forse non hai loro come amici ma hai noi- e doro fecero un abbraccio di gruppo!










Capitolo 4

Sara e la sua bellezza

Sara, bella come una principessa, in un giorno bello come il sole, si sveglia, si alza col pensiero di andare dalla parrucchiera perché ha un matrimonio.
Suo papà l'accompagnò da una parrucchiera molto brava e si fece fare i capelli lisci con alla punta dei boccoli ricci, proprio come dei riccioli d'oro e un ciuffo con una mesch gialla come il colore del sole. Prima del matrimonio passò dal "castello scuola'' per prendersi i compiti e tutti i ragazzi della classe rimasero a bocca aperta. Poi passò da Loknes dove c'era Andrea e pure loro rimasero a bocca aperta, così larga che sembrava che in bocca avessero un melone. Andrea le chiese perché quel nuovo look, Sara gli spiegò che si era fatta i capelli.
Dopo mezz'ora tornò da Loknes per farsi consolare, perché il matrimonio ere saltato e lei era triste, qualche minuto dopo arrivò anche Andrea che le chiese perché aveva quel broncio e lei glielo spiegò.
Andrea e Loknes, per farle tornare il sorriso, fecero tutti insieme un gioco molto bello e colorato come l' arcobaleno.
India Barbaro







Il mostro della palude
Di raffaella Calabrò



Vi presento Michael


In una mattina primaverile, quando i cortili erano pieni di verde, quando i fiori del pesco stavano sbocciando … un bambino di nome Michael, biondo, alto e con due grandi occhi azzurri, decise di passare dalla vecchia palude lungo il percorso che faceva per andare scuola…..













Capitolo 1

La palude

La palude era sporca, buia e soprattutto piena di insetti, quando Michael vide una luce, si avvicinò e vide un' ombra molto scura. Dopo un po' riconobbe che era un mostro! Era molto brutto, ricoperto di piume d'uccelli morti, foglie ed erbacce, aveva il muso che arrivava da un orecchio all'altro, le zampe piccine ma molto robuste e gli occhi storti. Insomma, Michael non sapeva cosa fare, se andare più vicino per vederlo meglio o scappare, ma poi decise di avvicinarsi.
Il mostro era calmo e sembrava buono e gentile tanto che Michael capì che voleva rimanere in sua compagnia e il bambino era molto felice.
Il giorno dopo, arrivato a scuola, raccontò tutto ai compagni e con loro decise di fare un esperimento sul mostro, che intanto decise di chiamare Spaik. Voleva vedere se il mostro era un essere alieno, arrivato dallo spazio. Michael , che purtroppo dall' inizio dell' anno non aveva neanche un amico, grazie a quell' esperimento cambiò tutto e i suoi compagni gli diventarono tutti amici.







Capitolo 2

Spaik e Franchstain

Passarono gli anni e Michael era molto felice perché Spaik era diventato il suo più grande amico: erano diventati inseparabili! Un giorno, mentre Michael giocava con Spaik, vide dietro un cespuglio una luce simile a quella che vide lo stesso giorno in cui Spaik giunse sulla Terra.
Dal cespuglio spuntò un mostro della stessa specie di Spaik, l'unica differenza è che questo mostriciattolo, che Michael decise di chiamare Franchstain, era molto più carino, non aveva gli occhi storti, non era ricoperto di foglie ed erbacce ma aveva due occhietti vispi. Michael si affezionò molto a Franchstain tanto da dimenticare Spaik, che divenne molto triste ed era molto geloso del nuovo amico di Michael.
Franchstain però era giunto sulla Terra per conquistarla e far giungere qui tutto il suo popolo, che aveva bisogno di un pianeta nuovo.
Ma un giorno Michael vide Franchstain minacciare Spaik e riuscì così a capire quali erano le reali intenzioni di Franchstain. Scoperto il piano, Franchstain venne rispedito sul proprio pianeta con la sua navicella: adesso non potrà più fare del male.
Michael e Spaik si ritrovarono e insieme decisero di vivere assieme tante altre avventure.



Capitolo 3

Il mio pianeta Planchentain

Passarono ormai 8 anni dall'arrivo di Spaik sulla Terra, così un giorno chiese al suo amico Michael di rintracciare i suoi genitori.
Michael seppe, però, che tutti i parenti di Spaik erano morti.
Spaik lo apprese ed era sempre triste. Ma un giorno come gli altri arrivò sulla Terra un piccolo messaggero dei Planchentonian: era piccolissimo, magro, biondo e anche molto carino e gli comunicò che Spaik era il figlio del re di Planchentain, gli chiese se poteva ritornare sul suo pianeta di origine per far finire la guerra che era in corso e per comunicare al suo popolo che aveva ancora un re.
Spaik disse di sì e, arrivato su Planchentain, si mise a piangere perché tutte le abitazioni erano state distrutte.
Indossò gli abiti regali di suo padre, la corona che "brilluccicava" e si mise al comando.












Capitolo 4

Le due famiglie felici

Passarono ormai 20 anni che Spaik era su Planchentain.
Un giorno ritornò sulla Terra con la sua famiglia per rivedere Michael, ma nella casa dove abitava il suo migliore amico non c' era più nessuno. Lo vide sua mamma mentre tornava dal supermercato e gli disse che Michael si era trasferito con la sua famiglia al 303 di Pei di New York. Spaik ripartì e, quando arrivò, Michael lo vide rimase stupito ma molto contento e lo riabbracciò. Michael gli presentò la sua famiglia e lo stesso fece Spaik.
La moglie di Michael si chiamava Flavia ed era bellissima: magra, alta, capelli biondi e occhi azzurri. Insomma Spaik rimase a bocca aperta però d'altronde anche sua moglie era bella, si chiamava Antonella ed era alta, capelli scuri, occhi marroni, magra. Tutte e due le mogli si somigliavano molto. I figli di Michael erano due gemelli molto somiglianti alla mamma, invece i figli di Spaik erano un maschio e una femmina, il maschio somigliava al padre e quindi aveva occhi storti ma commoventi, pieno di piume e gambe piccine, invece la femmina somigliava alla mamma: capelli scuri, occhi marroni e magrolina. Spaik e la sua famiglia passarono 2 mesi sulla Terra. Michael e Spaik parlarono con il presidente degli Stati Uniti d'America per chiedergli il permesso di far restare gli alieni sulla Terra. Il presidente approvò, infatti su Planchentain si vedevano passare uomini, e sulla terra i Planchentoniani. Si vede che gli uomini e i Planchentoniani andavano molto d'accordo.

Capitolo 5

La famiglia di Michael
su Planchentain

Michael decise di trasferirsi a Planchentain con la sua famiglia. Quando arrivarono sul posto rimasero a bocca aperta perché nei 20 anni che Spaik era stato su Planchentain lo fece diventare un pianeta stupendo, quasi come la reggia del re.
Michael decise di fare una sorpresa a Flavia: cioè di comprare una villa gigantesca: 10 camere, la cucina enorme, 2 bagni, e un salone. I figli di Michael si misero a correre per la casa e Flavia non riusciva a trovarli.
Michael decise che sarebbe rimasto per sempre su Planchentain e che sarebbe andato ogni tanto a trovare i suoi genitori sulla Terra.










Capitolo 6

Il cancro

Passarono tanti anni e le due famiglie invecchiarono felici: gobbi, pieni di rughe, senza denti e con la dentiera.
Il figlio di Spaik purtroppo morì per un incidente d'auto ma sua figlia si sposò ed ebbe due bellissime femminucce gemelle.
I figli di Michael si sposarono entrambi con altrettante gemelle, ma Spaik e Antonella, insieme a Michael e a Flavia, stavano morendo di cancro: una tragedia! Ma all' improvviso gli comparve la Madonna e il giorno dopo, quando dovevano andare a farsi visitare, il dottore restò a bocca aperta; scoprì che erano guariti!
Michael tutto felice si mise a ballare e ancora per tanti anni vissero felici e contenti.

Raffaella Calabrò









Il mostro delle grotte
DI Giulia Calafiore

Capitolo 1
In montagna, in una casetta di legno, viveva un mostro che si alzava ogni mattina, faceva merenda, si guardava allo specchio e cantava. Poi usciva di casa e andava nel suo giardino pieno di fiori profumati e di tanti colori, se vedeva qualche animaletto lo cacciava subito, se c'era qualche bambino che raccoglieva i suoi fiori subito si innervosiva tantissimo.
Il mostro faceva di quelle magie diaboliche; per esempio trasformava gli uccelli in leoni che si mangiavano i coniglietti e i gattini che vedevano mentre lui rideva. Era davvero cattivo!
Una mattina, il mostro diventò bravo e coraggioso. Decise di non fare del mare agli altri perché durante la notte un folletto gli aveva fatto capire che continuando a fare del male agli altri, sarebbe rimasto solo e non era bello rimanere senza amici e senza famiglia. Allora nel suo orto, da quel giorno, ha accolto tutti i bambini e gli animaletti del bosco, che ora non avevano più paura di lui.
Era diventato buono e anche più felice!

Giulia Calafiore


Un mostro cattivo
Di Roberto Calafiore

In montagna, dentro una casetta di legno, viveva un mostro che ogni la mattina. Quando faceva merenda, si guardava allo specchio e cantava . Poi usciva di casa e andava nel suo giardino pieno di fiori profumati, di tanti colori, se vedeva qualche animaletto lo cacciava subito, se c'era qualche bambino che raccoglieva i suoi fiori, subito si arrabbiava tantissimo e lo scacciava via.
Il mostro faceva tante di quelle magie diaboliche; per esempio trasformava gli uccelli in leoni che si mangiavano i coniglietti e i gattini, tutti lo vedevano e intanto lui rideva.
Ma durante la notte un folletto gli aveva fatto capire che continuando a fare del male agli altri , sarebbe rimasto solo e non era bello rimanere senza famiglia. Così il mostro diventò bravo e coraggioso e decise di non fare del mare agli altri .
    Da allora, nel suo orto, ha accolto tutti i bambini e gli animaletti del bosco che non avevano più paura di lui.


Era sempre un mostro ma era diventato orami davvero buono e pure più felice!

Robero Calafiore









MELINA
La piccola cappellaia

Di Melissa campioni


Vi presento Melina

Un tempo viveva una bambina chiamata Melina, era molto povera e viveva a Rossimburgo, aveva dieci anni, era magra, con i capelli castani e corti e sembrava una guerriera: soffriva di freddo perché passava le notti nelle strade di Rossimburgo a vendere cappelli, anche durante le tempeste, infatti la chiamavano " piccola cappellaia". E nonostante questa sofferenza era sempre serena perché le piaceva molto stare a contatto con la gente.











Capitolo 1

Melina si sentiva sola
Melina si sentiva molto sola e avrebbe voluto qualcuno che le facesse compagnia.
Mentre vendeva i cappelli, ad un certo punto, incontrò una bimba della sua stessa età che comprò uno dei suoi cappelli, tra i più belli, tutto rosa. Questa bambina era magra, bassa, con i capelli lunghi e sembrava un soldato perché stava sempre dritta. Sembrava forte e coraggiosa. Melina, per conoscerla meglio, le fece delle domande e le rispose educatamente e gentilmente. Così Melina la invitò a cenare a casa sua e fu una serata di pizza e divertimento.
Si fece tardi, il sole scappò via e anche la bambina. Erano ormai diventate buone amiche.














Capitolo 3

MELINA E L'ORSO

In una giornata d'inverno, fredda e piovosa, quando gli alberi si spogliarono di foglie, Melina andò nel bosco a fare una passeggiata ma … incontrò un orso! Era enorme e grosso, marrone scuro, tutto peloso e sembrava una balla gigante con occhi, naso e bocca.
Quando l'ha visto ha provato molta paura ed è scappata a nascondersi dietro un cespuglio, poi fortunatamente è riuscita a scappare via.
L'orso rimase lì a guardare se c'era Melina, ma non vide nessuno, andò via anche lui e non ritornò più.
Melina tornò a vendere cappelli con la paura che l'orso potesse tornare, ma con la gioia di averlo sconfitto!

Melissa Campioni


Lily la danzatrice

Di Ilaria Campolo


Capitolo 1


Sofia voleva diventare una danzatrice ma sua madre e suo padre non volevano perché non erano abbastanza ricchi, allora Sofia chiese se poteva andare in Inghilterra per trovare un lavoro e guadagnare soldi.
I genitori acconsentirono e quindi partì. Sofia lavorò per tanti anni a casa di una signora guadagnando tanti soldi. Tornò a casa abbastanza ricca e Sofia poté realizzare il suo sogno: danzare.

Ilaria Campolo



Capitolo 2

LILY E L'ORSO

Un giorno mentre passeggiava con Lily, Sofia incontrò la sua amica Lucia, mentre parlavano Lily scappò nel bosco. Il bosco era buio e con tanti alberi spogli e Lily si perse.
All'improvviso arrivò un orso nero con le unghie affilate, gli occhi rossi e i denti aguzzi che morse Lily alla zampa.
Nel frattempo arrivarono i cacciatori che uccisero l'orso e riportarono Lily dalla sua padrona che la curò con tanto amore.




Capitolo 3

L'amica del cuore

In un pomeriggio soleggiato, con il cielo azzurro e senza nuvole, l'aria era fresca e non c'era vento. Sofia con il suo cane Lily decise di andare a raccogliere i fiori con la sua amica Sara.

Lei aveva gli occhi azzurri, i capelli biondi lunghi e ricci, indossava una gonna nera ed una maglietta rossa e gli stivali neri; era una ragazza dal carattere socievole ed allegro per cui assieme alla amica Sofia trascorsero un felice pomeriggio.


Ilaria Campolo







La valle incantata
di Giada
Di Roberta Carbone


Capitolo 1
Una bimba di nome Giada, che aveva 10 anni, abitava in una casetta vicino al bosco. Una notte, mentre dormiva, sentì dei rumori che provenivano dal bosco, come se qualcuno la chiamasse. Allora, tutta impaurita si recò nella stanza della mamma chiedendole di poter dormire con lei. Quella notte passò velocemente.
La mattina, incuriosita dai rumori della notte, dopo aver fatto colazione, si recò nel del bosco. Camminando camminando, ad un certo punto si trovò davanti a un sentiero a lei sconosciuto, si fermò e incuriosita dal rumore di un ruscello, decise di proseguire fino ad arrivare in un lago meraviglioso dove si sentiva il canto degli uccelli, il rumore dell'acqua che scorreva e il fruscio degli alberi. Rimase senza parole e affascinata da questo lago incantevole, decise di chiamarlo "LA VALLE INCANTATA DI GIADA". Da quel momento quello per Giada era il suo piccolo segreto, e ogni volta che sentiva sola correva verso la sua valle incantata.



Capitolo 2

Giada in pericolo

Giada, come ogni mattina prima di andare a scuola, passava sempre dalla sua valle incantata per andare a salutare i suoi piccoli animaletti: erano cani, gatti e maialini e erano tanto carini, con quella faccina dolce.
Una mattina andò nella valle, vide tutti gli alberi danneggiati e tutti gli animali che scappavano allora si spaventò e gridò "AIUTO, AIUTO". Ad un certo punto, Giada cominciò a scappare e un lupo grande, grosso come un orso e brutto, la inseguiva. Il lupo sembrava volesse mangiarla, era così brutto che gli animali scappavano non per il lupo ma per la sua bruttezza. A quel punto Giada si fermò e gli disse: ma chi sei? Che cosa vuoi dalla mia valle? Il lupo gli rispose che si sentiva solo e che era andato lì per giocare.
Così Giada capì che non era cattivo e gli promise che ogni mattina avrebbe giocato con lui, lì nella valle.
E così, ogni giorno si incontravano per passare una mattinata di giochi assieme, come due buoni amici.

Roberta Carbone    








Di Annarosa Postorino


Vi presento Dragoserpentus
In un fitto bosco, nelle foreste amazzoniche vivevano diverse specie di animali, tutti molto strani. Il più strano di tutti era un animale chiamato Dragoserpentus. Era grande quanto un elefante e viscido come una lucertola. Aveva la testa, il corpo e le ali come un drago, la coda come un serpente, le zampe da dinosauro e le orecchie, gli occhi, il naso e la bocca molto simili a quelle dei cagnolini.









TUTTI AMICI DI DRAGOSERPEN
Di Annachiara Chirico

Capitolo 1


Dragoserpentus Viveva da solo, in una grotta grande e buia, ma solo lui conosceva l'esistenza di un vastissimo e magnifico giardino (simile ad un paradiso terrestre), pieno di fiori colorati, con varietà di alberi quasi inesistenti.

In questo giardino vivevano piccole creature simili a delle fate e a dei maghi bellissimi e simpaticissimi, chiamati magnificis ed erano gli unici amici di Dragoserpentus, perché tutti gli altri strani animali avevano paura di lui, ma ben presto avrebbero fatto amicizia.

Un giorno, uno dei cuccioli di dentosaurus, uno degli strani animali con denti più lunghi di quelli del tricheco, si allontanò dalla sua mamma e per sbaglio si avvicinò alla grotta di Dragoserpentus. Ginok, il cucciolo di dentosaurus, inizialmente vedendolo si spaventò, ma poi Dragoserpentus si mise a giocare con lui e si divertirono molto.
Dopo un po' di ore passate assieme Dragoserpentus chiese a Ginok perche' fosse arrivato lì, Ginok dispiaciuto per essersi perso, ma anche divertito per quello che aveva fatto con Dragoserpentus, gli disse di essersi perso. Dragoserpentus decise così di riaccompagnarlo dalla sua mamma ma senza farsi vedere.

Arrivati nelle vicinanze della casa dragoserpentus si appostò dietro un grandissimo castagno, simile a dieci elefanti e lasciò entrare in casa Ginok che, non vedendo nessuno, tornò dispiaciuto da Dragoserpentus che decise di mostrargli i suoi unici amici e il magnifico giardino-paradiso.
A Ginok piacquero molto i magnificis e si divertì a giocare con loro.










Capitolo 2

La mamma di Ginok

Trascorsero tante ore di gioco e Dragoserpentus decise di riportare Ginok dalla sua mamma. Appena lei li vide assieme diventò molto aggressiva con Dradoserpentus perché credeva che suo figlio fosse in pericolo, ma Ginok spiegò alla madre che non era cattivo, che anzi era buono e socievole e che si era divertito molto a passare la giornata con lui.

La madre, molto sorpresa, chiese a Dragoserpentus perchè se ne stava tutto solo, lui rispose che tutti avevano paura di lui e non voleva spaventarli, così viveva da solo.

La madre di Ginok capì che Dragoserpentus era buono e andò a dire a tutti che Dragoserpentus era un amico.
Perciò da quel giorno tutti capirono che era buono e divennero anche amici suoi.




















Capitolo 3


AGOSERPENTUS E IL PARCO

Un giorno molto allegro, mentre Dragoserpentus osservava tutti i suoi amici della foresta, gli venne una magnifica idea: costruire un enorme parco!
Il giorno dopo volle far conoscere la sua idea a tutti gli abitanti della foresta che ascoltarono Dragoserpentus e, contenti ed entusiasmati, accettarono di aiutarlo.
Un paio di giorni dopo Dragoserpentus aveva già organizzato come costruire il parco nei minimi dettagli. Tutti si misero all'opera, ognuno faceva quello che poteva e che voleva, ad esempio: gli Uccellinis raccoglievano dei legnetti o dei sassolini e li portavano nel luogo dove tutti avevano deciso di costruire il parco, i Fortauris spaccavano i massi in modo da poter costruire edifici all'interno del parco, i Precisis levigavano bene e con precisione i massi etc.
Passò una settimana e tutti erano stanchi e affannati, soprattutto Dragoserpentus.
A metà lavoro gli amici di Dragoserpentus decisero di fargli una festa per ringraziarlo della sua magnifica idea e lui ne fu felice.
Quando tutto il parco fu costruito tutti erano felici. Iniziarono a destinare le varie zone: parte dell'edificio era riservato agli animali più anziani per poter leggere e chiacchierare fra di loro, mentre l'altra parte era riservata alle cucine e ai servizi igienici. Metà parco era occupato dai campi, utilizzati per praticare hobby e l'altra metà adibita a parco giochi per i più piccoli.
E così ognuno di loro ottenne lo spazio che sempre aveva desiderato.







Annachiara Chirico










Il mostro
e la ragazza

di Emilia Di Prima




Vi presento Pachistar


A Los Angeles si sparse la voce di un mostro chiamato Pachistar ed era molto pauroso. Aveva due teste, quattro braccia e quattro piedi, era sdentato, viscido e peloso.

Tutti quando lo vedevano scappavano, però un giorno una ragazza vide piangere il mostro perché non aveva amici.
La ragazza gli disse che ora è una sua amica, si chiama Anna e può andare a trovarla…







Capitolo 1

Porcoscianus
Era un bel giorno di sole quando Pachistar andò da Anna, arrivò a casa sua ma non trovò nessuno, dopo un minuto si ritrovò davanti ad un altro mostro: era altissimo, tutto blu, con le corna dorate.
Pachistar si mise a urlare, poi a correre veloce mentre si chiedeva dove fosse la sua amica.
Fecero il giro di tutto il paese, alla fine si stancarono e piano piano guardandosi meglio e avvicinandosi un po' fecero persino amicizia. Pachistar scoprì così che il mostro blu si chiamava Porcoscianus ed era un antenato dei dinosauri, per questo era molto alto.


Capitolo 2

La scomparsa di Anna
I due mostri si misero a cercare Anna come scoiattoli in cerca di ghiande. Arrivarono , con tanta fatica, in un luogo molto strano tutto viola e argentato, videro un castello con diamanti rosa e si chiedevano chi vivesse là.
Sentirono delle voci e suonarono il campanello, :- hai visto hanno indovinato-, -: ssssssssssssh- risposero con una voce rauca. Pachistar e Porcoscianus, che sentirono la voce di Anna, aprirono la porta e videro un alieno, un avatar e un Zezè, cioè una razza di un drago volante.

L'alieno era simile ad un dinosauro arancione con gli occhi verdi e poteva diventare più grande del solito.
L' avatar era rosa con la coda viola e gli occhi azzurri. Zezè, invece, era proprio tutto del colore dell'arcobaleno e aveva gli occhi rosa.
Videro Anna appesa ad una corda come un salame e sotto c' era un pentolone di salsa.
-Che ci fa Anna là??? Chiesero Pachistar e Porcoscianus e l'alieno, Zezè e l'Avatar risposero in coro:-vogliamo MANGIARLA …. Muaaaahhhhhhhhhhh-
Pachistar:- Come? Mangiarlaaaa?-
I tre risposero che non mangiavano da ben 2300 anni-
-Per la Peppina!!- pensò Porcoscianus e disse:- comunque dateci Anna, a Los Angeles ci sono persone che pesano 194 kg-
Porcoscianus aveva slegato Anna e al suo posto mise un bamboccio. Iniziarono a scappare e appena cucinato il bamboccio l'hanno mangiato senza accorgersi di niente e poi dopo dissero:- Ci hanno fregatiiii...
Intanto loro erano alla meta destinata, nella casa di Anna, la nonna preoccupata chiese ai due mostri se avevano salvato la nipote, :- è sana e vegeta- risposero i mostri. - Grazie mille se non era per voi non so se l' avrei mai più ritrovata, Pachistar e Porcoscianus perché non costruite una casa vicino a noi?- disse la nonna. Porcoscianus chiese a Pachistar se era d'accordo e lui acconsentì, per Pachistar l'idea era ottima!
E così fecero e ancora oggi vivono assieme felici e contenti e chissà ancora per quanto tempo.
Emilia Di Prima





La trasformazione
Di Giorgia Foti



Vi presento Erik

In un bosco verde chiaro, grande e piano come un pallone grandissimo, viveva un ragazzo che si chiamava Erik.

Un giorno conobbe una strega brutta e cattiva ….









Capitolo 1

L'incantesimo

Un giorno Erik uscì per prendere un po' d'aria ma incontrò una strega cattiva come un diavolo che gli fece un incantesimo; lui diventò un mostro brutto come uno scorfano, con 12 braccia e 10 gambe pelose come il pelo del gatto, una coda molto lunga , dei denti tutti rotti e gialli come la corolla dei fiori e unghie gialle e brutte. Questo incantesimo durava fino a quando qualcuno non gli dava un bacio.
Un giorno passò di lì una scimmia, lo vide e pensò che era uno scimmione peloso e lo baciò; Erik tornò come sempre però era ancora un po' strano e scoprì che per rompere tutto l'incantesimo doveva essere baciato ancora ma dalla ragazza più bella del paese che si chiamava Samanta.




Capitolo 2
Samanta e il gattino
Erik si trovava per strada quando vide un gattino, bello e delicato come un bicchiere di cristallo, era piccolo e solo. Lo prese e lo portò a casa sua. Parlando con altri amici, scoprì che quel gattino era di Samanta, la ragazza più bella del paese, bella come le stelle.
Un giorno Samanta suonò alla porta di Erik e gli chiese se aveva visto il suo gatto, Erik le chiese se era un gatto molto delicato e bello e Samanta gli disse di sì. Erik glielo restituì e Samanta lo ringraziò tanto e alla fine gli diede un bacio che era il più grande e dolce del mondo. Fu così che il ragazzo diventò di nuovo un ragazzo, la strega morì e si sposarono felici.
Poi i due diventarono milionari da pazzi e si comprarono una reggia grandissima, in cima al mondo, Erik diventò il re di quel paese e sua moglie la regina. Ma Erik, all'improvviso, diventò di nuovo un mostro che nessuno voleva vedere ma Samanta non lo lasciò. Dopo un po' di tempo, però, Erik ritornò normale ma dopo poco tempo divenne di nuovo un mostro e così via. Era come un ciclo. Cambiava sempre aspetto finché provarono la tattica del bacio, ma non successe niente. Provarono con la medicina ma non funzionò. Rimasero tutti zitti facendo finta di nulla e col tempo Erik diventò di nuovo Erik, ma non il solito Erik ma molto più alto e più piccolo; col tempo cambiava sempre un po' finché ritrovò la sua misura e non si trasformò mai più.
Giorgia Foti


Un mostro che
cambia aspetto

di Roxana Gangemi

Capitolo 1

In una città viveva uno strano mostro che cambiava sempre il suo aspetto e tutte le volte non si capiva chi fosse.
Il mostro era davvero brutto e un po' più alto di un uomo.
Un giorno diventò un cigno rosso senza ali, un'altra volta altro diventò un alieno con le braccia lunghe un metro che sputava fuoco, ma finalmente un bel giorno fu trasformato in un uomo. Tutti gli volevano bene, si fece tanti amici. Loro, a volte, di notte andavano nella sua stanza per fargli uno scherzo ma lo videro addormentato che cambiava aspetto di continuo , senza rendersene conto, involontariamente. Quella notte si svegliò e vedendo gli amici stupiti, confessò dicendo :- sono la vittima di un esperimento, ma sono buono!- Gli amici impararono ad accettarlo e capirono che anche strano e mostro era un buon amico.






Capitolo 2

UN ESPERIMENTO
PERICOLOSO


L'esperimento di cui il mostro era stato vittima, l'aveva realizzato uno scienziato di chirurgia animale, anche lui mezzo mostro, chiamato Pinzasciocca.
A questo scienziato gli diedero la medaglia d'oro per avere inventato il Mostro Cambia Aspetto. Nessuno aveva ancora visto la creatura, quindi organizzarono una presentazione, appena si aprirono le tende il Cambia Aspetto diventò una formichina bianca, quindi Pinzasciocca fu preso per pazzo e lo portarono in tribunale dove fu denunciato e fu portato per un'ora in carcere. Appena uscì andò a cercare il mostro nella sala dove l'aveva lasciato ma non lo trovò. Ragionò e pensò che forse poteva essersi trasformato in un animale, magari molto piccolo. Quindi Pinza costruì un bracciale che permetteva di scegliere il mostro che si voleva diventare. Così la creatura fu trasformata in un cane che squittiva, con la coda da coniglio e gli occhi ipnotizzati. Era davvero una strana creatura!

Roxana Gangemi




UNO SQUALO AMICO
Di sara Gioè

Capitolo 1

Due amici, Marco e Paola, erano ormai diventati grandi, quando, in un giorno d'estate i loro genitori li riportano a mare, proprio nel tratto di costa dove, tanto tempo prima, avevano conosciuto la loro amica piovra. Allora decisero di andare da lei per vedere come stava. Si tuffano nel mare e andarono nella casa della piovra, ma non c' era lei, ma uno squalo molto grande. Si chiamava Ciccio. Era tutto rosso con i denti blu, la coda verde e gli occhi gialli. Marco e Paola avevano molta paura perchè credevano che lo squalo li mangiasse. Dopo qualche minuto arrivò la piovra che chiese a Marco e Paola di entrare.
La piovra gli spiegò tutta la storia: lo squalo e la piovra erano fidanzati!!!I I bambini non potevano immaginare una cosa del genere. Quando tornarono a casa erano molto felici di aver saputo quella cosa bella.





Capitolo 2

Luca e Matteo
Dopo poco tempo che Marco e Paola tornarono a casa decisero di sposarsi. Nacquero due bimbi di nome Luca e Matteo. Luca era un bimbo con i capelli castani e lisci, molto giocherellone e affettuoso. Matteo era un bambino bravo e buono, con i capelli castani e lisci.
Quando iniziano a camminare da soli Marco e Paola decisero di portarli dai loro amici piovra e squalo. A Luca e Matteo piacque molto il mare e allora accettarono subito. Appena entrati videro una bella porta fatta di conchiglie , il letto era fatto di rocce e la coperta di alghe.
Quando Matteo e Luca entrano ebbero un po' di paura ma poi si divertirono a giocare. Dopo un po' nacque un figlio da squalo e piovra, era uno squalo piccolino di colore rosa e blu ma aveva gli occhi verdi e i suoi piccoli dentini bianchi come la neve. Erano tutti assieme una famiglia felice.

Sara Gioè








Il cane alieno

Di Luigi Gullì


Capitolo 1
    

Una mattina Gion, un ragazzo di 10 anni , mentre va a scuola nota sulla riva del lago una strana luce. Si avvicina per curiosare e nota qualcosa di straordinario, è una navicella spaziale! E' atterrata proprio sul lago, si apre il portellone e scende giù dalle
scale illuminate, una strana creatura, metà cane e metà alieno: ha le antenne al posto delle orecchie, la faccia da scimmia, le zampe da pulcino e il corpo da orso.
Gion non sa se deve avere paura o può avvicinarsi a fare amicizia, quando ad un tratto la strana creatura si avvicina chiamandolo per nome. Il ragazzo incuriosito capisce che il cane alieno lo conosce e apprende che è atterrato sulla Terra per una missione ben precisa: fare diventare i cani del pianeta più buoni. Gion e il cane diventarono amici e iniziarono a parlare con tutti gli altri cani.
Il cane alieno capì che poteva tornare nel pianeta perché i cani terrestri erano già buoni da rendere gli umani felici ma si trovò talmente bene con Gion, che decise di diventare un bellissimo yorkshire di nome Tobia.




Capitolo 2

Gion al parco

Una domenica mattina Gion portò Tobia al parco, mentre giocavano con la palla questa in una buca Tobia corse a prenderla: la palla scomparve. Ma all'improvviso Gion vide che la palla camminava da sola e insieme al suo bravo cucciolo andarono a prenderla, all'improvviso uno strano essere spuntò dalla buca: era un talpacane proveniente dallo stesso paese di Tobia, Cagnolandia. Che iniziò a lottare contro Tobia ma lui non poteva difendersi perché non aveva poteri, quindi fu ferito gravemente.
Gion gli si avvicinò per prenderlo in braccio e coccolarlo ma mentre piangeva, come per miracolo, una lacrima cadde sulla ferita di Tobia guarendolo subito completamente.
Questa magia era stata possibile grazie al talpacane che vedendo l'amore e l'affetto dei due amici decise di farli stare per sempre insieme.











Capitolo 3

Cane o coniglietto?

Gion e Tobia tornarono a casa e cominciarono a giocare, ad un tratto se ne andò la luce e Gion non riuscì a vedere Tobia.
Dopo qualche istante la luce tornò ma lui non c'era, Iniziò così a cercarlo e notò sotto il letto una coda, si abbassò e vide il suo Tobia che si era trasformato in un coniglietto molto carino, grazioso con un nasetto nero a forma di cuore, il codino arruffato tutto bello e colorato, il pelo era rosa e violetto da sembrare un folletto.
Gion non capiva cosa fosse successo ma gli piaceva così tanto da non sapere se "voleva il suo cane alieno" o il nuovo coniglietto!

Luigi Gullì






Sally, un mostro spaventoso

Di Davide Migali

Sally è un mostro molto spaventoso; è un ostro forte, alto e molto robusto. Ha una testa come un elefante, il corpo verde e celeste, una coda lunga; le mani grandi e i piedi molto larghi. Il muso piccolo con denti affilati, ha due grandi corna, quando apre la bocca sputa fuoco. Sally ha due grandi ali per volare; mangia: carne e pesci. Vorrei avere un' armatura di ferro così potrei sconfiggerlo.
Sally arriva in città però essendo un mostro distrugge tutto quello che si ritrova vicino. Arriva la polizia, che cerca di fermarlo ma non ci riesce; la polizia ritenta con una rete grandissima, però con la sua coda appuntita la taglia. Si è salvato !!! Dopo che Saly ha sconfitto la polizia, arriva un robot di nome Ravage, molto forte e fatto di metallo. Comincia il combattimento con Sally che lanciava le macchine da terra; mentre Ravage lo sparava con la mitragliatrice e i missili. infine Sally gli dà un pugno e lo graffia con i suoi artigli, così lo corica. Ma Ravage si rialza e spara ai piedi di Sally con i missili, ma siccome ha una resistenza assurda riesce ad alzarsi. Così Sally dà a Ravage il colpo finale, cioè un colpo di coda che di quanto è appuntita lo taglia a metà e così Ravage muore, mentre Sally vince!!!
Davide Migali

I Cani, amici dei mici

Di Mohammed M'riham

In una grande città, vivevano dei cani con il pelo giallo, due fratelli e una sorella, abbandonati da tutti.
Un giorno incontrarono dei gattini con il pelo arancione e gli insegnarono a sopravvivere in città. In breve tempo diventarono amici per la pelle ma presto un accalappiacani catturò i cani. I gatti seguirono il camioncino al canile e con furbizia liberarono tutti i cani che scapparono liberi ma furono inseguiti e cani e gatti entrarono in un tubo e sfuggirono così agli accalappiacani.
Per stare più al sicuro decisero di fare un viaggio in un altro villaggio e quindi si misero in viaggio ma incontrarono molti ostacoli. In una foresta decisero di restare per la notte ma all' improvviso sentirono dei rumori si guardarono attorno e videro dei lupi affamati che ululavano. I gatti ei cani cominciarono a correre poi caddero in una discesa ripida ma degli alberi sotto di loro gli salvarono la vita. I gatti e i cani saltarono ma davanti a loro apparve un laghetto, ci caddero dentro e bevvero tanta acqua. Poi seguirono il sentiero e trovarono il villaggio.
Nel villaggio una persona prese i gatti e i cani e gli fecce una cuccia, gli diede da mangiare e da bere . il ragazzo si chiamava Federico e amava gli animali aveva dei capelli neri e gli occhi castani ed era gentile con tutti, portava i gatti e i cani a passeggio e gli dava la buona notte. I gatti e i cani erano felici di stare con lui e continuò cosi per sempre.     
Mohammed M'riham

Una ragazza
di nome Jasmine
Di Cristina Rappoccio


Vi presento Jasmine


Nella città di Bozar viveva una ragazza di nome Jasmine che aveva lunghi capelli biondi e gli occhi azzurri come il cielo.

Abitava in un castello TUTTO rosa con finestre che brillavano, tutto intorno a lei era bello, ma solo il castello di fronte era brutto e nero, con finestre scure tutte sporche e ci viveva un mostro con gli occhi neri come il carbone, aveva 6 braccia, 13 gambe ed era davvero bruttissimo…








Jasmine e il mostro

Sembrava un giorno come tanti, nella città di Bozar, quando il mostro che viveva proprio lì, rapì Jasmine, una ragazza molto carina che viveva nella stessa città.
Quel mostro voleva che tutto diventasse nero e brutto come il suo castello, anche la casa rosa e bella di Jasmine. Così la rinchiuse in una stanza buia, senza finestre e lei iniziò a piangere disperata. Per giorni rimase così, sola e al buio.
Finalmente arrivò un ragazzo suo amico che dopo averla cercata per giorni riuscì a capire dove era stata rinchiusa e si presentò per sfidare il mostro e salvarla. Dopo ore di lotta riuscì ad ucciderlo e a liberare Jasmine. Si poteva ritornare alla vita serena di sempre.
Tra i due ragazzi l'amicizia divenne ancora più forte. Un giorno si rincontrarono al fiume, il più colorato della città, aveva pesci di tutti colori, alghe grandi di un verde brillante così che il fiume sembrava brillare. I due ragazzi parlarono un po' e poi entrarono nel bosco vicino. Ma anche lì c'era un mostro: era spaventoso ma un po' strano come mostro, infatti era triste perché una ragazza gli aveva portato via il suo migliore amico. Mentre raccontava ai ragazzi che lo avevo portato da qualche parte lontano da lui, si sentirono dei rumori, si girarono e… era il suo amico che era riuscito a scappare ed era ritornato! Anche lui era un mostro: aveva tre teste, ventitre gambe ma era anche molto dolce.





I due mostri, dopo essersi riabbracciati, parlarono con i due ragazzi. Jasmine gli dissi che per farsi altri amici devono far capire che, nonostante l'aspetto, sanno essere buoni. Jasmine li invitò ad aiutare gli altri e a chiedergli se vogliono diventare loro amici, senza però costringerli.
Hanno seguito il consiglio e oggi hanno davvero un sacco di amici.
Finalmente i due mostri non si sentivano più soli!

Cristina Rappoccio



















LA CARICA DEI MOSTRI
Di Carlo Romeo

Capitolo 1

Un giorno, un mostro di nome Valdemor entra in una città dove vive una razza di nome Harrost. Non conosceva nessuno e doveva fare tutto da solo.
Il suo primo giorno di lavoro è stato bruttissimo: lo ingiuriavano e lo prendevano a pugni perché era di un'altra razza. Tutti i giorni sempre la solita storia fino a quando è andato a chiamare un suo amico che trasmetteva pace a tutti quelli che incontrava, pure agli uomini cattivi. Questi arrivò in città e parlò con tutti i cittadini e gli fece capire l'importanza della diversità, del rispetto di tutti, anche se diversi e di un'altra razza, insomma della pace.
Così Valdemor, da allora, fu rispettato!











Capitolo 2

LA "PACE"

Passò un po' di tempo ma i mostri, che fecero finta di fare i bravi, si arrabbiarono per l'arrivo di quello straniero che parlava di pace e un giorno picchiarono forte Valdemor. Lui si arrabbiò tantissimo e andò a chiamare i suoi amici del cuore che però non erano certo come Alper, l'amico che trasmetteva pace a tutti. Erano crudeli e aggressivi e tutti si univano per difendere uno di loro fino a rischiare la vita. Si chiamano Infern, Plus, Svm che significa super velocità massima, Bestial e Uomo Gigante.
Valdermor li portò nella sua città, Reggio Calabria, in Italia. Loro prepararono una lotta mortale alle ore 16,30 nella piazza più grande. Tutta la gente di Reggio scappò in altre città vicine per paura. La lotta incominciò puntuale; tutti lottavano per difendere l'amico e l'orgoglio e a questo punto Uomo Gigante schiacciò tutti i nemici.
La squadra di Valdemor conquistò Reggio e la città dove vivevano gli Harrost.










Capitolo 3

I NEMICI

Un pomeriggio d'estate Valdemor fu incoronato re della città, chiamata ora Valden Calabr, in memoria di Reggio Calabria, la città conquistata: era bellissima, con grattaceli altissimi e tanti castelli e, inoltre, un'isola da ammirare.
Tutti però sapevano che i mostri avrebbero potuto attaccare e fu così; un giorno una nazione di nome U.S.A. li attaccò perché pensavano che erano troppo pericolosi per l'umanità. Erano 2000 contro 1234 e Valdemor, che sapeva che U.S.A. erano molto forti, prese tutte le armi più sofisticate a disposizione. Incominciò la guerra e, come al solito Valdemor uscì vittorioso.














Capitolo 4

LA FINE

Dopo 7 anni di pace, una famiglia di pastori vide avvicinarsi alla città una flotta di guerrieri proveniente da Giove: avvisarono subito il re Valdemor.
Lui, non sapendo cosa fare perché la sua flotta era a riposo, andò a parlare con i nemici chiedendogli se potevano ritornare l'indomani ma i mostri si misero a ridere e conquistarono subito Valden Calab; distrussero tutta la città.
Col tempo ne ricostruirono un'altra a loro vantaggio: era una città molto brutta come i mostri.
Trascorso qualche secolo, venne uno della loro razza che si voleva impossessare del mondo e, quando arrivò, distrusse tutto ma i mostri di questa città riuscirono lo stesso a difenderla così il capo dei alieni cattivi attivò l'autodistruzione del pianeta… e tutti gli abitanti della Terra morirono!
      

Carlo Romeo









La cosa venuta
dallo spazio
Di Valerio Romeo


Capitolo 1

Michael e Anna sono due ragazzi molto dispettosi che adorano fare scherzi a tutti.
Una notte videro una strana luce venire dalla montagna; presero la bici e andarono a vedere cosa fosse. Arrivati sul posto capirono che era una meteorite, all'interno c'era una strana palla molliccia rosa, la presero e ritornarono a casa. Quella palla era in realtà una strana creatura che si faceva capire e raccontò loro che si chiamava Stich, era venuta dallo spazio in cerca di cibo, qualsiasi persona o animale si avvicinasse veniva risucchiata e lei diventava sempre più grande. Ne parlarono con i grandi e alcuni scienziati vennero a casa loro a prenderla per studiarla. E poi era pericoloso tenerla in casa. La palla risucchiava tutto facendo tante vittime. Non c'era nessuna arma che potesse distruggerla, ci furono tanti tentativi ma solo dopo tanto tempo scoprirono la sola cosa che potesse distruggerla. Era il freddo glaciale!
Così, grazie a certi elementi chimici, costruirono un'arma che distrusse la creatura.

Capitolo 2

Il ritorno

Dopo 10 anni la palla Stich resuscitò.
I due scienziati che la stavano studiando la bombardarono con raggi gamma ma per loro sfortuna in realtà aiutarono Stich a ricrescere più forte di prima!
Stich, dopo aver risucchiato i loro corpi, scappò dal laboratorio e cominciò ad andare in giro per la città in cerca di nuove vittime per diventare sempre più grande. In poco tempo diventò enorme, distruggendo tutto ciò che incontrava.
I militari cercarono uno stratagemma per farlo salire a bordo di un missile così da spedirlo nello spazio lontano.
Alla fine ci riuscirono e ritorno così la pace sulla Terra..














NON ERA FINITA!

Tutti credevano che era finita, invece, sulla montagna dentro una grande e buia caverna, Jeack e Sammy, due giovani ricercatori,di 20 anni trovarono un pezzetto di Stich; incuriositi lo presero e lo portarono a Tukson, la loro città.
Stich dentro il laboratorio era racchiuso dentro un contenitore di vetro. Nella notte, una lieve scossa di terremoto fece cadere il contenitore che si frantumò, Stich era libero!
Cominciò a distruggere tutto diventando un grosso e viscido essere gelatinoso. Intanto Jaeck e Sammy, i due ragazzi, avevano scoperto un antidoto composto da vari componenti chimici per distruggere Stich ma per farlo dovevano ficcarglielo dentro il suo corpo gelatinoso. Per fare tutto ciò usarono un missile, nel suo interno vi era messo l'antidoto. Sparandolo al centro del corpo di Stich, lo fece scoppiare e il suo corpo diventò una cascata di fiocchi di neve.

Valerio Romeo








Ben e l'Omnitrix
L'invasione aliena

Di Ernesto Sapienza


Capitolo 1
L' America aveva paura: il professore Lonsh Pardon scoprì che gli alieni stavano arrivando ed erano potenti!
Allora tutte le forze armate dell'America difesero dall'attacco alieno tutti i cittadini facendoli evacuare.
Gli alieni si chiamavano: Alienx, Gelone, Cromoraggio, Eco Eco, Mutante, Omosauro, Pinnaget, Scimpa Ragno, Fangofiammante, Cervellotico. Una dura battaglia li attendeva.
Gli alieni appena arrivati cominciarono ad attaccare; tra spari e armi sofisticate e micidiali vinsero gli alieni.












Capitolo 2

L'ascesa dell'omnitrix

Intanto un bambino di nome BEN venne salvato da Incantatrice che diede a BEN l'omnitrix e gli spiegò la sua funzione.
BEN, contento, salutò Incantatrice e promise che si sarebbero rivisti; incominciò a combattere i nemici sviluppando la potenza dell'omnitrix e portandolo a livelli superiori.
Un giorno incontrò Vilgax e Vulcanus che, distruggendoli, avrebbe avuto il potere completo sull'omnitrix e incominciò una dura battaglia; BEN si trasformò in Gelecofiammante che si moltiplicò e che usò la mossa gelofiamma che li trasformò in pietra, poi si trasformò in Pinnasaurox che li lanciò e li prese in volo uccidendoli.
Così BEN acquistò il potere supremo sull'omnitrix.














Capitolo 3

La distruzione del Supremo

Il Supremo imprigionò tutti gli alieni che incontrava ma poi arrivò Ben che possedeva l' omnitrix mentre il Supremo sapeva volare. Ben si trasformò in Diamante che lanciò diamanti, in 2x2 che gli lanciò un masso, in Bestiale che lo graffiò in faccia, in xlr8 che gli tirò calci a velocità supersonica e in Inferno che gli bruciò il sedere. Il Supremo contrattaccò con pugni super potenti e con un pugno a inferno che si spaccò il setto nasale, e ben si ritrasformò in lui.
Ben però aveva un'arma segreta: aveva un cannone laser di nonno Max e spedì il Supremo sulla Luna.
Ben vinse la guerra e ritornò da Incantatrice dove visse per sempre.

Ernesto Sapienza











NICOLAS IL SENSITIVO
Di Nicoletta Staltari

Capitolo 1

Un giorno, in una casa in periferia di San Francisco, un bimbo di nome Nicolas disse ai genitori che era sensitivo. Se ne era accorto quando aveva 2 anni, a casa di sua nonna, quando si era arrabbiato con sua cugina e aveva pensato cose non gradevoli e poi erano successe davvero.
La mamma e il papà, sentendosi dire quelle cose dal loro figlio si misero a ridere dicendogli di andare a dormire perché era stanco. Il bambino, preso in giro dalla sua famiglia, scappò di casa, uscì dalla finestra per non farsi vedere e si portò dietro vestiti e giubbotti pesanti perché era Febbraio.
Passarono ore e ore e Nicolas era già arrivato molto lontano quando si fece buio; il bimbo sì mise a dormire in una casa vecchia e isolata da tutto; era molto grande questa casa, con 3 bagni, 2 balconi, 8 saloni, 4 cucine, insomma era grandissima!
La notte per Nicolas era trascorsa bene ma alle sette di mattina si mise a piovere, Nicolas scappò da quella casa e verso le dieci di mattina riuscì a trovare un rifugio, in una casa strana con un portone bellissimo e tante torri merlate, sembrava proprio un castello. Nicolas entrò dentro quella casa e vide un salone stupendo con sedie e letti, non era grande ma era lo stesso bellissima.
Nicolas si rifugiò lì per tanto tempo ma a un certo punto sentì dentro uno strano malore come se stesse accadendo qualcosa. Infatti poco dopo udì un frastuono che proveniva dal piano di sopra. Nicolas salì la scale velocemente e arrivato alla prima torre vide uno strano vecchietto grosso, vestito tutto di rosso, Il vecchietto disse al bimbo che era Babbo Natale e che era venuto per dargli il diploma di sensitivo. Nicolas corse verso casa sua e quando arrivò fece vedere ai genitori il diploma e i genitori gli diedero ragione; Nicolas era felice!





















Capitolo 2

La città in pericolo

Un giorno Nicolas si alzò dal letto tutto contento di avere il diploma di sensitivo andò a scuola e fece vedere il diploma alla maestra la quale si mise a ridere e arrabbiata mise in punizione Nicolas. La punizione era quella di pulire tutta la scuola. Il bambino triste, dopo la fine della lezione si mise a pulire. Ma ad un certo punto si sentì strano, aveva avuto una visione che diceva che c'era un mostro all'inizio della città pronto a distruggere tutto.
Nicolas corse ad avvertire il sindaco che come tutti non lo ascoltò mandandolo via. Ma lui era sicuro di se e andò a fermare da solo il mostro. Arrivato all'inizio della città vide il mostro:aveva tre teste e cinque occhi in ognuna di esse, il pelo lungo, folto e nero pieno di pidocchi. Era alto circa due metri con gambe fine e pelose e grosso come una patata, il naso tutto pieno di nei pelosi. Nicolas si avvicinò, con coraggio, e cercò di infilzare il mostro. Quando il mostro si mise a piangere e disse a Nicolas che lui era buono ma si era solo stancato di sentirsi dire brutte cose, Nicolas si impegnò ad aiutarlo per farlo diventare più bello e meno triste. Il mostro lo ringraziò e in cambio gli avrebbe fatto un favore a Nicolas che gli chiese se poteva far credere a tutti che lui era un vero sensitivo. Così Nicolas tornò a casa felice pensando che finalmente tutti gli potessero credere.


Capitolo 3

NICOLAS IL SENSITIVO

Un giorno del mese di Giugno Nicolas si alzò dal letto e decise di uscire per trovarsi un lavoro estivo. Fece colazione, si vestì e corse via per trovare un lavoro.
Per strada vide tutti gli annunci sulla bacheca a Piazza del Popolo; era una bacheca grandissima con tutti gli annunci utili per trovare un lavoro, aiutare degli anziani, comprare una macchina, trovare persone scomparse e anche animali smarriti. Nicolas era molto bravo con i vecchietti infatti di solito li aiutava a portare le buste della spesa, ad attraversare la strada e tanto altro.
Dopo tanto tempo Nicolas trovò un lavoro proprio per stare con i vecchietti. Tornò di corsa a casa e telefonò al numero letto sul foglo dell'annuncio. Rispose un signore con la voce bassa e poco comprensibile che gli disse che poteva andare l'indomani a lavorare da lui, gli diede l'indirizzo e riattaccò. Nicolas il giorno dopo si presentò all'indirizzo dato, bussò alla porta e un signore con gli occhi marroni quasi chiusi, con pochissimo capelli bianchi, con la voce bassa disse: "entra bel bambino e siediti". Nicolas si sedette in una poltrona e ascoltò quello che il vecchietto di nome Eric gli disse. Gli parlò di lui e del suo bisogno d'aiuto. Nicolas gli diede tutta la sua fiducia e anche Eric gliela diede.
Eric era un signore molto simpatico e dopo aver parlato con lui per ore ridendo e scherzando, Nicolas gli disse che lui era un sensitivo e che aveva visto che proprio in quel momento un ladro era nella sua soffitta; corsero su per le scale e arrivati in soffitta videro il ladro che aveva il volto incappucciato e una corda nelle mani. Il ladro legò Eric e gli disse "ora ti strozzo". Nicolas prese una spada che trovò lì in soffitta e incominciò ad avvicinarsi per ucciderlo. Il ladro lo pregò di non ammazzarlo perché in realtà era buono ma Nicolas aveva avuto già a che fare con un mostro che dopo avere stretto un patto con lui lo tradì andandosene. Ma Nicolas ebbe pietà e lo fece fuggire dicendogli di non tornare mai più e riuscì a salvare Eric il quale, dopo quell'esperienza, disse a tutti che Nicolas era sensitivo. Fu così che Nicolas convinse tutti sulle sue capacità di sensitivo e si fece credere da tutti.

Nicoletta Staltari

















L' uomo che uscì dall' inferno

Di Alfonso Zampogna



Capitolo 1

Era un giorno come tanti quando una parte di terra canadese, avvolta in un manto rosso fuoco, si aprì…
I testimoni descrivono questo evento come simile ad una crepa proveniente dal nucleo centrale della terra, ma non si resero subito conto della gravità della situazione che di li a poco da quel varco uscì un mostro! Era tutto rosso, sulla testa aveva delle corna appuntite che mettevano i brividi solo a guardarle, il suo corpo era massiccio e duro come una roccia e aveva una maglietta a maniche corte tutta nera, le gambe erano forti e veloci, spuntava pure una coda appuntita come quella degli scorpioni ma speravo che quella non contenesse veleno. Io non ho mai visto un mostro del genere anzi non ho mai visto mostri in vita mia, ma vi assicuro che per la paura mi tremava anche la testa.
Sembrava che il mostro stesse parlando con qualcuno ma non so dire con chi, di certo la testa era rivolta verso il basso; forse con un diavolo o addirittura con il capo di tutti i diavoli, comunque appena ha smesso di parlare si impossessò di una casa cacciando via le persone che stavano all' interno. Anzi, non le ha cacciate, sono scappate per la paura e ci credo, dovevano essere terrorizzati dopo un incontro del genere.
Il mostro è stato rintanato nella casa rubata per ben 3 giorni, forse stava studiando l' ambiente. Appena uscito si diresse verso New York, mi chiedevo se chiamare la polizia ma se poi non mi credevano? forse era meglio aspettare ancora un po', ma più il demone si avvicinava alla città di New York più io dubitavo se chiamare la polizia o no.
Una volta che il mostro arrivò a Boston non ce la feci più e chiamai le forze armate e dopo una breve conversazione mi chiusero il telefono in faccia credendo che fossi pazzo; come non detto ma ora io che potevo fare? Forse avrei dovuto io prendere l'iniziativa contro il mostro, oppure avrei dovuto fregarmene e lasciare che il mostro prendesse il controllo di altre città se non addirittura di tutto il mondo? Dovevo meditarci un po' ma come potevo? Il mostro avanzava sempre e non sapeva nemmeno che significa la pausa o il sonno. Infatti viaggiava anche a notte fonda ed io ero costretto a seguirlo anche con le occhiaie che mi calavano fino al naso; non dormivo da 2 giorni.
Alle porte di New York col coraggio che mi rimaneva, visto che il resto l'avevo speso per seguirlo ed era stata una vera faticaccia, fisica e mentale, mi misi innanzi al mostro tagliandogli la strada. Allora il demone, che non era neanche stanco dopo quel lungo viaggio che a me sembrava interminabile, mi urlò: "SPOSTATI!!" La mia mente era già scappata in preda al panico ma il mio corpo colmo d'orgoglio rimase immobile, sì, proprio immobile; mi tremavano le gambe come se ci fosse stato un terremoto. Allora il mostro, ancora pieno di energia e forza, mi spinse facendomi fare un volo di ben 7 metri, poi entrò nella città. Io non sapevo che fare ma poi mi venne in mente il negozio di armi che stava lì vicino; quando avevo 2 anni mio padre mi portò proprio in quel negozio, allora corsi immediatamente a comprare un'arma e dopo andai dal mostro e gli sparai; sembrava che gli avessi fatto il solletico, ci mancava solo questo: un diavolo che mangia il piombo! Ma chi è quello? Zeus??!! Per seguirlo ci si deve ammazzare e dopo, quando arriva il tuo momento di gloria, ti beffa come se tu fossi un coniglietto!
Ogni persona che incontrava il mostro scappava e poi si trasferiva; preparava una valigia con tre o quattro vestiti per fare più veloce e scappava da quella maledetta città. Io ero così esausto che diedi un nome al mostro per perdere un po' di tempo e riposarmi, lo chiamai "Inferno"! Intanto lui arrivò nel palazzo del parlamento, io naturalmente lo stavo ancora seguendo come il fesso ma, quando ha saputo che il presidente era alla Casa Bianca, a Washington, aprì le ali che chissà da dove gli erano apparse e prese il volo per andare in quella città; pensandoci è pazzesco, un mostro che quando è a terra sembra uno scorpione che sta per pungere la preda e dopo prende il volo come un piccione. Insomma questo Inferno non si stanca mai di viaggiare ma si stanca chi gli sta appresso!!
Ma questa volta non ero solo io a seguirlo: con me c' erano anche mille soldati pronti ad attaccare, sì ma il mostro non moriva con le armi da fuoco perché lui fino a ora era stato nell' inferno che è pieno di fuoco, infatti i demoni sono immuni al fuoco. Forse serviva l'acqua, comunque quando il mostro si fermò, tutti i soldati hanno cercarono di ucciderlo in tutti i modi: "con acqua, fuoco, elettricità e spade" ma il mostro sembrava stesse facendo una passeggiata ai tropici; infondo ci voleva un bel bagno caldo dopo queste avventure che si potrebbero definire "I nuovi viaggi di Ulisse". Infine il mostro entrò nella Casa Bianca e per la paura, tutti lo lasciavano passare tranne una signora che lanciò un urlo: "AIUTO!!" e poi svenne lasciando una sigaretta accesa per terra. Quando il mostro vide il fumo della sigaretta incominciò a tossire cercando disperatamente di spegnerla ma, una volta spenta, tutti ormai avevano capito il punto debole di Inferno: il fumo! Ed ecco che tutte, ma proprio tutte le persone vicine incominciarono a liberare fumo e gas nell'aria fino a quando il mostro non perse i sensi e tutti si affrettarono a dargli un biglietto di sola andata per il posto da cui era venuto, ovvero l' Inferno! Lo mandarono nel posto in cui il mostro da cui era arrivato, dalla crepa terrestre in Canada e subito dopo avervi lanciato dentro Inferno il varco da cui era arrivato si chiuse rumorosamente: era la fine del mostro che ha portato paura in tutto il mondo.
E io rincominciai a vivere la mia vita facendo una bella vacanza ai tropici e facendo molti bagni caldi dopo l' avventura che è durata 1 mese che però sembrava fosse durata 1 anno!
Ops non mi sono nemmeno presentato mi chiamo Alfonso, Alfonso Zampogna per l' esattezza sono nato a Reggio Calabria e ho 10 anni.



Capitolo 2

IL RITORNO

Ciao, sono sempre io, Alfonso. Dovete sapere che, dopo, un altro mostro attaccò, ma non più l' America ma il Brasile, proprio nel 2011, una data che ricorderò sempre, la data in cui un altro diavolo attaccò la terra ferma, ma questa volta non era Inferno, il mostro dell'ultima volta, questa volta era un altro mostro che ho chiamato "Fango Fiammante" perché quando è arrivato si trovò nel fango rosso fuoco e perché quando vola si infuoca subito.

Appena salito dal centro della Terra in superficie, disse: "ora vado in hotel e farò vedere a quel fallito di Inferno, il mostro di prima, di cosa sono capace io, tutti si spaventeranno di me e mi staranno lontani. Certo, non mi facevo mai la doccia!", e poi incominciò a cantare una terribile canzone:
Molte persone volevano scappar,
poi arrivai io Fango Fiammante e li feci spaventar.
Tanti regni io voglio conquistar,
e tanta gente far spaventar,
poi arrivai a Hollywood e mi stancai a cantar.
Cantando, si avviò verso l' hotel e disse: "casa mia!". Proprio così: in 5 secondi tutte le persone scapparono, chi correva nudo, chi senza pantaloni e qualcuno in asciugamano, l'importante era scappare.
Dopo circa un'oretta tutti erano scappati da Rio De Janeiro e la notizia si sparse fino all' Africa in cui Gheddafi in preda al panico disse:"che ci sia la repubblica". Già, un bel passo avanti per la Libia che però lo uccise comunque. Il mostro si avviò verso i dintorni di Brasilia, la capitale del Brasile, poi decise di andare nel luogo in cui i quattro serpenti più velenosi del mondo si incontravano, in modo tale che potesse parlare con i quattro capi dell' inferno. Dopo circa due ore smise di parlare e si avvio verso Buenos Aires dove vivevo io! Incominciò a camminare ma per fortuna questo mostro a volte si fermava a mangiare qualche cosa, sempre tanta roba e molto piccante ad esempio un panino con salame piccante, la 'nduja, il capicollo piccante, pepe nero e peperoncino. Bleeaaahh… un vero e proprio schifo, però io ne approfittavo per mangiare senza pagare.
Una notte si mise a fare i conti di quello che doveva fare: lui e tutto l' inferno credevano che io, proprio io, avessi rubato la forza del mostro precedente e lui era qui per recuperarla; ecco perché andava nella città in cui vivevo io.
Allora io rubai una macchina da un negozio desolato, ma non una macchina qualunque, era una Lamborghini in modo che potessi arrivare più velocemente a casa.
Era notte quando io ero già molto vicino a casa mia ma all' improvviso vidi una stella cadente che mi stava cadendo addosso, ma proprio addosso. Guardandola meglio non era una stella cadente … assomiglia vagamente a Fango Fiammante … purtroppo era lui! Stava andando verso casa mia, allora accelerai fino ad arrivare a 230 km orari e con la mia cara Lamborghini arrivai a casa in un lampo. A casa il mostro mi cercava e i miei genitori erano nascosti in un angolo, quando il mostro mi vide entrare con una bombola colma di gas acchiappò mio padre da dove era nascosto e disse col suo vocione:" DAMMI LA FORZA DI INFERNO E IO LASCERO' LIBERO TUO PADRE", io gli dissi che non avevo la forza di Inferno ma lui mi rispose: "FINO A QUANDO NON RESTITUIRAI LA FORZA DI INFERNO TUO PADRE RESTERA' CON ME". Dopo quelle parole Fango Fiammante e mio padre sparirono; era ritornato nell' inferno.
Allora mi informai subito e in una notte lessi dieci libri sull' inferno ma la notizia più importante era quella che spiegava come Ermes, il messaggero degli Dei, entrava e usciva dall' Inferno: dovevo recuperare una collana fatta di fiamme nel posto indicato, ma qual'era? E pensai fino all' alba quando rivedendo le ultime due tappe In Giappone, a Tokio e in America, a Los Angeles che corrispondevano a due parti molto lontane del mondo, una a est e l' altra a ovest, capì che dovevo andare al centro della terra per gli Dei però che se non mi sbaglio era in Grecia, precisamente ad Atene, nel tempio di Zeus dove si trovava il centro della Terra.
Allora partì per la Grecia cinque giorni dopo, con l'aereo che portava proprio ad Atene e dopo 8 lunghe ore atterrammo nell' aeroporto di nome Alessandro Magno, già ci voleva una bella ripassatina in storia.
Arrivato nel tempio di Zeus mi resi conto che la fiammella si trovava sotto l' oracolo che pesava ben 5 tonnellate; dovevo per forza scavare una buca ma come potevo in mezzo a tutti quei turisti, perciò tornai di notte e dopo tanto, ma tanto, ma tanto lavoro con la pala, vidi qualcosa che risplendeva nel buio: era la collana appena trovata! Così uscì dalla fossa che avevo scavato per prenderla e mi ritrovai davanti a un drago con tre teste che faceva più paura di Fango Fiammante e Inferno uniti assieme. Fortunatamente ero nel tempio di Zeus dove armi ce n'erano tante perciò impugnai una spada e pregai ma, il tempo di dire una parola, il drago mi incenerì il fondo schiena come fosse uno spiedino alla brace! Io lanciai la spada per il dolore che con grandissima fortuna si conficcò nella gola del drago che morì, per un pelo non mi inceneriva tutto, non solo il sedere.
Dopo 5 secondi la porta degli inferi s'aprì e io, con il coraggio che basta, entrai da quella porta. Dentro vi trovai tre uomini vestiti di nero che mi dissero: "vattene, questo non è il tuo posto!" ma se volevo rivedere mio padre dovevo andare avanti perciò ho dovuto dire una bugia:" sono qui per ridarvi la forza di Inferno". Allora mi portarono all'entrata dell'inferno, era tutto bruttissimo la gente era costretta a lavorare per i diavoli e se non lavoravi venivi frustato fino alla morte; c'erano crepe colme di lava dappertutto, era un posto ostile, la terra era nera con sfumature di viola scuro, il rosso fuoco si notava ovunque ma quando scollai gli occhi da quell'orribile posto mi trovai innanzi al castello più pauroso di tutta la mia vita: era fatto di mattoni neri con finestre da cui usciva una luce rossa abbagliante, era altissimo e più ti avvicinavi al portone più faceva caldo, il cancello era nero e a seguire una porta rossa e nera che dava i brividi.
Appena mi avvicinai alla porta essa si aprì come nei film dell' orrore. Appena entrato due fenici mi attaccarono e quando stavo per essere disintegrato una persona coperta di nero lì fermò, mi prese e mi chiuse in una stanza: era tutta rossa con un camino colmo di fuoco che faceva uscire un fitto e grigio fumo, le pareti erano un po' screpolate e con qualche crepa, ma la cosa più paurosa era la poltrona di pelle messa al centro della stanza: lì sedeva Satana che si voltò e mi disse: "immagino che tu sia venuto qui per prenderti tuo padre, ma prima mi devi consegnare la forza di Inferno!", io risposi :"prima fammi vedere mio padre!", lui con un movimento di scatto fece apparire mio padre da un oggetto strano, io andai subito ad abbracciarlo poi però Satana allungò la mano su cui io dovevo poggiare la forza di Inferno. Cercai allora di spiegargli che non l'avevo presa ma lui con un altro velocissimo movimento riprese mio padre e fece chiamare le fenici, io presi l' oggetto che conteneva mio padre e scappai con le fenici che mi inseguivano, passai da uno strano corridoio pieno di quadri con i ritratti di personaggi cattivi e immagini in cui trionfa il male ad esempio la raffigurazione di Scilla e Cariddi che mangiano gli uomini o di Dracula che succhia il sangue a un ragazzo che dorme, di Adamo ed Eva che mangiano il frutto proibito, di Attila che con il suo esercito di Unni attacca e uccide, poi mi accorsi che c' era un quadro che rappresentava la parola di Cristo allora il mio cuore mi disse di andare verso quel quadro mentre le fenici mi erano sempre più vicine e prima che mi acchiappassero mi lanciai verso il quadro benefico che in realtà era l' uscita da quell'orribile posto; non mi ritrovai nel luogo in cui ero entrato ma ero a Cannes, in Francia, dove il cielo era rosso fuoco e c'era un terribile acquazzone. A un tratto vidi la sagoma di milioni di diavoli che venivano verso di me, mi girai verso l' alto e fortunatamente vidi l' esercito del bene composto da angeli, arcangeli e fate, tutti coloro che hanno fatto del bene al mondo. Mi trovavo in mezzo alla guerra fra il bene e il male, io però, anche se stanco e affaticato, senza pensare a quello che facevo, andai contro l'armata rossa quando un uomo seduto su un cavallo bianco alzò le braccia e tutto l' esercito maligno sparì! Quell' uomo era Dio; lui non solo mi salvò la vita ma evitò anche la guerra fra bene e male e poi mi fece salire in cielo e una volta lì si tolse la veste bianca. Era giovane e bello, a tutti sembrava che fosse un vecchio con tanto di barba e cappello invece era un giovane benefattore che, come nella favola di Peter Pan, non cresceva mai. Era medio di statura, molto ospitale, infatti mi offrì pane e acqua perché avevo fame e sete, ci voleva proprio qualche cosa buona dopo essere entrato e uscito dall' inferno. Dopo mi ringraziò per aver salvato due volte la Terra, ma in mezzo a tutto quello stupore mi chiesi dov'è mio padre e impaurito più di quanto lo era davanti al padre del male chiesi al Signore:" oh grande Dio, potresti dirmi dove si trova mio padre?" lui rispose:" ma certo Alfonso" e con un gesto mio padre mi apparse accanto, poi il signore mi disse:" ora devi andare non indurti in tentazione e liberati dal male, ci vediamo fra un po' di tempo" e mi ritrovai a casa mia con mio padre.
Passai un bel Weekend in famiglia, prima di andare in America dove mi ero trasferito e dopo aver raccontato la storia ai miei cari, ritornai finalmente a New York, dove mi ero trasferito.

Alfonso Zampogna